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mercoledì 01 dicembre 2021
 
LA TRAGEDIA
 

Bambini annegati in Libia, finisca il tempo di Erode

25/05/2021  La riflessione di don Maurizio Patriciello: «Non abbiate paura di mostrarci le foto dei fratelli e delle sorelle morti a pochi chilometri da casa nostra. Impariamo a inorridire al pensiero che mentre ci abbronziamo sulle spiagge delle nostre belle isole del Sud, sull’altra sponda tantissime “Rachele” piangono i loro figli, annegati e violentati».

Un'immagine distribuita dall'agenzia Ansa e tratta dal profilo Twitter dell'Ong Open Arms mostra il corpo di un neonato col viso schiacciato sulla sabbia di una spiaggia libica. Ci sono altre foto che mostrano un bimbo a braccia spalancate e una donna. Sono scatti realizzati su una spiaggia della Libia e pubblicati da Oscar Campos. I cadaveri sono lì abbandonati da oltre tre giorni, secondo il fondatore dell'Ong Open Arms.
Un'immagine distribuita dall'agenzia Ansa e tratta dal profilo Twitter dell'Ong Open Arms mostra il corpo di un neonato col viso schiacciato sulla sabbia di una spiaggia libica. Ci sono altre foto che mostrano un bimbo a braccia spalancate e una donna. Sono scatti realizzati su una spiaggia della Libia e pubblicati da Oscar Campos. I cadaveri sono lì abbandonati da oltre tre giorni, secondo il fondatore dell'Ong Open Arms.

Ci sono giorni in cui la fiducia negli esseri umani traballa pericolosamente. Accade quando tanti compagni di viaggio di questa mia povera e stupenda umanità, lasciano assottigliare fino a farlo scomparire del tutto, quel  nobilissimo e preziosissimo sentimento che va sotto il nome di pietà. E al suo posto lasciano entrare l’indifferenza prima, il cinismo dopo. È allora che l’uomo, chiunque sia, inizia a scivolare verso abissi infernali. È allora che decide di abbandonare il trono, sul quale da sempre era stato collocato, e accetta di rimpicciolirsi. Sempre di più, sempre di più, sempre di più. Sono un cristiano, so bene di non avere diritto a smarrire la speranza, ma di avere il dovere – questo, si – di rimanere accanto a chi soffre, a chi è stato emarginato, umiliato, derubato, violentato. Confesso: ho paura dell’uomo quando si fa simile alla bestia. Ho paura dell’uomo che continua a fabbricare armi da vendere al migliore acquirente.  

In televisione ci fanno vedere i razzi che partono. All’ora di pranzo, mentre stiamo sorseggiando il caffè o  coccolando il cagnolino. Accade che nemmeno ci badiamo: quel razzo è simile ai fuochi d’artificio che schioppetano nel giorno della festa. Ci fanno vedere da dove parte, quasi mai su chi è caduto, chi ha ucciso, chi ha lasciato mutilato per il resto della vita. Confessiamolo senza ipocrisia: siamo tutti vigliacchi. Incapaci di alzare la voce, di scendere in strada, di interpellare seriamente coloro che abbiamo delegato a governarci. In questa assurda lotta dell’uomo contro l’uomo chi ha la peggio sono sempre i più poveri, e tra i più poveri ci sono loro, i bambini.  Vittime innocenti delle ignavie, delle protervie, delle bramosie umane. Trattati alla stregua delle merci, o forse meno. Su di essi, come belve, si gettano i pedofili con la bava alla bocca, per spremere dalla loro tenera carne qualche sporco piacere sessuale. Su di essi si gettano i trafficanti di organi, gli spilorci,  gli ingordi, i signori della guerra, quelli che non si accontentano mai.

Le immagini che la sabbia della Libia ci sta consegnando dei bambini morti annegati ci faranno vergognare per l’eternità. Certo, perché se è vero che ci sono uomini cattivi, è altrettanto vero che sono quelli che “non furon ribelli. Nè fur fedeli a Dio, ma per sè foro» che consentono ai cattivi di farsi feroci. Permettetemi di dire che sono i peggiori. “La mafia uccide, il silenzio pure“ diceva Peppino Impastato, da quella stessa mafia barbaramente assassinato il 9 maggio del 1978. Il silenzio dei buoni mi spaventa. Mi tornano in mente i versi del libro dell’Apocalisse: « Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo… ma poiché sei tiepido … sto per vomitarti dalla mia bocca». Il Signore detesta i tiepidi, perché  con il loro silenzio, con la loro ignavia permettono agli scaltri di arricchirsi sulla pelle dei poveri. Di ingozzarsi a piacimento, di inzuppare il pane nel sangue innocente dei bambini. Essi non sanno, però, che quel pane non sazia, perché è pane avvelenato, pane velenoso.

Non abbiate paura di mostrarci le foto, i filmati dei fratelli e delle sorelle che annegano a pochi chilometri da casa nostra. Fateci sentire i loro lamenti, i pianti disperati dei piccoli che si aggrappano alle vesti inzuppate delle loro mamme. Smettiamola, una buona volta, di nasconderci dietro il paravento della politica partitica. Ritornaimo a essere uomini. Ritroviamo il sentiero dove  cresce la pietà. Raccogliamo i semi di questa pianta preziosa e benedetta  per gettarli a piene mani nelle nostre campagne, nelle periferie umiliate e malandate, nelle città opulenti e annoiate. Facciamone dono ai nostri ragazzi. Prima che sia tardi, prima che sia tardi.  Facciamo assaporare loro la gioia che si prova nel dare sollievo al povero; nello spezzare il pane con l’affamato, nel versare da bere all’assetato, nel permettere al fratello senzatetto di occupare quella mansarda che da anni non usano più.  Gridiamolo nelle nostre chiese, nelle nostre piazze, nelle aule del Parlamento, dalle pagine dei giornali.

Impariamo a inorridire al pensiero che mentre ci abbronziamo sulle spiagge delle nostre belle isole del  Sud, sull’altra sponda tantissime  “Rachele” piangono i loro figli, annegati e violentati. Ringraziamo Dio per papa Francesco, che non smette di ricordarci che  nei fratelli e sorelle immigrati si nasconde nostro  Signore Gesù Cristo.

 
 
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