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martedì 19 gennaio 2021
 
Jihad
 

Il vescovo di Novara: il cordoglio per i morti di Tunisi

19/03/2015  Il Vescovo insieme alle comunità cristiane della diocesi, e in particolare con la parrocchia di Santa Rita in Novara, desidera unirsi alle tante voci che hanno manifestato il proprio sgomento davanti all’orribile strage avvenuta ieri a Tunisi, che ha coinvolto anche molti nostri connazionali.

Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara (foto Wikimedia Commons)
Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara (foto Wikimedia Commons)

«Affidiamo al Signore Risorto Francesco con tutte le altre vittime. Preghiamo per i feriti perché ritrovino presto la guarigione del corpo e dello spirito. Siamo vicini ai familiari che, lontani dai loro cari, soffrono con loro. Siamo vicini anche alla comunità tunisina così numerosa nel nostro territorio, segnata profondamente da questo atto terroristico».

«Il pesantissimo bilancio delle vittime ci lascia ancora una volta ammutoliti e increduli davanti al continuo e ripetuto disprezzo della vita in nome di un’ideologia fanatica di un gruppo estremista che continua a seminare terrore in tante parti del mondo.
Tra le vittime italiane c’è anche un nostro concittadino, Francesco Caldara. Con lui, anche la signora Sonia Reddi è rimasta ferita».

«Affidiamo al Signore Risorto Francesco con tutte le altre vittime. Preghiamo per i feriti perché ritrovino presto la guarigione del corpo e dello spirito. Siamo vicini ai familiari che, lontani dai loro cari, soffrono con loro. Siamo vicini anche alla comunità tunisina così numerosa nel nostro territorio, segnata profondamente da questo atto terroristico».

«La nostra diocesi desidera, in questo momento drammatico della storia, non chiudere gli occhi, ma come “sentinella che vigila”, invita a non guardare la “notte oscura del male” bensì all’aurora della Pasqua che sorge. La logica della chiusura su se stessi e della vendetta contro la barbarie – lo insegna la storia – non ha mai prodotto nulla di buono. Desideriamo invitare tutti a non lasciarsi coinvolgere in un sentimento di odio e rancore indiscriminato, ma a coltivare sentimenti e a porre gesti di pace, soprattutto nelle parole e nei commenti. Perciò, se alle forze politiche internazionali toccherà il compito di fare scelte commisurate alla gravità della situazione, a tutti i cristiani è invece richiesto l’arduo compito di vivere la logica evangelica dell’amore nelle relazioni quotidiane, eliminando diffidenze o paure immotivate verso gli altri».

Franco Giulio Brambilla
Novara, 19 marzo 2015

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