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Roma carabinieri impegnati nell'operazione per traffico di droga, porto abusivo di armi, ricettazione, tentato omicidio e lesioni, che ha portato a 13 arresti tra cui Raffaele Pernasetti, storico esponente della Banda della Magliana, che torna in carcere.
Durante la notte un’operazione dei carabinieri – su mandato della Dda di Roma - ha portato a Roma a tredici arresti per traffico di droga, ricettazione, porto abusivo di armi, tentato omicidio e lesioni. A finire in manette, tra gli altri, anche un nome noto alle cronache e al “romanzo” criminale della capitale, che romanzo poi non è: Raffaele Pernasetti, negli anni figura di spicco della cosiddetta Banda della Magliana.


Ma chi era Pernasetti e come è arrivato ai vertici della malavita capitolina? Soprannominato “Er Palletta”, classe 1950, ha alle spalle un curriculum criminale di tutto rispetto.
La sua carriera decolla alla fine degli anni Settanta quando entra a far parte della nascente Banda della Magliana, guidata da Franco Giuseppucci. In poco tempo riesce a farsi spazio nelle file della batteria diventando il braccio destro di Enrico De Pedis, conosciuto come “Renatino”, membro di spicco della nuova organizzazione appena fondata. La figura di Pernasetti è fondamentale: garantisce nuovi canali di approvvigionamento di droga e controlla zone strategiche della capitale come Trastevere, Testaccio, Torpignattara e Centocelle. La banda fin da subito si fa notare nel panorama criminale per i sequestri di persona, le rapine, il controllo del gioco d’azzardo e del traffico di droga.


Per controllare il mondo delle scommesse, la Banda uccide Franco Nicolini, detto “Franchino er Criminale”, il 27 luglio 1978 a Tor di Valle, un omicidio che cambierà per sempre il corso della storia della criminalità organizzata romana. La vita malavitosa di “Er Palletta” si intreccia poi con quella del clan Senese, a causa della necessità di De Pedis di avere contatti diretti con la Camorra. Negli anni Ottanta, Michele Senese, “O’ Pazzo”, si stabilisce a Roma come referente del clan di Afragola. Con lui, Pernasetti stringe accordi per il traffico di cocaina e la gestione dello spaccio.
Nel 1980, Franco Giuseppucci, vero capo e fondatore della Banda, viene ucciso a Trastevere dagli uomini di Franco Nicolini, che fin dal giorno in cui il boss è stato ucciso hanno tramato per vendicarsi. Da questo momento inizia la parabola discendente della Banda della Magliana, che si spacca in due. Da una parte ci sono i Maglianesi, fedeli a Maurizio Abbatino, grande capo criminale che fondò la banda insieme a Giuseppucci e De Pedis, mentre dall’altra i Testaccini, guidati da “Renatino” e “Er Palletta”, più inclini agli affari nel mondo dell’edilizia e legati al clan Senese.


Gli anni Ottanta segnano una decade di sangue e trasformazione. Dopo la morte di Giuseppucci, la tregua interna si rompe: i Testaccini iniziano a operare in autonomia, ripulendo il denaro sporco in attività commerciali e stringendo legami sempre più profondi con la politica e i servizi deviati. Tuttavia, la pressione delle forze dell'ordine e la guerra interna per il controllo del narcotraffico logorano il gruppo. Il colpo di grazia arriva il 2 febbraio 1990, quando Enrico De Pedis viene assassinato in via del Pellegrino. Pernasetti rimane uno dei pochi leader dei Testaccini ancora operativi, ma il destino della Banda è ormai segnato.
Quando la Banda inizia a sgretolarsi sotto i colpi delle confessioni del pentito Maurizio Abbatino (1992), Pernasetti sceglie la strada della latitanza. La sua fuga non finisce con un blitz spettacolare, semplicemente nel 2002, quando divenuta definitiva la condanna a 30 anni (con sentenza emessa dalla Corte di Assise di Roma nel 2000, divenuta irrevocabile nel 2002, per omicidio in concorso – un regolamento di conti commesso a Roma il 24 novembre 1981 – associazione per delinquere, violazione della legge sugli stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi, non riconosciuto invece il reato di associazione mafiosa per l’intera Banda) Pernasetti si presenta spontaneamente al carcere di Prato.


“Er Palletta” che ha trascorso gran parte degli ultimi vent’anni in cella, nel 2011 ottiene la semilibertà, e inizia a lavorare durante il giorno come cuoco nel ristorante di famiglia a Testaccio, per poi tornare in carcere la sera. Nel 2016 viene definitivamente scarcerato e ufficialmente continua a fare il cuoco. Ma secondo gli inquirenti dietro questa facciata di lavoro onesto ci sarebbe un’altra attività da broker di un’organizzazione guidata da Manuel Severa, in cui sarebbero rientrate in gioco le relazioni che Pernasetti aveva stretto negli anni Ottanta con il clan dei Senesi. Con il loro benestare infatti, si sarebbe mosso tra i quartieri della città eterna mettendo in contatto vari universi criminali presenti sul suolo di Roma. Secondo l’ordinanza del Gip che ha portato alla custodia cautelare, sarebbe stato in contatto direttamente con i Marando, clan di ’Ndrangheta, di San Basilio (originario di Platì) e con il gruppo di Manuel Severa, che sarebbero stati implicati nello smistamento di hashish e cocaina nelle piazze del Trullo e di Corviale.
Ma le accuse non finiscono qui. Nel 2024 Pernasetti avrebbe puntato una pistola alla testa di un meccanico romano per un debito legato di droga di 8mila euro. Non avendo ottenuto i soldi, avrebbe ordinato di punire il meccanico, gambizzato con tre colpi di pistola il 25 marzo 2024, in via Pian delle Torri.
Il 75enne in base a questa ricostruzione oggi appare come l’ultimo ponte tra la criminalità della seconda parte del secolo scorso e quella attuale, quasi un’autorità perché lui “c’era” quando la Banda della Magliana comandava davvero Roma.










