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martedì 16 aprile 2024
 
Stasera in TV
 

Paola Cortellesi, quel film con il trucco da Befana...

04/01/2024  Su Rai 1 stasera il film "La Befana vien di notte", con la nostra "Italiana dell'anno" nei panni della vecchia che dispensa doni ai bambini, ma che di giorno fa la... maestra. La nostra intervista a Paolo Cortellesi quando il film uscì al cinema nel 2019. Ma giù aveva le idee chiare: "La solidarietà verso il mondo femminile è il mio chiodo fisso"

Effetti speciali, avventura, magia: La Befana vien di notte è un film per tutta la famiglia con una Paola Cortellesi che di mestiere fa la maestra in un paesino di montagna, ma la notte, da 500 anni, si trasforma nella Befana. Fino a quando un giocattolaio paranoico (Stefano Fresi) la rapisce per vendicarsi di un torto subito da bambino. 
Felice di interpretare la Befana?
 «Quando mi hanno detto che ero perfetta per quel ruolo, ho vacillato un attimo. Ah, io sarei una Befana?! A parte gli scherzi, sono stata molto contenta, perché si tratta di una tradizione tutta italiana e non era mai stato fatto un film su di lei». 
Com’è stato lavorare con i bambini? 
«Bellissimo, sono loro i veri protagonisti. Mi piace il fatto che, quando la Befana viene rapita, imparano a fare squadra. È un bel messaggio». 
Lei da piccola credeva nella Befana? 
«Io sono di Roma, e lì è una festa molto sentita. Ricordo le bancarelle a piazza Navona, e l’attesa per i doni: era l’ultima tornata di regali delle feste, ancora più gustosi perché poi si doveva tornare a scuola». 
Alla sua bambina Laura che cosa ha detto a proposito del suo ruolo? 
«Lei crede nella Befana, naturalmente, e l’ho anche portata sul set, ma le ho spiegato che mamma ha interpretato un personaggio reale». 
Ha dovuto sottoporsi a lunghe sedute di trucco. Per lei non è una novità viste le sue numerose imitazioni... 
«Per diventare la Befana dovevo stare al trucco quasi cinque ore. E malgrado il silicone tutto il mio viso si muove... In genere le mie sono più parodie che imitazioni, per fortuna non si è mai offeso nessuno, anzi, Franca Leosini mi telefonò per dirmi che si era molto divertita, e da lì è nata un’amicizia, tanto che ha accettato di fare un cameo in Come un gatto in tangenziale».
 

 Come ha festeggiato il Natale? 
«In famiglia. Per me Natale significa trovare il momento per stare insieme con chi ami. Delle feste della mia infanzia ricordo con piacere la Messa di mezzanotte, perché per noi bambini era l’occasione per poter stare alzati fino a tardi». 
Che sensazioni le dà essere diretta da suo marito? 
«Quando dobbiamo discutere sulla sceneggiatura sono proverbiali le nostre litigate, volano metaforicamente i coltelli, ma sul set tutto si appiana». 
Propositi per il nuovo anno? 
«Personalmente, pur programmando bene le cose da fare, non amo fare i propositi. Agli italiani auguro che possano alzare la testa, credere in sé stessi e avere rispetto per gli altri, che si rendano conto che per vivere insieme c’è bisogno di regole. Mi sembra che stiamo diventando tutti molto aggressivi, forse anche a causa di una frequentazione eccessiva dei social. Ecco, mi piacerebbe che si tornasse a vivere in modo più civile, sereno, direi anche allegro».
 Nei suoi film lei ha interpretato delle donne lavoratrici, come l’operaia che viene licenziata perché incinta in Gli ultimi saranno gli ultimi o l’architetto che finge di essere un uomo per poter avere un posto di lavoro all’altezza della sua qualifica in Scusate se esisto!. Crede che siano ancora discriminate in quanto donne? 
«La solidarietà verso il mondo femminile è il mio chiodo fisso. Non abbiamo ancora raggiunto la parità di genere, ci sono ancora discriminazioni salariali». 
Se lei non avesse fatto l’attrice, che lavoro avrebbe voluto fare?
 «Ho iniziato come cantante, ma poi, quando ho dovuto decidere a che genere musicale dedicarmi non sapevo scegliere: mi piaceva tutto, rock, pop, jazz. E così ho scelto il mestiere che mi permette di essere qualsiasi cosa, l’attrice. Però mi sarebbe piaciuto fare l’insegnante: i miei professori migliori erano persone speciali e hanno avuto un ruolo importante nella mia crescita, il loro è un lavoro durissimo e fondamentale».
 

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