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giovedì 11 agosto 2022
 
Spirito e creatività
 
Credere

Marcello Silvestri: «La mia arte al servizio di Dio»

04/08/2022  Marcello Silvestri racconta la Parola con colori e materiali poveri. A guidarlo è la contemplazione della natura ma anche la sensibilità alle inquietudini e alle ingiustizie del nostro tempo

Radici, legni contorti, pezzi di metallo e foglie, corda e paglia sono gli elementi con cui costruisce le sue opere. Intrecciandoli con i colori della terra, le sfumature dell’acqua e del cielo, le mille tonalità di verde del paesaggio che scorge dalla finestre della sua casa sulla collina. «Si chiama Marcello Silvestri e, con Margherita, vivono in mezzo ai prati e sotto gli alberi di una casa a Tarquinia». Lo racconta così don Giosy Cento, prete, musicista e amico. Qui, in provincia di Viterbo, in questa campagna che guarda il mare sono passati numerosi uomini e donne, innamorati dell’arte e della vita nello Spirito. Per un momento di preghiera, per un incontro ecumenico, per dare un’occhiata al laboratorio di un artista che lavora «leggendo il testo sacro e facendogli spazio. È la liturgia del giorno che mi dà l’energia per andare a comporre», dice Silvestri. Così la Parola illumina la cronaca e sulla tela diventa il rosso cupo e le sagome di legni bruciati intitolati Ucraina 2022. O la frase di Paolo «Tre volte naufragato, ho trascorso un giorno e una notte negli abissi marini» (2Corinzi 11,25) ispira Naufragio, una tela quasi monocromatica in cui legno sabbia e gesso, impastati di blu e venati di rosso, sono onde dove galleggiano «occhi aperti, imploranti l’umana pietà prima di essere soffocati dalle acque e dall’oblio di ogni vana coscienza».

L'AMORE PER I COLORI

Marcello ha 77 anni, due figlie, Sara e Paola, tre nipoti. Nella sua vita c’è un filo rosso, a volte ingarbugliato e annodato, a volte teso e diretto, che accompagna le diverse tappe: l’amore per i colori e il disegno. «Vengo da una famiglia contadina, 5 figli, di Castel d’Azzano, in provincia di Verona. Sono del ’45, da bambino ho visto le profonde ferite lasciate dalla Seconda guerra mondiale nei corpi, nei cuori e nelle menti di chi mi era attorno. Ho conosciuto i libri quando erano solo rossi e blu. I colori erano invece nei santini che ci davano al catechismo. Sognavo di diventa prete per avere tante immaginette». Il parroco del paese percepisce la sensibilità spirituale del giovane, il suo interesse per l’arte, e lo accompagna ad Albano, in una casa dove allora c’era un collegio dei Paolini «Ricordo il profumo delle magnolie che entrava in cappella quando c’era l’adorazione. Mi sembrava una carezza di Dio», dice Silvestri.

Lì, racconta, ha imparato tante cose: «Un po’ di educazione e soprattutto a fermarmi davanti alle persone per capire cosa potessero raccontarmi e a leggere la natura, a rispettarla». Era contento, Marcello, che il parroco lo avesse portato a studiare dai Paolini proprio perché «stampavano tante cose a colori». Ha anche la fortuna di conoscere il fondatore, don Giacomo Alberione. Proprio il beato un giorno, cogliendo Marcello intento a disegnare durante una sua meditazione, gli fa una ramanzina che è una sorta di profezia: «Questo lo farai da grande». Studia teologia Marcello, ma al ritorno dalle vacanze, siamo alla fine degli anni ’60, gli viene detto che la sua strada non è il sacerdozio: viene indirizzato alla Repubblica dei Ragazzi di Civitavecchia, “Il Villaggio”, fondata nel 1945 da don Antonio Rivolta della Compagnia di San Paolo, dove abitavano circa 200 tra bambini e adolescenti abbandonati.

