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mercoledì 16 ottobre 2019
 
 

Italia e Francia trovano l'intesa su migranti e sbarchi

19/09/2019  L'incontro tra il presidente Macron e il premier Conte segna, dopo mesi di attriti e polemiche, una nuova convergenza sulle redistribuzioni degli arrivi via mare e un impegno comune per raggiungere un accordo a livello europeo. Ma molto resta ancora da fare.

Piena convergenza di visioni sul dossier migranti tra Italia e Francia. In altri termini, c’è l’accordo, almeno a parole, sulla ripartizione automatica degli arrivi  via mare coordinata dalla Commissione europea e sulla penalizzazione finanziaria dei Paesi membri che si rifiutino di farsene carico. E’ quanto emerge dall’incontro avvenuto a Roma tra il presidente  Macron e il premier Conte.

Nella conferenza a margine del bilaterale, il presidente del consiglio ha  dichiarato  di aver avuto “la piena disponibilità del presidente Macron per un meccanismo europeo sugli sbarchi, sulla ridistribuzione e per una gestione efficace dei rimpatri”. Insomma, il nuovo asse Roma-Parigi, ma ad esso potrebbe aderire la stessa Germania,  condivide l’intenzione di  avviare un meccanismo di gestione del fenomeno migratorio, a partire dagli sbarchi, che superi l’approccio emergenziale che ha portato finora a inseguire i singoli casi di arrivi di navi, coi rischi evidenti di calpestare i più elementari principi umanitari e mettere a repentaglio le  stesse vite delle persone soccorse in Mediterraneo.  Si cerca di costruire una “governance strutturata” che rilanci la “solidarietà europea”.  

Se questo sia l’avvio di un percorso politico-diplomatico destinato a portare alla modifica, tanto auspicata dall’Italia, del “Trattato di Dublino”, il quale prevede che i richiedenti asilo restino in carico al Paese nel quale sono stati registrati al loro primo arrivo,  è ancora presto per dirlo.  Una cosa è certa: dopo le tensioni  di questi mesi tra Italia e Francia, culminato lo scorso febbraio con il richiamo dell’ambasciatore francese, il vertice romano a due segna una decisa inversione di rotta, proprio su un terreno, quello delle politiche migratorie,   che aveva visto più volte  scontrarsi i due governi.  

Sull’immigrazione “è essenziale che l’Europa volti pagina” ha precisato il presidente del Consiglio. “Dobbiamo far uscire il tema da una propaganda anche anti-europea. L’Italia non abbassa la guardia contro il traffico di vite umane  e non ritiene che debba essere consentito ai trafficanti di decidere come e quando avere ingresso. Ma abbiamo anche la necessità di gestire il fenomeno migratorio in maniera concreta, pratica”.

Macron s’è detto convinto di un accordo “su un meccanismo europeo di ripartizione dei migranti coordinato dalla Commissione europea, che consenta di garantire all’Italia o a Malta prima dell’arrivo dell’imbarcazione che le persone che arrivano vengano prese in carico”. Ed ha anticipato che “i ministri degli Esteri francese e italiano si incontreranno tra qualche giorno ed amplieranno il dibattito ad altri colleghi europei”.  Proprio il prossimo appuntamento del 23 settembre a La Valletta tra i Ministri degli interni italiano, francese, tedesco, finlandese e maltese sarà il primo attendibile test  per capire se si potranno davvero intraprendere “soluzioni di cooperazione europea efficaci”. E poi quanti Paesi membri aderiranno  alla redistribuzione degli arrivi e in quali quote? Come si comporteranno i Paesi aderenti al Patto di Visegrad da sempre ostili all’accoglienza e che hanno già ribadito il loro “no” alle redistribuzioni?

Macron proprio su questo aspetto s’è detto ancora d’accordo con quanto va proponendo l’Italia:  i due Paesi possono “difendere una posizione comune con la nuova Commissione europea, perché tutti i Paesi partecipino in un modo o nell’altro alla solidarietà europea” negli sforzi di accoglienza dei migranti “oppure vengano penalizzati finanziariamente”. E ha concluso elencando le tre “esigenze” a cui deve rispondere un serio approccio europeo sulla questione: umanità, solidarietà ed efficacia” ed ha sollecitato “una politica più efficace nelle riammissioni nei Paesi di origine laddove i richiedenti non hanno diritto all’asilo”.  

Nei giorni precedenti  la ministra agli Affari europei francese Amélie de Montchalin, a margine del Consiglio Affari generali dell'Ue, proprio sulla stesso tema aveva anticipato le posizioni transalpine osservando: "Il punto non è se si è 'duri o morbidi' nell'affrontare la questione degli sbarchi dei migranti salvati in mare”, ma come ci “si organizza”, rispettando i nostri valori, in modo "efficace" permettendo "uno studio di chi sono quelli che arrivano" e mantenendo un equilibrio tra "responsabilità e solidarietà". Se "non si è efficaci alla fine sono i populisti che vincono".  

Restano sul tappeto, comunque, le grandi questioni ancora aperte, prima tra le quali quella riguardante il destino dei cosiddetti “migranti economici” che non rientrano, cioè, dentro alcun profilo del richiedente asilo.

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