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venerdì 19 aprile 2024
 
Elezioni
 

Il Brasile volta pagina, Lula è il nuovo presidente

30/10/2022  Una campagna elettorale durissima e la vittoria di un soffio. Finisce l'era Bolsonaro. A pesare contro l'ex capo del Paese la sua gestione del covid, la deforestazione e l'aumento della povertà

È Luiz Inácio Lula da Silva il nuovo presidente del Brasile. Eletto al ballottaggio dopo un durissimo testa a testa, il leader del partito dei lavoratori torna alla guida del Paese per la terza volta dopo averlo guidato già dal 2003 al 2011. Allontanatosi dalla politica dopo essere stato arrestato per corruzione, Lula è tornato in campo contro Jair Bolsonaro, leader della destra e presidente uscente. Per tutto il giorno si sono susseguite reciproche accuse tra i due contendenti, l’uno di aver comprato voti, l’altro di aver cercato di evitare che le persone più povere andassero a votare. La Polizia stradale federale, infatti, il cui direttore aveva pubblicamente dichiarato di sostenere Bolsonaro, ha ordinato 514 azioni di ispezione nei confronti degli autobus che trasportavano gli elettori dai quartieri più poveri ai seggi elettorali. Lula ha inutilmente chiesto di prolungare l’apertura dei seggi di due ore per consentire a queste persone di esercotare comunque il loro diritto di voto. Nonostante gli intoppi però, quando sono arrivati i risultati delle regioni tradizionalmente più distanti da Bolsonaro, la valanga di voti ha rovesciato i conteggi dei primi seggi che davano in testa l’ex presidente. Alla fine la competizione si è conclusa con il risultato di 50,8 a favore di Lula contro il 49,2 dell’ex presidente. Contro Bolsonaro hanno giocato l’aumento della povertà, l’incremento dello sfruttamento della foresta amazzonica che, sotto il suo mandato, è stata disboscata come mai in precedenza e la gestione della pandemia che ha lasciato milioni di persone fragili e povere senza copertura sanitaria.

L’elezione di Lula è una buona notizia anche per l’Occidente. Il Brasile di Bolsonaro, infatti, decima potenza mondiale, non aveva mai condannato l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e, anzi, aveva offerto una grande sponda al regime di Putin.

 
 
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