LA CURA DELLE RELAZIONI

  

Un’esperienza fondante da vari punti di vista: Marcello entra in contatto con la realtà dell’emarginazione e l’urgenza di una risposta cristiana caritatevole ma non pietistica, che lo spinse a fare i suoi primi dipinti sui temi sociali e lo porta alla meditazione spirituale tramite l’arte; e gli fa incontrare Margherita Roggia, insegnante di lettere e poi psicologa, originaria di Busto Arsizio (Milano), che aveva studiato alla Cattolica di Milano e viveva al Villaggio come assistente volontaria.

È lei che gli fa conoscere il mondo ecumenico e la fondatrice del Sae, Maria Vingiani. Con Margherita mettono su famiglia realizzando una casa che diventa appunto tenda accogliente per tanti. Shalom, pace a chi entra è il benvenuto a chi varca il cancello di ingresso della casa su due piani, circondata da cipressi, mandorli, ulivi. Alimentata con pannelli solari. È qui che Marcello e Margherita continuano a coltivare le relazioni costruite negli anni. «I miei sono rimasti in contatto stretto con un gran numero di ragazzi del Villaggio − ora uomini e anche nonni − come loro figli. Tra l’altro quando noi eravamo piccole», ricordano Sara e Paola, 47 e 43 anni, che oggi vivono all’estero, «c’era sempre un gran andirivieni a casa perché, tra una mostra e l’altra, tanti viaggi di lavoro all’estero, ospitavano spesso questi ragazzi e a turno anche le bambine che venivano da una comunità simile ma più piccola che esisteva a Santa Severa». Nel salone costruito come una tenda, nel pilastro centrale, la scritta «amen» in ebraico invita alla meditazione. «Le povertà umane le ho tutte», dice con semplicità Marcello. «Ma ho anche il desiderio di fare un’arte che esprima la forza della Parola di Dio: quando mi sono aperto all’incontro con le altre Chiese, la Bibbia è scoppiata in me, ha cambiato il senso del mio guardare». Negli anni, spiega, anche la sua arte è cambiata. Dal figurativo all’astratto, seguendo l’esigenza di rifuggire «un’iconografia antica. Ora mi piace raccontare cosa sento più che ciò che vedo». Spesso a ispirarlo è la sensibilità ecumenica: «Le diversità di confessione non sono diversità di fede. La fede è unica, abbiamo solo un modo diverso di adorare lo stesso Dio». O le tematiche sociali, grazie anche ai contatti che Marcello ancora mantiene con la comunità di recupero tossicodipendenti Mondo Nuovo, che ha una delle sedi a Tarquinia, e con il carcere di Civitavecchia, dove per alcuni anni ha tenuto dei laboratori di arte e meditazioni sulla fede in collaborazione con la Chiesa battista di Civitavecchia.

L'ISPIRAZIONE DEL CREATO

E, soprattutto, la bellezza del creato, come accaduto nella mostra Il dono della natura, una riflessione laica sull’anno del creato, su Laudato si’ e sul messaggio interreligioso lanciato in occasione del Cop26 (la 26ª Assemblea della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si è tenuta a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, ndr). Non a caso, a partire da un quadro sul roveto ardente, Marcello è stato invitato a tenere una meditazione online, il prossimo 27 agosto, alla preghiera ecumenica del Movimento Laudato si’ alla vigilia di Tempo del Creato. Il tema e il contenuto di molte opere di Marcello «sono religiosi, ma la loro trattazione artistica non è “santa” o “sacra”, nel senso che la loro finalità non è la promozione della religione, bensì la crescita dell’umano», scrive l’amico e teologo valdese, Paolo Ricca, che con Silvestri sta lavorando a un libro di meditazione tramite l’arte sull’attualità del messaggio biblico scritto. E Giosy Cento, che con Silvestri ha pubblicato Shaked. Meditando in colori e musica, traccia in poche righe una buona sintesi dell’artista: «Marcello è... il movimento. Un cervello, un’anima, un cuore appassionati di lasciare il segno comunicativo di Dio per le generazioni che verranno».

 
 
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