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domenica 20 settembre 2020
 
stranieri e diritti
 

Migranti "invisibili": è regolarizzazione? Forse stavolta il governo fa sul serio

05/05/2020  Accelerato del Codid-19, il provvedimento che permetterebbe di ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro a 600 mila cittadini stranieri, privi di documenti, dovrebbe essere inserito nel prossimo "Decreto maggio". Una scelta di legalità e sicurezza per tutti.

In una cittadina del Nordest scompaiono all’improvviso tutti i lavoratori stranieri: niente più badanti e colf, niente più operai nelle fabbriche. E’ la paralisi, il panico. Nel film “Cose dell’altro mondo” del 2011 si  immagina proprio questo scenario da incubo. Otto anni dopo, la realtà  s’avvicina alla fantasia: la paura della pandemia svuota i campi dai braccianti agricoli stranieri che popolavano i campi e gli orti, dalla Puglia al Veneto. E i raccolti restano… non raccolti. Col rischio di buttare tutto al macero. Sono 370 mila i lavoratori stagionali stranieri, secondo le stime, che in quest’anno verranno a mancare per i lavori agricoli, 200 mila solo per quelli di primavera. Si tratta soprattutto di braccianti provenienti dalla Romania e altri Paesi dell’Est. Gli altri sono africani.   

    C’è voluto il covid-19 per affrontare la questione sempre rinviata della regolarizzazione, attraverso la stipula di un contratto di lavoro, dei tanti cittadini stranieri senza documenti presenti nel nostro Paese. Ora forse ci siamo:  la sanatoria da sempre avversata dai partiti e movimenti sovranisti, invocata da molti, invece, per motivi umanitari, ma non solo, si rende necessaria per motivi economici e, ancor prima, sanitari.

La ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, nei giorni scorsi ha rotto gli indugi, in previsione dell’approvazione del prossimo “Decreto maggio”: "Non è più possibile tergiversare”, ha dichiarato il ministro. “Quello che ho posto ai colleghi della maggioranza è chiarissimo: assumere la responsabilità di regolarizzare persone che sono nel nostro Paese e ci lavorano magari da anni. Se non accade, lo Stato si rende non solo complice ma fautore dell'illegalità in cui questi lavoratori sono costretti. A queste persone che non lavorano solo in campagna ma anche in edilizia o nelle famiglie, va dato un permesso di soggiorno. Lasciare immutato questo stato di cose significa alimentare l'illegalità, la concorrenza sleale e il caporalato".

   Sono 600 mila gli “invisibili” di cui dovrebbe farsi carico lo Stato. Il permesso di soggiorno, nell’intenzione della ministra delle Politiche agricole,  sarebbe di sei mesi, rinnovabile di altri sei. Ma sia sul periodo del permesso che sull’estensione ad altri settori, oltre ai braccianti agricoli, indispensabili alla filiera agroalimentare, non c’è ancora accordo nel governo e tra gli altri due ministri interessati, Lamorgese e Catalfo.

Si avrà il coraggio di ampliare le categorie di coloro che possono accedere alla regolarizzazione, includendo tutti i lavoratori stranieri irregolari? Ci sarà, stavolta, la volontà politica di uscire dalla esclusiva logica emergenziale, con la quale negli ultimi anni, s’è sempre affrontata la questione “migrazioni” in Italia, sequestrata dal sovranismo del “chiudere i porti”?       

Si tratterebbe di una scelta di legalità e di giustizia, con evidenti ricadute virtuose e vantaggi per tutti, non solo per i migranti.  Anzitutto ci sarebbe l’emersione dal nero, dalle situazioni di maggior sfruttamento dove sono mantenuti migliaia di braccianti, di cui, oggi sappiamo poco o nulla.  Si verrebbe incontro, in un periodo di straordinaria emergenza sanitaria, alle esigenze di  maggior sicurezza per stranieri e italiani.  Come aveva affermato nei giorni scorsi l’ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione),  per bocca del suo  presidente Lorenzo Trucco, nel presentare al governo  una propria proposta  di regolarizzazione, sottoscritta da centinaia d’associazioni di ambiti sociali differenti: “(L’obiettivo della sanatoria è) quello di garantire la tutela della salute collettiva (possibile se tutte le persone che vivono in Italia hanno accesso al Servizio Sanitario Nazionale e sono giuridicamente visibili, così da potere accedere al monitoraggio sanitario che verosimilmente verrà attuato nelle prossime settimane, per garantire la salute collettiva) e per riconoscere dignità alle centinaia di migliaia di persone straniere che, prive di permesso di soggiorno per lavoro, sono esposte a maggiori rischi di sfruttamento e di emarginazione sociale". 

I vantaggi economico-finanziari sono altrettanto evidenti: Cia-Agricoltori Italiani ha fatto due conti. Una sanatoria per regolarizzare gli immigrati e gli irregolari per farli lavorare nei campi, porterebbe nelle casse dello Stato entrate per 1,2 miliardi di euro. E si andrebbe ovviamente incontro  ai bisogni  di tanti imprenditori, non solo del comparto agricolo,  di assumere personale,  ora senza documenti.

La proposta del ministro Bellanova sembra andare parzialmente incontro anche  a quanto chiedevano dal 2017 i firmatari della campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene”,  promossa da movimenti e associazioni di vario orientamento culturale (tra cui ACLI, ARCI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, insieme a Oxfam, ActionAid, Legambiente, Scalabriniani,  Federazione Chiese Evangeliche Italiane, Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Migrantes, Caritas italiana, CGIL) e centinaia di sindaci, che si era tradotta pure nella proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari”, depositata con oltre 90.000 firme alla Camera dei deputati. Oggi quegli stessi firmatari chiedono che “vengano ampliate le tipologie di contratto di lavoro emettibili con la procedura di emersione, senza il limite del tempo determinato, senza imporre contributi onerosi troppo alti e non sostenibili da parte di lavoratore e datore di lavoro e senza penalizzare i lavoratori stranieri che non riuscissero a finalizzare la propria domanda per motivi imputabili al datore di lavoro, destinati dalla bozza di provvedimento a ottenere sì un permesso di soggiorno, ma a perderlo comunque, anche in caso di nuova possibilità di assunzione, il 31 dicembre 2020. Un provvedimento del genere, limitato nel tempo e a determinati settori, non andrebbe a intaccare il grosso dell’irregolarità e non contribuirebbe a combattere il fenomeno del lavoro nero nel nostro Paese”.  E così concludono: “Il governo vada fino in fondo: servono soluzioni a lungo termine e più coraggiose”.

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