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Aspettando la verità: Giulio Regeni, un anno dopo

25/01/2017  Il giovane finì i suoi giorni da uomo libero il 25 gennaio 2016, al Cairo. Un omicidio ancora impunito. Amnesty International ha promosso una giornata di mobilitazione nazionale

Sono passati 365 giorni senza Giulio Regeni. Il giovane finì i suoi giorni da uomo libero il 25 gennaio 2016 al Cairo, quando cadde in mano ai sicari che nelle ore e nei giorni successivi lo torturano a morte. Il corpo di Giulio fu ritrovato il 3 febbraio. Un omicidio ancora impunito. Perciò il 25 gennaio diventa una giornata di mobilitazione per tenere vivo il ricordo del giovane ricercatore e per chiedere finalmente verità e giustizia.

Amnesty International ha promosso una giornata di mobilitazione nazionale con iniziative in varie città italiane. A Roma, nel grande cortile dell’Università La Sapienza, si è svolta una affollata manifestazione per continuare a chiedere la verità sul brutale omicidio del ricercatore italiano. Alle 19,41, l’ora in cui Giulio Regeni uscì dalla sua abitazione prima della scomparsa, è invece il momento di una fiaccolata in varie città, compresa la piazza di Fiumicello, il comune friulano in provincia di Udine dove Giulio era cresciuto. Alla manifestazione del mattino a Roma sono intervenuti telefonicamente anche i genitori di Giulio, che si sono detti confortati dalla presenza di tanti amici. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, su Twitter, ha espresso “vicinanza alla famiglia” e “impegno con la magistratura per ottenere la verità” .

Nonostante siano passati 12 mesi, «la verità sull’arresto, la sparizione e la tortura e l’uccisione del giovane ricercatore è ancora lontana», denuncia Amnesty. Dalle autorità egiziane, in questo anno, c’’è stata scarsa collaborazione e una serie di depistaggi ha reso confusa e allontanato la ricerca della verità. “Abbiamo abbastanza chiaro ciò che è accaduto prima della morte, ma non ancora quello che è accaduto dopo”, dice Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. La brutale uccisione di Giulio Regeni rientra nel quadro di una brutale forma di repressione attuata dal regime egiziano guidato dal generale Al Sisi. Riccardo Noury ricorda che oggi in Egitto ci sono “centinaia di persone scomparse, così come accadeva in America Latina negli anni Settanta e Ottanta”.

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