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martedì 27 ottobre 2020
 
AL SENATO
 

Migranti, Bassetti: «Non devono esistere parcheggi o ghetti»

23/01/2020  Il cardinale presidente della Cei ha partecipato con il ministro dell'Interno Lamorgese ad un incontro sull'integrazione degli stranieri regolarmente in Italia. Salvini e il citofono del presunto pusher? «Io continuo a dire quali sono i principi umani e cristiani per la convivenza sociale e umana»

«Il vero problema oggi non è il numero dei migranti, che negli ultimi anni non cresce più, ma la "cattiva accoglienza"»: il cardinale Gualtiero Bassetti è intervenuto ad un incontro con il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese per mettere l'accento sull'integrazione degli stranieri giunti in Italia: «Non devono esistere parcheggi o ghetti», ha detto il presidente della Cei, che ha criticato come insufficienti i cosiddetti decreti Salvini, incapaci di diminuire il numero degli irregolari, ed ha fatto appello a «percorsi più agevoli di accesso alla cittadinanza».

L'arcivescovo di Perugia ha ricordato le quattro azioni indicate dal Papa, «accogliere, proteggere, promuovere, integrare» gli immigrati, per fare una considerazione dal sapore amaro: «A volte pare che in questo Paese, specie negli ultimi anni, si sia rimasti un po’ fermi. A volte non riusciamo neanche a dare compimento ai primi due verbi indicati dal Papa: accogliere e proteggere». E invece occorre «portare avanti in contemporanea e da subito anche gli altri due, ovvero promuovere e integrare». Per Bassetti, c'è un punto fermo di partenza: non bisogna «avere timore di ribadire che ogni vita è sacra e, se in pericolo, va salvata sempre, “senza se e senza ma”», e se è «doveroso realizzare una condivisione delle responsabilità tra tutti i Paesi europei, che faccia sì che i compiti non ricadano solo sui Paesi di primo arrivo», questo obiettivo «mai può portare al rifiuto del soccorso e della prima accoglienza di chi è in pericolo». Ciò, tuttavia, non basta perché «la tutela immediata della vita è cosa ben diversa da dare la possibilità di ricostruirsi una nuova vita nel Paese di asilo».

Secondo il presidente della Cei, «la contrapposizione “porti chiusi - porti aperti” è un falso dilemma»: «Si tratta piuttosto di capire cosa accade a queste persone una volta arrivate in Italia». Per Bassetti, «il vero problema oggi non è il numero dei migranti, che negli ultimi anni non cresce più, ma la “cattiva accoglienza”, che fornisce sì un tetto e del cibo, ma solo quelli, senza favorire l’incontro con il territorio e senza prevedere almeno una qualche forma d’integrazione, come ad esempio corsi di lingua, corsi professionali ecc. In tal modo, all’uscita da questa accoglienza “povera”, i migranti, privi di strumenti per orientarsi nella società, vengono di fatto sospinti verso la marginalità e l’irregolarità, che alimentano la paura e l’ostilità da parte di molti cittadini italiani. Il vero problema è la grande quantità di persone presenti nel nostro Paese senza titolo di soggiorno (si stima siano fra le 600mila e le 700mila), o con un titolo di soggiorno che però non possono più rinnovare anche se hanno, nel frattempo, trovato un lavoro. Persone che non sanno dove andare e cosa fare, diventando così facile preda dello sfruttamento e della criminalità. E, purtroppo - ha detto ancora il cardinal Bassetti in chiaro riferimento ai cosiddetti "decreti Salvini" - gli ultimi interventi legislativi non sembrano sufficienti a ridurre tale cifra».

Bassetti, a Roma in questi giorni per presiedere il Consiglio episcopale permanente, si è recato nel pomeriggio di mercoledì 22 gennaio a Palazzo Madama, dove la presidente del Senato, Elisabetta Cassellati, lo ha accompagnato in una visita dell'aula. Il porporato ha poi preso parte alla presentazione, nella sala Koch di Palazzo Madama, di un progetto di formazione, autoimprenditoria e start-up per 3000 immigrati regolari (Fasi) promosso dall'Ente nazionale per il microcredito nelle regioni meridionali e attuata per conto del ministero dell'Interno. Il rettore dell'Università Cattolica Franco Anelli, da parte sua, ha presentato a grandi linee i risultati di una ricerca sull'importanza della dimensione religiosa del fenomeno migratorio. «Si tende a non considerare l'elemento religioso del fenomeno migratorio», ha detto, «in realtà spesso le migrazioni sono spinte da motivi religiosi e portano persone connotate da appartenenza religiosa, un'appartenenza che non va respinta ma con la quale si può dialogare».

Per Bassetti, bisogna «ridare al nostro Paese un sistema di accoglienza integrato e diffuso, adeguato alle sfide che abbiamo davanti: non devono esistere parcheggi o ghetti. Auspichiamo, inoltre - ha aggiunto - percorsi più agevoli di accesso alla cittadinanza, soprattutto per quei minori nati da genitori stranieri in Italia, che frequentano le nostre scuole e abitano le nostre città, già italiani di fatto ma ancora privi degli stessi diritti e doveri dei loro coetanei», ha detto Bassetti che ha elogiato la collaborazione in materia migratoria di Stato e Chiesa.

Il ministro dell'Interno Lamorgese ha sottolineato, nel suo intervento, la necessità di «favorire una comunità inclusiva che riconosca le diversità come possibilità di arricchimento di una società complessa come la nostra» ed ha stigmatizzato il fatto che «vengano banalizzati, atteggiamenti di odio, di insofferenza, intolleranza», auspicando che «ci sia presa di distanza da linguaggi di intolleranza che oggi troppe volte sentiamo», per evitare che si ripeta «quello che a suo tempo l'Italia ha consentito nel '38», con le leggi razziali: «Ogni giorno abbiamo notizie di atti violenti non compatibili con principi costituzionali della democrazia», ha detto Lamorgese. Ai cronisti che, a margine dell'evento, le hanno domandate se il riferimento fosse al suo predecessore al Viminale Matteo Salvini, che in campagna elettorale in Emilia Romagna ha citofonato a casa di un presunto pusher tunisino, il ministro ha risposto tagliando corto: «Non parlo di fatti specifici, è un discorso di carattere generale». Interpellato sullo stesso episodio, il cardinale Bassetti si è limitato ad affermare che «i principi di fondo umani e cristiani valgono per tutti poi ognuno li applica secondo la sua coscienza. Io devo continuare a dire quali sono i principi umani e cristiani per una convivenza sociale e umana dov'è rispettata la dignità di tutti».

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