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Il vescovo di Catania: «No alla selezione, i migranti devono sbarcare tutti»

07/11/2022  Monsignor Luigi Renna ha incontrato i superstiti sbarcati dalle navi Ong e invitato coloro che non possono sbarcare a non perdere la speranza: «Ognuno è figlio di Dio. Il regolamento di Dublino va rivisto e l’Europa non deve lasciare sola l’Italia ma non si può aspettare la fine di questo percorso trattenendo le persone a bordo fino a portarle all’esasperazione»

Naufraghi che hanno diritto a sbarcare ed altri che invece vedono la propria possibilità di salvezza allontanarsi rimanendo a bordo delle navi. Ieri sera al porto di Catania, dove sta avvenendo “lo sbarco selettivo” voluto dal governo Meloni, a porgere più di un saluto ai superstiti è stato l’Arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna (nella foto in alto) che ha esortato i naufraghi e gli equipaggi delle Ong a non perdere la speranza. “Ho visto una grande accoglienza da parte dei medici e di tutte le persone impegnate nelle operazioni, però mi sono reso conto anche del grave disagio che stanno vivendo le persone che non sono state autorizzate a raggiungere terra, la forma dello sbarco selettivo non è quella giusta”, dice Monsignor Renna che è arrivato sulla banchina del molo di Levante mentre dalla nave Geo Barents di Medici Senza Frontiere si completavano le operazioni di sbarco di 357 persone.

A bordo, dopo un’evacuazione medica nella notte, ne sono rimaste 214 che si aggiungono ai 35 della Humanity 1 attraccata a Catania sabato notte. Il vescovo ha salutato i migranti rimasti a bordo della nave della Ong tedesca e ha dialogato con il capitano della Humanity 1, Joachim Ebeling: “L’equipaggio sta cercando di rassicurare ognuno di loro e stanno dimostrando un atteggiamento di resistenza perché vogliono che si chiarisca come queste persone siano accolte. Sono fiducioso che il ministero dell’Interno si renda conto di quella che è effettivamente la situazione attuale, perché è vero che l’Italia non può essere lasciata sola, ma ha anche la responsabilità di garantire un porto sicuro”, spiega Renna che tuona su una situazione emergenziale che va avanti da troppi anni: “Ho il timore che negli ultimi anni si sia tenuto nel cassetto questo discorso, mai affrontato da nessun governo, per cui ci troviamo sempre di fronte a una situazione anomala. Il regolamento di Dublino va rivisto, è necessaria un’interlocuzione a livello europeo, ma non si può aspettare la fine di questo percorso lasciando le persone a bordo delle navi e portandole così all’esasperazione. Ognuno di loro non ha avuto quelle condizioni per avere una vita normale, dai loro paesi di provenienza alla detenzione in Libia”.

I migranti bloccati a Catania sulla nave di Medici senza frontiere

Il vescovo definisce gli operatori che stanno operando in queste ore al porto di Catania “con un estremo tratto umano” e con un semplice gesto o un cenno, invita tutti a non perdere la speranza, come quando dalla Humanity 1 un ragazzo sudanese lo invita a pregare per lui. “Aveva un rosario e ha chiesto al nostro vescovo di aiutarlo nella preghiera”, racconta Emiliano Abramo della Comunità di Sant’Egidio, accanto al vescovo al porto di Catania. “La situazione è davvero molto difficile, spero che dai fatti di Catania il governo si renda conto che la strategia della selezione non è quella giusta. Bisogna che ci sia davvero una forma di accoglienza condivisa da tutti i paesi europei, ma non si può aspettare il braccio di ferro con l’Europa tenendo queste persone sospese”.

Al criterio dello sbarco selettivo si è poi aggiunta l’espressione usata dal vicepremier Matteo Salvini di “carico residuale” indirizzato ai naufraghi che secondo il nuovo decreto interministeriale non hanno il diritto a raggiungere terra: “Non si può accettare, per noi sono persone, sono figli di Dio e vanno trattati come tali. Lo chiede la nostra fede e il senso di umanità ascritto nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”.

Il vescovo lascia il porto, per qualche ora, perché tornerà a porgere la sua carezza ai naufraghi: “Ho detto continuare a sperare e che questa sera spero di non trovarli più là perché saranno tutti a terra”, conclude mentre altre due navi Ong, la Rise Above con 90 migranti a bordo e la Ocean Viking con 234 persone aspettano ancora indicazioni a largo di Catania.

 
 
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