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lunedì 22 luglio 2024
 
giornata nazionale del dono
 

Donazioni: agli italiani serve una spinta in più, ma sono sulla buona strada

03/10/2023  Il report annuale dell'Istituto italiano della donazione analizza la propensione del nostro Paese alla generosità e alla solidarietà. I dati pubblicati relativi al 2022 indicano una lenta ma positiva ripresa, segno che dopo il periodo pandemico l'Italia torna a sentirsi più altruista

Ce le ricordiamo in molti le grandi raccolte fondi lanciate durante il lockdown: tanto per dirne una, quella realizzata da Chiara Ferragni e Fedez su GoFundMe che in poco più di otto giorni aveva raccolto quasi 4,5 milioni di euro per rafforzare la terapia intensiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano durante l’emergenza sanitaria Covid-19. Era il 2020, la pandemia aveva prima terrorizzato e poi generato, per contrasto, una reazione di solidarietà in tantissimi italiani, che infatti avevano donato numerosi. Ma poi era arrivato il 2021, e un po’ per l’impatto della crisi, un po’ per l’effetto long Covid, l’impegno delle persone verso le tre dimensioni della donazione (di capacità e tempo, economica e biologica) aveva subito un comprensibile calo.

Il 2022, però, si è chiuso con numeri che testimoniano una lenta ma positiva ripresa nei confronti della propensione a donare: a dirlo è la sesta edizione del rapporto annuale “Noi doniamo”, curato dall’Istituto Italiano della Donazione (IID) in collaborazione con CSVnet e pubblicato in occasione del Giorno del Dono,che ricorre il 4 ottobre.  «Un risultato che ci aspettavamo e in cui speravamo», ha commentato il presidente dell’Istituto Italiano della Donazione Stefano Tabò, «anche se quelle che vediamo sono solo le prime luci in fondo ad un tunnel ancora lungo. La sfida è combattere l’astensionismo dal dono e intercettare nuove forme di partecipazione, per coinvolgere sempre più persone a mettersi in gioco ed esprimere concretamente, anche attraverso il dono, il proprio personale contributo».

I risultati più soddisfacenti arrivano dal fronte del volontariato, dove le fasce di giovani e giovanissimi hanno registrato un marcato aumento. Se in generale è cresciuta la quota di coloro che sono impegnati in attività gratuite (l’8,3% dei cittadini, rispetto al 7,3% del 2021), sono proprio i numeri degli adolescenti e dei ragazzi a fare un balzo in avanti, passando da 3,9% al 6,4% (14-17 anni), dall’8,9% al 9,4% (18-19 anni) e dall’8,9% al 9,2% (20-24 anni).

D'altronde, che i giovani abbiano un'attitudine a condividere è dimostrato anche dall’elevata partecipazione ai contest artistici #DonareMiDona e #LiberiDiDonare, dedicati rispettivamente agli istituti scolastici e ai servizi minorili di tutta Italia, i cui vincitori saranno premiati proprio oggi, 4 ottobre, a Palermo, quest’anno eletta (insieme a tutta la Sicilia) Capitale del dono 2023.

Un miglioramento in termini di cifre si riscontra anche nell’ambito delle donazioni biologiche: i donatori di sangue del 2022 sono stati 1.660.227, mentre coloro che hanno donato organi solidi sono stati 1.830. A “macchiare” questo quadro, tuttavia, restano i troppi “no” nelle dichiarazioni di volontà alla donazione depositate nel Sistema informativo trapianti, dove le opposizioni registrate in vita sfiorano il 28%.

Sale, inoltre, il numero di cittadini che affermano di aver donato almeno una volta denaro a un’associazione (12,8% della popolazione con più di 14 anni), con una crescita notevole nelle regioni del Sud e nei comuni fino a 2 mila abitanti. La popolarità di questa attività scarseggia fra i giovani (meno del 6% di loro dà contributi in denaro alle associazioni), ma raggiunge il massimo tra le persone di età compresa fra i 45 e i 74 anni (14%-17%). In aumento anche la donazione media (da 61 euro a 69) e le donazioni informali (ossia che non passano dalle Organizzazioni non profit), mentre proprio le Onp soffrono un calo delle entrate da raccolta fondi (meno 22% rispetto al 2021).

Una timida ripresa dunque, che va incoraggiata per non lasciare che le tre principali cause responsabili del non dono («un orizzonte valoriale individualistico-familistico che genera distacco e indifferenza rispetto a quanto accade agli altri e nella società, una debolezza di immagine delle organizzazioni non profit percepite come scarsamente efficienti e poco affidabili nell’uso che fanno dei fondi raccolti e una percezione di distanza e di scarsa efficacia che si accompagna alla preferenza di molti non donatori per un impegno diretto», secondo le parole del Presidente di Walden Lab Paolo Anselmi) abbiano la meglio e perché, come rilevano le indagini nell’ambito delle neuroscienze, donare rende felici. «Gli stati emotivi di benessere e l’atto di donazione sono strettamente collegati», conferma infatti il segretario generale di IID Cinzia di Stasio illustrando i risultati del report, «perché la donazione produce una risposta di gratificazione negli individui, inducendoli a provare una sensazione di felicità». 

 
 
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