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domenica 25 ottobre 2020
 
POLITICA
 

E Matteo travolse D'Alema & C.

30/09/2014  Sull'articolo 18 passa la sua proposta con una maggioranza schiacciante. L'opposizione si divide. Ora la battaglia si sposta in Parlamento.

Una vittoria schiacciante: 130 favorevoli, 20 contrari, 11 astenuti. Qualche concessione (reintegro ampliato anche in caso di licenziamento disciplinare), qualche blando tentativo di mediazione (fallito) con la minoranza. Alla fine Matteo Renzi esce vincitore dalla direzione del Pd dedicata alle riforme del lavoro. In cambio della proposta che porterà in Parlamento, ovvero della sostanziale abolizione di quel che resta dell'articolo 18 (c'erano già passati sopra la Fornero e Monti nel 2012), propone una rete più estesa di ammortizzatore sociali ai precari, la riduzione delle forme contrattuali a tempo determinato e la loro trasformazione in contratti a tutele crescenti, nuovi servizi per l'impiego, licenziamenti economici con indennizzo e senza reintegro (che rimane per i licenziamenti discriminatori).

I delegati del Pd hanno votato quasi in massa per il "dominus" del partito, accettando una proposta politica che non si allontana molto da quella del Nuovo Centrodestra di Alfano e di Berlusconi. L'effetto Renzi, ieri, è stato politicamente devastante. Il premier segretario non soltanto ha spaccato la minoranza politica, ma anche i sindacati. Se Uil e Cgil continuano a minacciare lo sciopero generale, la Cisl ha giudicato la proposta del premier "interessante". Ora la battaglia si sposta al Senato, dove la minoranza di D'Alema e Bersani può contare su numeri più rilevanti. Il partito, da ieri, si è spostato più a destra, non c'è dubbio. Lo dimostrano anche le dichiarazioni che vengono da Berlusconi e dalla stampa di destra. Tra i parlamentari azzurri c'è chi esulta perché finalmente il programma del Cavaliere si realizza dopo vent'anni di sconfitte politiche. E' un paradosso, come dice Massimo Cacciari. Ma è un paradosso vincente. Nella sua relazione finale Renzi ha stupito la platea dichiarandosi pronto a discutere con Cgil, Cisl e Uil sulla legge di rappresentanza sindacale, sulla contrattazione di secondo livello e sul salario minimo. "Sono pronto a convocarli a Palazzo Chigi", ha detto. Bontà sua.

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