Cresce il numero di episodi in cui i giovanissimi si rendono protagonisti di fatti di cronaca, compiendo gesti per cui rischiano di mettersi in pericolo oppure di entrare nel percorso della giustizia penale minorile, senza averne alcuna contezza. Al centro del loro agire ci sono due aspetti fondamentali: il gesto deve essere contrario alle regole del mondo adulto e deve contribuire – in un modo o nell’altro – ad avere visibilità e popolarità nelle vite digitali degli stessi protagonisti.

Si compiono in questo modo trasgressioni che spesso vengono “incubate” all’interno del mondo online. È lì dentro che si può essere esposti all’idea di fare qualcosa di molto pericoloso o trasgressivo ed è sempre lì dentro che poi se ne riversa la video-documentazione dimostrando in tale modo di essere stati così coraggiosi da sfidare ogni limite imposto dal mondo adulto.

È accaduto di recente che due sorelline (età 8 e 12 anni) siano rimaste chiuse in un esercizio commerciale per un’intera notte. Mentre l’intera nazione le stava cercando in un crescendo di ansia e di angoscia, loro stazionavano silenziose e consapevoli, in attesa del giorno seguente, momento in cui avrebbero rivelato al mondo la grandiosità della loro impresa. Non sapevano che nel frattempo tutti i media e le forze dell’ordine avevano attivato uno stato d’allarme generale, finalizzato al loro ritrovamento.

L’altro giorno, invece, è accaduto a Modena che una cinquantina di adolescenti, da poco usciti da scuola, abbiano fatto irruzione in un supermercato, facendo razzia dei beni lì presenti, generando scompiglio e videoregistrando la loro impresa per poi documentarla all’interno del mondo social di appartenenza. Anche in questo caso, i ragazzi sembrano ignari che proprio la loro video-documentazione di quella che loro pensano essere un’impresa eroica e trasgressiva e che per la legge rappresenta invece un reato di cui dovranno rispondere, rappresenterà l’elemento chiave che li obbligherà a dover rispondere di fronte alla legge delle proprie malefatte. È come se un ladro facesse una diretta video del proprio furto in appartamento così che tutti in tempo reale possano vedere l’autore e geolocalizzare il luogo del crimine.

Cosa colpisce in questa vicenda? A me non colpisce il bisogno di trasgressione, perché so che quello appartiene al tempo della crescita. Ognuno nel passaggio da infanzia ad adolescenza lo declina secondo codici che trova scritti nel proprio contesto di vita. Un tempo la trasgressione era procurarsi una rivista pornografica, fumare di nascosto una sigaretta, indossare trucco e minigonna disapprovati dai genitori, fare buca a scuola. Oggi, la trasgressione sembra essersi invece attestata su un livello molto più estremo. L’asticella è stata alzata oltremodo e si trova posizionata oltre il confine delle regole di mamma e papà, bensì oltre il confine delle regole della legge. Se facevi buca a scuola, e venivi intercettato da preside e genitori, non si dovevano muovere le forze dell’ordine per risistemare la faccenda. E lo stesso se compravi una rivista pornografica o fumavi la tua prima sigaretta. Tutto veniva metabolizzato e in qualche modo transennato di nuovo all’interno della comunità educante. Spesso bastava l’intervento della famiglia, eventualmente integrato dal supporto della scuola, della parrocchia o di altri membri della comunità educante.

Scuola e giovani

Prof accoltellata: «Siamo noi che non abbiamo fatto i compiti»

Prof accoltellata: «Siamo noi che non abbiamo fatto i compiti»
Prof accoltellata: «Siamo noi che non abbiamo fatto i compiti»

Oggi i confini del mondo reale non sono più in grado di contenere e transennare l’azione trasgressiva dei minori, perché essai si progetta e poi si riversa fuori da esso. Questo genera una problematicità enorme perché tiene lontani i minori dal principio di realtà che però regola la vita, di tutti. Inclusa la loro e le loro trasgressioni. Per cui l’onnipotenza che li spinge ad agire come se nulla avesse conseguenze e tutto fosse autorizzato e possibile (in effetti, quell’onnipotenza nel mondo social può essere agita ed esplosa), riceve conseguenze severe e drastiche all’interno del principio di realtà.

“Ma come, adesso mi arrestate?”; “Ma come, io volevo solo fare uno scherzo?”; “Ma come, io la sfida estrema l’ho superata. Perché adesso dovrei finire in prigione?”.

Le regole del principio di realtà sono molte diverse da quelle presenti nella virtualità. Però i nostri figli e figlie sembrano non essersene accorti. Questo probabilmente rappresenta il più grande fallimento educativo del terzo millennio. Perché noi adulti ci siamo sentiti impotenti nel guidare e transennare le vite digitali dei minori, che quindi ha proposto il suo mondo e la sua sregolatezza facendola diventare una trasgressione possibile e attraente. Ma ora scopriamo che c’è un conto da pagare. I Governi ora quel conto stanno cercando di farlo pagare anche al mondo web, che deve dotarsi di regole e limiti per aiutare i nostri figli a fare lo stesso. Speriamo di essere ancora in tempo.