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Monsignor Pizzaballa: «E' triste vedere la tensione nelle comunità miste che prima vivevano in pace»

12/05/2021  Nelle città dove arabi ed ebrei convivevano in spirito di collaborazione ora i rapporti si sono deteriorati. Lo afferma il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, che con gli altri capi delle Chiese locali ha firmato una dichiarazione congiunta.«Le destre hanno una loro agenda politica che va contro lo spirito di condivisione della Città Santa, minando la definizione di un accordo futuro tra le due parti»

(Foto Reuters: monsignor Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, durante la celebrazione della messa di Natale nella Chiesa della Natività di Betlemme)

«Siamo profondamente scoraggiati e preoccupati per i recenti episodi di violenza a Gerusalemme Est. Questi fatti, accaduti sia presso la moschea di Al Aqsa che a Sheikh Jarrah, violano la santità del popolo di Gerusalemme e quella di Gerusalemme come Città della Pace. Le azioni che minano la sicurezza dei credenti e la dignità dei cittadini palestinesi soggetti a sfratto sono inaccettabili». Comincia con queste parole la dichiarazione congiunta firmata dai Patriarchi e dai Capi delle Chiese di Gerusalemme, tre giorni fa, sull’ondata di violenze che stanno sconvolgendo la Terra Santa. «Il carattere speciale di Gerusalemme, Città Santa, con l'attuale Status Quo, obbliga tutte le parti a salvaguardare la già delicata situazione nella Città Santa di Gerusalemme. La crescente tensione, sostenuta principalmente da gruppi radicali di destra, mette in pericolo la già fragile realtà all’interno e intorno a Gerusalemme».

Tra i firmatari c'è il patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Pierbattista Pizzaballa, 56 anni, francescano, in precedenza custode di Terra Santa. Il Patriarca ha ripreso, confermato e rafforzato la presa di posizione dei capi delle Chiese affermando in una nota che «la violenza usata contro i fedeli mina la loro sicurezza e il loro diritto di avere accesso ai Luoghi Santi e di pregare liberamente. Lo sgombero forzato dei palestinesi dalle loro case a Sheikh Jarrah è un'altra inaccettabile violazione dei diritti umani fondamentali, quello del diritto a una casa. È una questione di giustizia per gli abitanti della città vivere, pregare e lavorare, ciascuno secondo la propria dignità; una dignità conferita all'umanità da Dio stesso».

Sulla situazione di Sheikh Jarrah - il quartiere di Gerusalemme est dove alcune famiglie palestinesi sono state raggiunte da ordini di sfratto - il Patriarcato fa eco alle parole dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani secondo cui lo stato di diritto viene "applicato in modo intrinsecamente discriminatorio". «L’episodio in questione non riguarda una controversia immobiliare tra privati. È piuttosto un tentativo ispirato da un'ideologia estremista che nega il diritto di esistere a chi abita nella propria casa».

Parole dure, chiarissime, quelle del Patriarca che, raggiunto al telefono a Gerusalemme, racconta come sta vivendo questi giorni bui: «Ora che avevamo superato la pandemia e avevamo cominciato la fase post-Covid, siamo ripiombati in nuovi problemi e tensioni. È un momento complicato anche per le comunità cristiane. Lunedì scorso è stata una giornata molto difficile e pesante. Ora a Gerusalemme la situazione si è calmata. La tensione a livello di violenze si è trasferita tra Gaza e la zona sud di Israele. Parlando con la nostra gente ho percepito tanta paura, soprattutto a Gaza, dove la scuole delle suore del Rosario è stata leggermente colpita dai bombardamenti. C’è molta tensione nella popolazione: da anni non si verificavano scontri del genere. A Gerusalemme, anche se non ci sono violenze in corso, si avverte tanta rabbia tra la gente. Tutto viene vissuto in maniera molto intensa, con emozioni molto forti. In città come Tel Aviv, Jaffa, Lod, Ramle, Haifa ci sono forti tensioni, soprattutto nelle comunità miste, dove arabi ed ebrei vivono insieme e dove in condizioni normali i rapporti fra fedeli di religioni diverse sono buoni, sereni, di collaborazione e condivisione».

Gerusalemme è un tema estremamente delicato, sentito. «Il problema degli sfratti va avanti da anni. La scelta della tempistica ora è un po’ sospetta: il mese del Ramadan, le elezioni in Palestina (rinviate) e quelle in Israele… Si ha l’impressione che siano questioni giuridiche usate in modo politico. Anche se qui, va sottolineato, tutto diventa politica». E aggiunge: «E’ chiaro che le destre hanno una loro agenda politica, che va contro lo spirito di condivisione della Città Santa e lo status quo garanzia di un equilibro fra le comunità politiche e religiose, minando così le basi per un accordo fra le due parti su un futuro possibile per Gerusalemme». Un accordo che il Patriarca ritiene non solo possibile, ma necessario: «Dobbiamo crederci e dobbiamo lavorare per questo fine, anche se ci vorrà tanto tempo».  E il ruolo della comunità internazionale? «Qui è irrilevante, non esiste», taglia corto monsignor Pizzaballa.

«Paura e sofferenza accomunano palestinesi e israeliani». Padre Rafic Nahra, egiziano, vicario patriarcale per i cattolici di lingua ebraica del Vicariato di San Giacomo in Israele, racconta all’agenzia di informazione Sir come vivono le comunità ebreofone. «L’escalation di violenza e morti cui stiamo assistendo è provocata dagli elementi più estremisti delle parti in lotta. Ma c’è tanta gente tra i palestinesi e gli israeliani che vuole vivere in pace e in buone relazioni». E prosegue: «È triste vedere città come Haifa e Ramle, dove arabi e israeliani fino ad oggi hanno mantenuto buone relazioni, cadere preda di tensioni e tumulti. Per quanto ciascuno dei nostri fedeli possa avere una propria posizione in merito a Gerusalemme e alla vicenda delle case contese a Sheikh Jarrah a Gerusalemme est, noi siamo tutti impegnati a pregare per la fine delle ostilità e per la pace e la convivenza». 

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