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la storia
 

Suor Maria Laura Mainetti, che perdonò le sue tre assassine, sarà beata

22/06/2020  Papa Francesco ha riconosciuto il martirio “in odio alla fede” della religiosa massacrata in un rito satanico il 6 giugno 2000 in Val Chiavenna da tre ragazze, all’epoca tutte minorenni. Che ora hanno espiato la pena e cambiato vita: «Dimenticateci»

Il rituale prevedeva diciotto coltellate, sei a testa. Sei-sei-sei: il numero di Satana. Alla fine di coltellate se ne contarono diciannove e furono più che sufficienti per straziare il corpo esile di suor Maria Laura Mainetti. Era il 6 giugno 2000. Vent’anni fa. Le amiche assassine di Chiavenna. Le “ragazze di Satana”. Che oggi non "esistono" più. Hanno espiato la pena, cambiato identità e vita, messo su famiglia. Si sono trasferite tra Torino, Veneto e Roma. Di quel crimine che sconvolse la Val Chiavenna e fece piangere l’Italia intera per la ferocia non restano, oggi, che due cose: il perdono che suor Maria Laura, all'anagrafe Teresina Elsa Mainetti, concesse alle sue tre aguzzine prima di morire. E il riconoscimento, sabato scorso, da parte di papa Francesco del martirio di questa religiosa ed educatrice appartenuta alla Congregazione delle Figlie della Croce, del martirio, in quanto uccisa «in odio alla fede». Un riconoscimento che presto la farà salire agli onori degli altari.

Agli investigatori le tre ragazze dissero di aver ucciso nel nome di Satana, e molto tempo dopo una di loro in un'intervista spiegò che il delitto fu deciso per «noia» davanti a una birra nel bar del paese. Mentre la massacravano, lei in ginocchio diceva parole di perdono alle sue assassine. Era madre superiora dell'Istituto dell'Immacolata di Chiavenna, settemila anime al confine con la Svizzera, ed era nata a Colico, nel lecchese, il 20 agosto 1939, da una famiglia numerosa che contava, in totale, dieci figli.

Il 23 ottobre 2005 la diocesi di Como (nel cui territorio si trova Chiavenna) avviò la fase diocesana del processo di beatificazione che si concluse il 6 giugno 2006. Gli atti relativi sono stati convalidati l’11 gennaio 2008. Nell’estate 2017 è stata consegnata la “Positio super martyrio”. La tomba di suor Maria Laura, prima nel cimitero di Chiavenna, poi, dal 2019, nella Collegiata di San Lorenzo del paese (precisamente nel pavimento della cappella di san Giovanni Nepomuceno, la seconda della navata destra), è meta di pellegrinaggio, come la casa dove visse e il luogo dove fu uccisa.

Tutte e tre le ragazze hanno scontato la pena, sia pure con vicende diverse. V. condannata a 8 anni, è uscita dal carcere nel 2004 insieme con M., quest'ultima però per qualche tempo ha proseguito un cammino di recupero intrapreso in una comunità nel Veneto, anche quando per legge avrebbe potuto andarsene. Serviva ai tavoli come cameriera e ha sempre detto che il suo sogno era lavorare nel mondo della ristorazione. Da 10 anni ha lasciato la comunità. A., considerata all'epoca la mente del gruppo e del delitto, venne condannata a 12 anni e quattro mesi di reclusione. Dopo alcuni anni di carcere è passata al regime di semilibertà. Nel frattempo ha proseguito gli studi e si è iscritta alla facoltà di Giurisprudenza. Quindi è tornata in libertà anche lei.

9 giugno 2000, i funerali di suor Maria Laura Mainetti nella chiesa di San Lorenzo a Chiavenna (Ansa)

  

Delle tre, solo una è stata riconosciuta parzialmente incapace di intendere e volere. Anni fa la ragazza, che faceva la commessa, in una intervista ad un settimanale confessò: «Si decise di uccidere a 16 anni stando sedute sei ore davanti a una birra in un piccolo bar di paese. Tutto quello che dicevamo, pensavamo e facevamo era senza valore». Poi, chiedendo di essere dimenticata per sempre, aggiunse: «Il carcere, gli psicologi e la comunità di recupero mi hanno permesso di diventare a persona che altrimenti non sarei mai stata».

Fu A., invece, a innescare la trappola per suor Maria Laura. Telefonò al convitto “Immacolata”, chiese appositamente di lei e lei rispose, La giovane disse di chiamarsi Erica, aggiunse che aveva un problema enorme, quello d’essere incinta, e aveva bisogno di aiuto. Erano le 22 di sera ma suor Maria Laura non rinviò e uscì immediatamente per incontrarla, e subito una mattonella le piombò sul capo, per stordirla e lasciar spazio al coltello, passato di mano in mano e affondato ovunque in un rito satanico. «Alcuni anni fa», ha raccontato anni or sono Amedeo Mainetti, fratello della suora uccisa, «fui contattato dal padre di V. il quale mi confidò che la giovane stava facendo significativi progressi nel suo percorso di redenzione. L'ultimo incontro c'è stato nel 2007, a Chiavenna, quando V. tornò col padre per il funerale della madre. Feci le condoglianze a entrambi. Da quel giorno non li ho più né visti, né sentiti».

L’obiettivo delle tre ragazze non doveva essere suor Maria Laura ma monsignor Ambrogio Balatti, all’epoca il prevosto del paese, dapprima scelto dalle ragazze di Satana come vittima e poi abbandonato perché corpulento, quindi più faticoso da uccidere.

Suor Maria Laura fu spinta ad abbracciare la vita religiosa quand’era ragazzina durante una confessione: «Teresina, della tua vita devi fare una cosa bella per gli altri», le disse il sacerdote, ed entrò nella Congregazione delle Figlie della Croce a diciotto anni. La regola di vita della Congregazione che aveva scelto è «mettersi alla scuola di Gesù» che si è dato agli uomini fino alla morte in croce. Un dono totale che lei incarnerà con la sua stessa vita.

M. è stata a lungo ospite delle comunità Exodus nel Veronese, a Grezzana e a Vago. «Con lei», ha detto don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, «non abbiamo mai affrontato fino in fondo il fatto, nella sua crudezza e nella sua realtà. Ci siamo andati abbastanza vicini. Poi mi sembrava che andare oltre fosse come una violenza. Ci siano fermati sulla soglia. E' è sempre stata molto attiva nelle comunità. Ha assolto con molta attenzione alle responsabilità che le sono state affidate. Ha partecipato a tutte le attività. Non si è mai dichiarata credente e nemmeno il contrario. Non ha voluto fare testimonianza per la suora, però ha cambiato radicalmente la sua vita e con le azioni ha dimostrato chiaramente di essere pentita e di avere compreso che aveva commesso un grande errore. Oggi ha la sua vita e una sua attività».

Oggi la missione di suor Maria Laura, che si aggiunge alla lunghissima schiera dei martiri cristiani, è portata avanti dalla Fondazione a lei intitolata che pur nell’esiguità degli spazi e delle difficoltà di reperire finanziamenti, cerca di combattere il disagio giovanile. Le richieste di aiuto arrivano prevalentemente da ragazze straniere, ragazze madri o rimaste orfane. L’evangelico chicco di grano che è morto e ha portato frutto.

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Suor Laura Mainetti, beata nel giorno del suo omicidio: il ricordo di Rai Storia
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