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Nilakandan: l'indiano che rifiutò denaro e potere per abbracciare Gesù

13/05/2022  Abbandonò una brillante carriera da soldato e ministro del re per convertirsi, sulle orme di Giobbe, dall’induismo al cattolicesimo e per questo fu torturato e ucciso

Nilakandan, nobile indiano diventato cristiano con il nome di Devasahayam (che in hindu significa Lazzaro, “aiuto di Dio”), nacque il 12 aprile 1712 in un piccolo villaggio dell’India del Sud. Apparteneva all’alta casta dominante dei Nair, i cui membri lavoravano come soldati al servizio del re. Da giovane si esercitò nelle arti marziali tradizionali, mentre studiava e imparava molte lingue. Nilakandan iniziò la carriera militare presso il re e  grazie a intelligenza e talento divenne ben presto ministro del regno. Dopo aver conosciuto
Eustachius De Lannoy, ufficiale di Marina francese, inizialmente prigioniero del sovrano, poi suo consulente militare, si avvicinò al cattolicesimo. Le continue disgrazie nella sua famiglia divennero occasione di condivisione delle sofferenze con De Lannoy.

Quest’ultimo tentava di consolarlo narrandogli le storie dei grandi dolori di Giobbe, uomo giusto, descritte nella Bibbia, e Nilakandan si sentì attratto dal cristianesimo, esprimendo il desiderio ardente di credere in Gesù. Il 14 maggio 1745 fu battezzato con il nuovo nome di Devasahayam. La sua conversione fu ritenuta un tradimento e un pericolo per la solidità dello Stato induista. Fu arrestato il 23 febbraio 1749, catturato e torturato, ma accettò ogni cosa e offrì tutto per la gloria di Dio. Dopo tre anni di sofferenze, il 14 gennaio 1752 gli ufficiali ricevettero l’ordine speciale da parte del re di ucciderlo. Gli spararono tre volte e
lui cadendo sulla roccia gridò: «Gesù, salvami!». Fu beatificato il 2 dicembre 2012 nella città di Nagercoil (diocesi di Kottar) diventando il primo martire laico di nazionalità indiana.

 
 
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