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martedì 26 gennaio 2021
 
 

Isis, la nuova strategia di Obama

11/11/2014  Più bombe e più uomini sul terreno. La Casa Bianca all'offensiva contro i terroristi. Ma l'obiettivo è l'Iran.

Barack Obama (Reuters).
Barack Obama (Reuters).

Le notizie che si rincorrono sulla sorte dello pseudo-califfo Al Baghdadi (è morto, è vivo, è ferito...) segnalano, anche solo per coincidenza, l'avvio di una nuova strategia militare da parte della Casa Bianca. In parte è l'effetto della sconfitta elettorale subita da Barack Obama nelle elezioni di medio termine: per non trasformare gli ultimi due anni alla Casa Bianca in un lungo calvario politico che azzopperebbe anche il futuro candidato democratico, il Presidente deve mostrare piglio e iniziativa. Nulla di meglio che andare all'offensiva contro l'Isis, il fenomeno più detestato dal mondo intero, America compresa.

Ma non è stata solo la politica interna a spingere Obama a moltiplicare gli sforzi in Iraq fino ad avere oggi sul terreno più di 3.000 "consiglieri militari" che, segreto di Pulcinella, poco consigliano  e molto combattono. Il Medio Oriente, che pare fossilizzato nei suoi conflitti e nei suoi eterni rancori, in realtà è in gran movimento. La Turchia si è montata la testa e cerca di giocare in proprio. L'Egitto, che si sta stabilizzando sotto l'egida dei militari, anche, soprattutto nei confronti di Gaza e del regime di Hamas.

Obama ha sempre saputo che, dal punto di vista militare, prima o poi l'Isis sarebbe andato in crisi. Oggi, per la Casa Bianca, il fronte più delicato e importante non è l' Iraq ma l'Iran. Con gli ayatollah Obama sta trattando per convincerli a rinunciare alla deriva militare del nuleare che con il precedente Presidente, Ahmadinejad, pareva assai probabile. Se riuscisse a trovare un buon accordo con l'Iran, depotenziando la minaccia nucleare prima agitata contro Israele, gli Usa avrebbero una buona carta da giocare nell'infinita e inconcludente trattativa di pace tra palestinesi e israeliani.

Ma per seguire questa pista, Obama deve tranquillizzare le monarchie sunnite del Golfo, in particolare l'Arabia Saudita, già poco allegre per il calo del prezzo del petrolio. Il tranquillante giusto, in questo caso, è proprio la sconfitta militare dell'Isis, cui Obama come si vede sta alacremente lavorando. Che il piano di Obama riesca è nell'interesse di tutta la regione. Anche se, come sempre, non sono pochi quelli che gli tifano contro.

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