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mercoledì 08 dicembre 2021
 
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Madrid legalizza l'eutanasia. Mons. Paglia: "Dobbiamo essere umani, stare accanto a chi soffre"

18/03/2021  La legge, promossa dal Partito socialista, prevede una serie di passi vincolanti. Contrari l'Organizzazione medica collegiale e il Comitato di biotetica. Forte la reazione della Conferenza dei vescovi che chiede una politica adeguata delle cure palliative e passi concreti per promuovere il testamento biologico

(Foto Reuters: il premier spagnolo Pedro Sánchez)

La Spagna legalizza l'eutanasia. Con 202 voti a favore, 141 contrari e due astenuti, la Camera dei deputati di Madrid ha approvato la legge pomossa dal Partito socialista con la quale l’aiuto a morire entrerà a far parte delle prestazioni del servizio sanitario nazionale. Perché la legge venga applicata la persona, maggiorenne, deve “soffrire di una malattia grave e incurabile o di una patologia grave, cronica e disabilitante” che le provochi “sofferenza intollerabile”. Come spiega il quotidiano El País, la legge regola sia l’eutanasia propriamente detta, ovvero “la somministrazione diretta al paziente di una sostanza da parte del persona sanitario competente”,  sia quello che viene chiamato suicidio assistitto, vale a dire “la prescrizione o fornitura al paziente da parte del personale sanitario di una sostanza in modo tale che lui possa somministrasela da solo per provocare la sua stessa morte”. 

La legge spagnola stabilisce una serie di passi vincolanti che precedono l’eutanasia: il paziente, che deve essere di nazionalità spagnola o residente legale nel Paese, deve  essere capace di intedere e di volere e manifestare espressamente la sua volontà in forma scritta due volte in quindici giorni. In questa richiesta deve risultare chiaro che la sua decisione non sia “frutto di alcuna pressione esterna”. Il paziente deve inoltre chiarire di essere stato informato del processo medico che andrà a subire e delle differenti alternative, incluse le cure palliative. Una volta iniziato il procedimento, il paziente avrà sempre facoltà di cambiare la sua decisione. Dopo la seconda richiesta scritta, il medico presenterà la domanda alla commissione competente in ogni regione autonoma che la sottoporrà all’esame di due professionisti e successivamente darà la sua risposta, affermativa o negativa, che dovrà pervenire entro 19 giorni.

Il premier socialista Pedro Sánchez ha espresso la sua soddisfazione di Twitter. La legge è stata osteggiata dal Partito popolare e dal partito di estrema destra Vox. E' stata respinta anche dal Comitato di bioetica di Spagna, che non considera l’eutanasia un diritto, e dall’Organizzazione medica collegiale, che vigilerà sulla regolamentazione della possibilità dell’obiezione di coscienza per i medici e il personale sanitario e dichiara che l’aiuto a morire non è un atto medico, anche se la legge lo inserisce tra le prestazioni sanitarie.

Forte e decisa è la reazione della Chiesa cattolica spagnola, che ha espresso la sua preoccupazione per la nuova legge attraverso la voce di monsignor Luis Argüello, vesxovo ausiliare di Valladolid e segretario generale della Conferenza episcopale: «Questo è il momento di favorire una cultura della vita e di compiere passi concreti promuovendo un testamento biologico o dichiarazioni anticipate che permettano ai cittadini spagnoli di manifestare in maniera chiara e determinata il loro desiderio di ricevere cure palliative. La loro volontà di non essere oggetto di questa legge». Il vescovo ha ricordato che ogni anno in Spagna muoiono 60mila persone con grandi sofferenza, che potrebbero essere evitare con una politica adeguata di rimedi palliativi. In questo modo, ha detto monsignor Argüello, non si provocherebbe la morte, ma ci si prenderebbe cura «con tenerezza, vicinanza, misericordia» di quelle persone si grovano nella fase finale della loro esistenza. 

Anche monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, si è espresso sulla legge spagnola: «Alla diffusione di una vera e propria cultura eutanasica, in Europa e nel mondo, si deve rispondere con un approccio culturale diverso. La sofferenza e la disperazione dei malati non vanno ignorate. Ma la soluzione non è anticipare la fine della vita. La soluzione è prendersi cura della sofferenza fisica e psichica». ha continuato l’arcivescovo: «Quando non si può più guarire, possiamo sempre curare le persone. Non dobbiamo anticipare il lavoro sporco della morte con l'eutanasia. Dobbiamo essere umani, stare accanto a chi soffre, non lasciarlo nelle mani di una disumanizzazione della medicina o nelle mani dell'industria eutanasica».

Proma delle Spagna, i Paesi che hanno introdotto per legge l’eutanasia sono Olanda, Belgio, Lussemburgo e Canada. A questi si aggiungono la Colombia, dove la pratica è consentita ma non è regolamentata per legge, e la Nuova Zelanda, dove la legge entrerà in vigore a novembre. Inoltre, l’eutanasia viene ammessa in alcuni Stati degli Usa e dell’Australia (Stato di Victoria). 

 
 
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