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domenica 09 maggio 2021
 
Dal calcio alla fede
 
Credere

Federico Rizzi: «Seguire Dio vale più del successo»

26/11/2020  Nel 2014 Federico Rizzi lascia la carriera per far conoscere Dio agli altri. Poi la nascita di due figlie, gemelle siamesi, mette alla prova la sua fede. Ma lui non molla: «Il Signore è vicino a chi gli è fedele»

«Mi chiudevo in bagno e piangevo. Lasciare il calcio per me è stato il “rinnegare se stessi”, di cui parla il Vangelo». Nel 2014, quando ha appeso gli scarpini al chiodo, Federico Rizzi aveva 33 anni, il numero 23 della Salernitana ben cucito sulle spalle, e altri anni di carriera come calciatore affermato davanti a sé. «Ma quando il cuore ti porta lontano da ciò che dice la testa, allora è tempo di scegliere in maniera matura. Non decidono gli altri per te, scegli proprio tu, anche se non tutti riescono a capire perché smetti di giocare quando sei ancora in forma e diverse squadre ti cercano». Cresciuto a Pieve San Giacomo, in provincia di Cremona, il futuro terzino che in campo si è misurato anche con la Juventus di Alessandro Del Piero e Pavel Nedved, comincia a giocare a calcio in oratorio. Una vita “normale” la sua. «Ricordo ancora i tornei estivi serali in parrocchia, mi piaceva fare gol, capivo che avevo qualche capacità in più degli altri ma la cosa più bella era proprio divertirsi con gli amici. Mio papà era il nostro allenatore, ma non ha mai insistito affinché prendessi la strada del professionismo», dice Federico, che oggi ha 39 anni. Ad avviarlo alla fede cattolica è proprio la famiglia. «Poi però intraprendere una vita spirituale seria è stato difficile. Soprattutto quando giochi in un club professionistico... fra allenamenti e partite, non è facile nemmeno partecipare alla Messa», ammette. «Quasi ti dimentichi dell’esistenza di Dio, tanto sei preso da tutto il resto. Ed è più brutto che essere atei, perché in fondo sai che c’è qualcosa in cui credere ma non riesci a starci dietro». Fino al 2010 Federico milita con successo nel Pizzighettone, nel Mantova in serie B e nella Triestina poi si sposta a Taranto, Trapani e Salerno, dove accumula altrettante soddisfazioni.

UN VIAGGIO NON PREVISTO A MEDJUGORJE

A un certo momento, però, la vita prende una piega inaspettata. «Nel 2011 Claudia, la mia futura moglie, si laureò in Giurisprudenza. Avevo prenotato per lei un bell’orologio costoso ma mi chiese di non farle nessun regalo quanto di accompagnarla a Medjugorje. A essere sincero avrei preferito andare al mare, ma la accontentai. Lo feci solo per lei. Per intenderci, durante il viaggio in pullman gli altri recitavano il Rosario mentre io ascoltavo la musica».

Quell’anno ricorreva il 30° anniversario delle apparizioni. «Arrivati al santuario, Claudia entrò a pregare e io mi misi fuori a bere una birra. C’erano 40 gradi, dopo un’ora entrai in chiesa per chiederle se non fosse ora di rientrare in albergo». La proposta della futura moglie fu spiazzante, ricorda Federico: «Mi disse: “Dopo tutto questo viaggio non preghi neanche un po’?”. Così, con quel senso di superiorità che accompagna chi ha successo e fortuna nella vita, mi sono rivolto a Dio sfrontatamente: “Fammi vedere se esisti”, la mia richiesta». Il giorno dopo, il 24 giugno 2011 ricorda precisamente Federico, Claudia insistette anche perché si confessasse. «Erano passati 15 anni dall’ultima volta, ma feci come mi aveva suggerito. Poi partecipammo alla Messa e al momento dell’Eucaristia vidi una ragazza di 24 anni posseduta, tenuta ferma dai genitori. Nell’andare verso l’altare mi inginocchiai davanti a lei e iniziai a farfugliare un’Ave Maria, per quello che mi ricordavo. Lei cadde al mio fianco. Piangevo come un bambino, tra l’altro nella confusione generale io e Claudia ci eravamo persi di vista. La ritrovai solo dopo mezz’ora e fu lei stessa a ricordarmi: “Hai chiesto una prova al Signore…”. In quel momento capii che il male esiste ma con la preghiera si può vincere». Da Medjugorje Federico non torna “esaltato” ma pieno di domande. «Cominciai un percorso di fede con mia moglie, accompagnati da alcuni sacerdoti. Giocai ancora altri tre anni ma ormai per me il calcio era come morto, la piramide dei valori si era ribaltata: non mi interessava più avere la macchina bella, uscire a cena o leggere i commenti sulla Gazzetta dello Sport… Iniziai a chiedere ai dirigenti che per le trasferte cercassero hotel vicini alle chiese in cui poter andare a Messa».

