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mercoledì 19 giugno 2024
 
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Flop referendum e astensione, gli italiani sono da un'altra parte

13/06/2022  Il mancato quorum e la bassissima partecipazione marcano ancor più lo scollamento tra cittadini, politica e istituzioni. E a Palermo la democrazia non vale una partita di calcio vista in poltrona

In attesa di conoscere l'esito dello spoglio sulle Comunali (il Centrodestra sarebbe avanti ma degli exit polls, visti i precedenti, meglio non fidarsi) possiamo ragionare sul flop dei cinque referendum sulla giustizia, la cui affluenza non è andata oltre il 20 per cento (un elettore su cinque) e i dati di partecipazione delle Comunali, assai sconfortanti (un elettore su due non ha votato). Tutto questo ci  porta a parlare di democrazia malata.

Le cause primncipale del flop stanno naturalmente nell’uso indiscriminato del referendum abrogativo, sempre più utilizzato su materie tecniche che dovrebbero essere di pertinenza del Parlamento. L’unica consultazione che ha raggiunto il quorum è stata quella sull’acqua pubblica, nel 2011. Eppure il referendum, nelle intenzioni dei Costituenti, avrebbe dovuto rappresentare un controlimite importante nel sofisticato equilibrio dei poteri della Repubblica (non dobbiamo dimenticare che i primi a sostenerlo furono proprio i cattolici, nel 1974, con il referendum contro la legge sul divorzio). Il suo abuso ha finito per renderlo uno strumento politico come gli altri, buono per una manciata di visibilità politica, come gli ultimi cinque quesiti super tecnici, propugnati senza troppa convinzione persino dagli stessi partiti che li sostenevano. Molto di più ha fatto la nostra stampa, che si è prodigata con pagine e pagine, fiumi di inchiostro e infiniti servizi Tv per analizzare i contenuti dei cinque quesiti. Ma gli italiani evidentemente avevano poca voglia di mettersi i panni dei riformatori giuridici. Forse pensano che per questo ci siano il governo, la Camera, il Senato, le commissioni parlamentari. Forse non hanno nemmeno torto. Ora si attende con fiducia l'esito della riforma del ministro Cartabia, che, superata incolume la bufera dei referendum, dovrebbe essere sottoposta all'approvazione del Senato già da giovedì.

A suggellare lo screditamento della democrazia ci sono i vergognosi fatti di Palermo, indegni di un Paese civile. Che Paese è quello in cui una partita di calcio vale più delle elezioni? Senza alcun preavviso un elevatissimo numero di presidenti di seggio (oltre 90, oltre ad 84 scrutatori) non si sono presentati all’insediamento del seggio o hanno rinunciato all’ultimo momento all’incarico ritardando l’avvio delle operazioni di voto. La diserzione era dovuta alla partita del Palermo per lo spareggio della serie B. La volevano vedere belli comodi in poltrona i signori presidenti, non gli bastava sentirla attraverso una radiolina o sul computer, sul tablet, sul telefonino e i tanti aggeggi su cui ormai è possibile vedere la Tv. Nossignore. Vogliamo mettere il piacere di stare in salotto, con parenti e amici e gridare Forza Palermo? Ai diritti costituzionali, irrorati con il sangue della Resistenza, si è preferita una partita di calcio. Roba da Repubblica delle banane. Una vergogna che una città tormentata e coraggiosa come Palermo, una città in cui la politica spesso costa la vita, proprio non meritava.

 
 
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