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Lorenzo Fontana: l'allarme "culle vuote" e la ricetta del Governo

14/06/2018  La denatalità secondo gli ultimi dati Istat, aumenta e l'Italia si avvia a diventare un paese per vecchi. Il nuovo Ministro per la famiglia cercherà di fermare questa tendenza. Come? Rendendo gratuiti i nidi e con politiche fiscali favorevoli alla famiglia.

«In questi anni sulla famiglia purtroppo è stato fatto poco», esordisce il neoministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana, 38 anni, veronese, sposato con Emilia Romano, napoletana, da cui ha avuto una figlia, Angelica, che ha due anni. Fontana è esponente di lungo corso della Lega, già europarlamentare e vicepresidente della Camera. «La questione fondamentale è quella demografica. Bisogna partire dalla drammaticità dei numeri. In Italia abbiamo avuto un calo demografico paragonabile alle perdite della Prima guerra mondiale e all’epidemia di spagnola. Abbiamo subito gli effetti di una guerra, anche se non c’è stata la guerra. Ma bisogna tenere conto che il calo demografico provoca un calo economico e anche un aumento del debito pubblico. Ci sarà sempre il problema delle pensioni e della sanità. L’ultimo Documento di programmazione economico-finanziaria del precedente Governo ammette che il calo delle culle è un grave problema. Ne parla anche Carlo Cottarelli, che era stato incaricato dopo Conte e poi si è ritirato, nel suo ultimo libro: il calo demografico crea problemi di tenuta sociale ed economica. Di questo non se ne parla quasi mai a livello di Governo. Se ne parla solo quando escono i dati Istat. Già affrontare la questione è un cambiamento».

Quali provvedimenti ha in mente di adottare per frenare il calo demografico?

«La prima cosa da fare è sostenere la natalità e le famiglie. Si può lavorare in tanti settori. Purtroppo non so ancora di quante risorse economiche disporremo. Ma mi batterò con il ministro dell’Economia Giovanni Tria per fargli capire che dobbiamo fare una battaglia di questo tipo, altrimenti per il Paese non c’è futuro».

Da cosa vorrebbe partire?

«Vorrei abbassare l’Iva sui prodotti per l’infanzia. Un’altra cosa che mi piacerebbe fare è rendere gli asili nido gratuiti. Quello è un punto del programma. Togliere la voce delle spese per gli asili nido comunali dal patto di stabilità, che vincola questi fondi, potrebbe essere la soluzione».

È favorevole al cosiddetto “fattore famiglia”, che prevede vantaggi scali per chi ha più figli?

«Io spero che si possa fare. Se una famiglia ha tanti figli ha delle spese maggiori di chi ne ha meno o di chi non ne ha. Bisogna tenere conto del livello di tassazione per dare un segnale. Il sistema fiscale francese, basato sul cosiddetto quoziente familiare, è certamente un modello. Chiederò di incontrare i rappresentanti e gli esperti francesi per imparare. È una delle cose che dobbiamo assolutamente tentare di portare avanti, anche se la situazione finanziaria richiede cautela a prudenza».

Il suo ministero accorpa due deleghe: la famiglia e la disabilità.

«Per i disabili esiste una questione fondamentale: le persone che hanno un disabilità grave vengono trascurate. Un bambino o un anziano in condizioni di difficoltà e di disabilità devono ricevere una serie di attenzioni importanti che coinvolgono tutto il nucleo familiare. Aiutare queste persone, anche attraverso quelle associazioni che da sempre si occupano di disabilità è fondamentale. Il grado di civiltà di un Paese si misura dall’aiuto e la considerazione che si danno alle persone in difficoltà. È molto importante invertire la rotta da questo punto di vista».

Uno degli assilli maggiori di un genitore è assicurare, dopo la propria morte, un futuro di assistenza e di protezione per il proprio figlio disabile. La legge “Dopo di noi” aveva questo scopo, ma è dotata di scarsi mezzi nanziari.

«Questa legge ha degli aspetti certamente buoni. Verificheremo come è stata applicata e quali sono le cose da migliorare. Ma quella dei figli disabili per i genitori è una delle preoccupazioni più grandi: bisogna fare in modo che questa preoccupazione non ci sia più. Tra i provvedimenti anche in questo caso potremmo togliere dal patto di stabilità tutte le misure a sostegno dei disabili, in particolare quelle che eliminano le barriere architettoniche. Da buon federalista voglio collaborare con gli enti locali sui temi della famiglia e della disabilità».

A 40 anni dalla sua istituzione è ora di rivedere la legge sull’aborto secondo lei?

«Sono contrario all’aborto. E sono favorevole all’obiezione di coscienza da parte dei medici che non si sentono di praticarlo. Credo che in quella legge ci sia una parte sui consultori che è stata poco applicata, per non dire del tutto ignorata. Se riuscissi, attraverso politiche a favore della natalità, a convincere le coppie o le ragazze che vedono difficoltà a portare avanti una gravidanza sarebbe già un grande risultato. Quanto alla revisione della legge, non è nel programma di Governo e credo che non ci sia una maggioranza favorevole a una riforma. Ma se riuscissi a disincentivare l’aborto attraverso le politiche familiari sarebbe già un grosso passo avanti».

Lei è stato criticato per aver detto che quelle gay non sono famiglie…

«Sì, è vero, è stata una critica che mi ha molto amareggiato. Ma quell’affermazione non è mia: in questo momento la legge italiana non prevede l’equiparazione tra le unioni civili e il matrimonio. Inoltre, per me, la famiglia è quella formata da un papà e da una mamma. E un bambino ha diritto ad avere un papà e una mamma».

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