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Hassan Wageih di Al-Azhar: "Musulmani e cristiani uniti contro l'estremismo"

29/04/2017  Docente di Linguistica e Scienze politiche, il professor Wageih dell'università del Cairo commenta la visita del Papa. "Il Pontefice ha lanciato un messaggio magnifico: violenza e religione sono incompatibili. Nel nostro Paese gli islamici sono in grande maggioranza moderati. Dietro gli attacchi terroristici c'è una mano straniera che vuole destabilizzarci".

«Papa Francesco è una figura ammirata in tutto il mondo. E siamo davvero onorati che abbia deciso di visitare la nostra terra, in un periodo così critico e difficile per l’Egitto. La sua visita porta con sé un messaggio importante a diversi livelli: certamente, avrà un impatto forte anche sulla lotta al terrorismo». Il professor Hassan Mohamed Wajeih è docente di Linguistica e Scienze politiche all’Università di al-Azhar del Cairo. Impegnato nel dialogo interreligioso, esperto di estremismo religioso, commenta il viaggio di due giorni del Pontefice in Egitto.

 

Professor Wageih, ha avuto la possibilità di incontrare papa Francesco?

«Ancora no, spero di avere l'onore di conoscerlo di persona nel prossimo futuro. Ma ho conosciuto il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso: un grande uomo, ho davvero apprezzato molto parlare con lui».

 

Pensa che la visita del Papa abbia un impatto sulla lotta contro l'estremismo religioso in Egitto?

«L'estremismo religioso è diffuso non solo in Egitto, ma dovunque, e in tutte le confessioni religiose. Va ricordato che la stragrande maggioranza degli egiziani è composta da persone moderate. Mi faccia sottolineare una cosa: quando le nostre forze armate eseguono delle operazioni contro le cellule terroristiche, scovano delle quantità e tipologie di armamenti inimmaginabili, pensati per combattere contro un esercito, non solo per un attacco terroristico. Ciò significa che dietro a questi gruppi c'è una mano straniera, qualche forza che opera perché vuole destabilizzare il nostro Paese. E allora il quadro diventa più complesso: chi è responsabile della logistica di questo gruppi? Lo ribadisco: i musulmani qui sono moderati, siamo vicini ai nostri fratelli cristiani. E sappiamo che dietro le violenze e gli attacchi ai cristiani - come i recenti attentti a due chiese copte - ci sono degli elementi destabilizzanti che operano fuori e dentro l'Egitto. Il Papa nel suo discorso all'università di al-Azhar ha lanciato un messaggio magnifico: la violenza e la religione sono assolutamente incompatibili. Tutte le istituzioni del Paese stanno lottando per sradicare queste forze negative dalla nostra terra. Certamente si tratta di un processo lungo e difficile».

 

E in questo processo l'istruzione dei giovani ha un ruolo fondamentale...

«Certamente. Come Università di al-Azhar stiamo portando avanti delle strategie e dei progetti molto interessanti. Ad esempio, abbiamo creato una rivista rivolta all'infanzia: educare i bambini fin da piccoli a distinguere ciò che è bene e ciò che è male li tiene lontani dalle influenze dei cattivi media e dai messaggi del fanatismo. Inoltre, "Al-Azhar Observer", redatto in otto lingue straniere oltre all'arabo, lavora 24 ore su 24 per monitorare e respingere qualunque discorso estremista, fondamentalista e fanatico. Un'altra iniziativa da ricordare: la "Casa della famiglia", un'istituzione che interagisce con il Governo su temi come l'istruzione, i mezzi di comunicazione, i giovani e la religione. Fondata da al-Azhar e la Chiesa copta ortodossa, è gestita da musulmani e cristiani insieme».

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