UN’AGENZIA PER PELLEGRINI

  

Nel cuore e nell’animo di Federico si fa largo la chiamata. «Nel 2014 decisi di lasciare il calcio professionistico e di aprire con mia moglie un’agenzia di viaggi spirituali, Viaggiando con gioia. Attraverso i miei stati d’animo, il Signore mi indicò che quella era la via giusta. Ho pregato tanto e ho sentito il desiderio di portare avanti questo progetto». Dalla famiglia di origine al procuratore, le perplessità sulla scelta di Federico certo non mancarono. «Il Signore però non pretende da noi il successo, ma che gli siamo fedeli», continua l’ex calciatore. Il primo viaggio Federico e Claudia lo organizzano ad Assisi. «Alcune persone confessarono difficili trascorsi personali, capii che per me non si trattava di un lavoro ma di una missione. Siamo partiti con un viaggio al mese, oggi ne organizziamo 70 all’anno, da Lourdes a Santiago di Compostela passando per l’Armenia. Il Signore mi ha spalancato le sue porte», osserva soddisfatto Federico.

GIOIE E DOLORI IN FAMIGLIA

L’incredibile parabola esistenziale di Rizzi passa anche attraverso il desiderio di diventare genitore. Oggi Federico e Claudia hanno tre bambine – Maria, 4 anni, ed Evelina ed Elisabetta, di 3 – ma non è stato facile. «Maria è arrivata dopo quattro anni di ricerca. Evelina ed Elisabetta – entrambe si chiamano anche Rita, in omaggio alla santa dell’impossibile – sono nate siamesi. Ci avevano fatto capire che abortire sarebbe stato più facile e che avremmo poi potuto avere altri figli. Non avessimo avuto un briciolo di fede non avremmo affrontato la gravidanza. O comunque credo che ci saremmo separati, nei cinque mesi in cui le bambine sono rimaste ricoverate, io e mia moglie ci incrociavamo solo in ospedale: ci alternavamo, una stava con Maria, l’altro con le gemelle. Il Signore però ci è stato vicino e noi gli siamo stati fedeli. Non dipende da Lui se si muore o si vive, ma solo con Lui si può accettare quel che succede». Ad aiutare Federico e la moglie in quei tempi difficilissimi fu vicinanza di tanti parenti e amici, fra cui don Primo e don Paolo, due sacerdoti che li presero per mano accompagnandoli anche nella preghiera. Ricorda ancora Federico: «Subito dopo la visita in cui ci venne annunciata la patologia delle piccole, don Primo ci disse: “Questo è il momento di credere”».

UN’OPERAZIONE COMPLESSA

  

Seguite con competenza e dedizione all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, le piccole vengono operate nel 2018, a cinque mesi dalla nascita. Un intervento che ha avuto rilevanza internazionale per la complessità della situazione e per il buon esito dell’operazione. «Era il 31 gennaio, san Giovanni Bosco. In sala operatoria venti medici hanno dato il meglio di loro stessi. A vegliare sulla culla delle bimbe per tante settimane è stata una reliquia di Padre Pio, una parte di una garza del costato del frate, donataci da una sua figlia spirituale».

LA FORZA DELLA PREGHIERA

Riprende Federico, con la gratitudine di chi sa di essere stato sempre accompagnato da Dio: «Prima di operare, i medici si fecero benedire le mani da don Paolo, non sapevamo come sarebbe andata a finire. Con i nostri genitori siamo stati tutto il giorno nella cappellina dell’ospedale, pregando davanti al tabernacolo. Spiritualmente non siamo mai stati soli e poi è stata come una seconda nascita. Nella nostra vita e in quella delle nostre figlie ci sono lo zampino di Maria e di Gesù: diremo a Evelina e a Elisabetta di tenere cara la vita perché il Signore ha fatto per loro una cosa meravigliosa». Oggi i Rizzi vivono a San Bassano, sempre nel Cremonese. Oltre all’agenzia di viaggi e pellegrinaggi, nel 2017 Federico e Claudia hanno dato vita anche alla onlus Pellegrini con gioia, che durante la prima fase della pandemia ha sostenuto con pacchi alimentari cento famiglie del territorio. Federico oggi guarda alla vita con gratitudine, generosità e speranza: «La vocazione, mi ha detto un sacerdote, la scopri seguendo il Vangelo. Anzi, è la vita secondo il Vangelo. Non c’è guida spirituale che te lo possa dire, ciascuno deve capire da sé qual è la propria strada. Per me è la famiglia: noi non siamo nessuno per spiegare perché le nostre bambine siano sane e a casa, però sappiamo di voler ringraziare Dio ogni giorno, con la testimonianza, la preghiera e l’azione». Parola di Federico Rizzi, ex calciatore, uomo di grande fede.

LA FEDE NEL PALLONE: il libro di don Marco D'Agostino

  

Se aveste fede come un calciatore (Edizioni San Paolo) è il libro in cui don Marco D’Agostino racconta come anche nel mondo del calcio professionistico, spesso avvertito lontano dai valori, ci siano storie di profonda fede e spiritualità, proprio come quella di Federico Rizzi. Fra gli altri calciatori di cui si racconta la parabola esistenziale e spirituale, ci sono anche Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter e della nazionale italiana, e Francesco Lamanna, terzino del Novara calcio. Il libro è stato da poco pubblicato dalle Edizioni San Paolo.

Se aveste fede come un calciatore

Marco D'Agostino, che della formazione dei giovani ha fatto la sua "vocazione nella vocazione", ci invita in questo libro originalissimo (e dentro il quale molti ritroveranno cose antiche e nuove) ad affrontare il tema educativo da una prospettiva inedita: quella degli...

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