La tragedia avvenuta di Crans Montana la notte di Capodanno del 2026 è una ferita ancora aperta: per i familiari dei 41 giovani che sono morti nel rogo del locale Le Costellation, per i ragazzi feriti alle prese con cure dolorose, interventi e ripercussioni sul piano psicologico. E lo è anche per la giustizia: dalle indagini emergono particolari sempre più inquietanti, strazianti video inediti, che dimostrano (anche se poi sarà il processo a determinarlo) come tutto quell’orrore poteva essere evitato.

Una foto tratta dagli atti dell'inchiesta sul bar Constellation di Crans Montana, dove è avvenuta la strage di Capodanno. (ANSA)

Di Crans Montana si è di nuovo parlato molto in questi giorni per due notizie che hanno certamente riacuito il dolore dei familiari e dei feriti e lo sconcerto dell’opinione pubblica: il rifiuto da parte della procura di Sion che segue l’inchiesta, della richiesta dello Stato italiano di costituirsi parte civile. E la richiesta dei coniugi Moretti, i proprietari del locale Le Constellation dove è divampato il rogo, a cui sono stati ritirati naturalmente i documenti validi per l’espatrio e che hanno l’obbligo quotidiano di firma, di poter espletare questa procedura con una videocall, e che ai due figli siano restituiti i passaporti per poter andare all’estero in vacanza dai nonni.

Frame video sull'istante in cui inizia l'incendio nel locale Le Constellation a Crans Montana (ANSA)

Tutto questo quando dai rilievi emersi sinora, ma anche dal comportamento tenuto la sera della tragedia, sono evidenti le loro responsabilità, non avendo ottemperato alle norme minime di sicurezza previste per un locale pubblico.

Jacques Moretti e la moglie Jessica Moretti mentre si recano a un'udienza con il pubblico ministero del Canton Vallese, a Sion (EPA)

Non è questa la sede per tornare a parlare di mancanza di uscite di sicurezza, di materiali altamente infiammabili, ecc., ma appare stridente il rigore con cui la Svizzera interpreta i codici quando si tratta delle richieste delle vittime, e il garantismo con cui vengono trattati gli ipotetici responsabili, che sembra stiano per riaprire la loro attività in altri due locali.

Ma come stanno vivendo queste notizie le famiglie coinvolte? Abbiamo raggiunto Umberto Marcucci, il papà di Manfredi, uno dei ragazzi italiani gravemente ustionati, il cui migliore amico Riccardo Minghetti purtroppo è morto tra le fiamme del locale.

Umberto Marcucci, padre di Manfredi, uno ragazzi italiani gravemente ustionati nel rogo di Crans-Montana (ANSA)

«Manfredi è qui con me proprio a Crans Montana», ci dice Umberto. «Non ci era più tornato dal momento della tragedia, ma dopo il coma, il lungo ricovero al Niguarda, il trasferimento a Roma, appena ha potuto ha ripreso ad andare a scuola e ha subito espresso il desiderio di tornare a Crans. Questo è il luogo delle sue vacanze da sempre, dove ha tanti amici, molti dei quali con i segni di quella terribile notte. E proprio ora ci stiamo recando giù in valle per andare a trovare a casa un ragazzo che quella notte ho portato con la mia auto all’ospedale di Sion. Non ci conoscevamo, ma avevo un posto libero, ed è salito con noi. Anche lui ha subito tanti interventi qui in Svizzera e, tra chi è sopravvissuto a una tragedia come quella, si forma un legame forte, dell’anima. Ed è stato proprio Manfredi a chiedermi di andare a trovarlo».

Il fuoco aveva aggredito Manfredi alle spalle, le ustioni più gravi sono state sulla schiena, ma anche agli arti superiori e alle mani, come per molti dei feriti: mani e braccia erano le uniche armi per cercare salvezza e ovunque si posassero incontravano superfici incandescenti.

«Dopo qualche settimana di vacanza qui in montagna, visto il mare è vietato per chi ha subito gravi ustioni», continua Umberto Marcucci, «Manfredi andrà in un centro termale per un ulteriore percorso di cura per la pelle. Poi dovrà subire altri interventi a braccia e mani, ma almeno una tregua estiva dagli ospedali era necessaria per allentare la tensione e dargli una parvenza di normalità». La Svizzera sembra vivere con insofferenza il clamore derivato dalla tragedia nella rinomata località sciistica. Anche nel rifiuto di ammettere l’Italia come parte civile. «La motivazione ufficiale è che per questa tipologia di reati lo Stato non potrebbe essere parte lesa perché lo possono essere solo i privati cittadini. Ma non è così, perché in almeno altri due casi uno Stato è stato ammesso. E qui c'è stato veramente l’intervento del sistema paese, che si è mosso per prendere in cura questi ragazzi. Quindi oltre che da un punto di vista giuridico anche da un punto di vista morale è legittimata la presenza dello Stato come parte lesa insieme ai familiari delle vittime e dei ragazzi feriti. Per noi famiglie sarebbe una forma ulteriore di garanzia in vista del processo. Nel corso delle indagini sono emerse tante falle del sistema di sicurezza, sia degli imputati sia delle amministrazioni. E questo rifiuto di ammettere lo stato italiano come parte civile ci fa stare un po’ meno tranquilli che tutto si svolgerà nel pieno rispetto dei diritti delle vittime. Probabilmente hanno una paura matta di creare un precedente, in vista di qualsiasi altro evento simile che possa accadere in futuro. Comunque confidiamo nel ricorso che è stato subito presentato».

Fiori e candele che erano state poste dalla gente comune davanti a le Costellation nelle settimane successive alla tragedia. Ora davanti al locale ci sono delle anonime fioriere (EPA)

«La mia impressione è che la Svizzera stia facendo come chi prova a nascondere la polvere sotto al tappeto, perché è una vergogna che rischia di intaccare la loro fama di efficienza, di paradiso dorato», continua Marcucci. «Per esempio siamo siamo passati davanti al locale Le Costellation, dove l’amministrazione ha messo dei grandi vasi di fiori, che più che rappresentare un omaggio alle vittime sembrano banalmente decoro urbano per nasconderlo alla vista, perché poi di fronte c'è il bar, dove la gente sta seduta tranquillamente a farsi l'aperitivo: una cosa che mi mette i brividi solamente a dirlo. Per fortuna sulla scala del Costellation, dove qualcuno ha appeso le foto dei ragazzi che non ci sono più, la gente comune ha continuato a fare una sorta di pellegrinaggio. Mentre il memoriale si trova si trova dietro la chiesa di Crans, nel posto più defilato del paese, dove resta praticamente invisibile».

C’è infine un altro aspetto inquietante: la procura di Sion ha escluso dal processo di fratelli e sorelle “non conviventi” o nati da genitori diversi. Con motivazioni surreali. Camilla, la sorella maggiore di Chiara Costanzo, nata da una precedente relazione del padre, perché secondo la magistratura elvetica le vacanze condivise, l’affetto, e un clima da “famiglia allargata” non bastano a dimostrare un legame profondo. Oppure Il fratellastro di Giovanni Tamberi è stato escluso per il solo fatto di vivere con la nonna materna. O ancora l’esclusione della sorellina di 4 anni di Rozerin Özkaytan (18 anni) è stata motivata con il fatto che il divario d’età impedirebbe la presenza di confidenze reciproche o la profonda conoscenza della vita dell’altra. E questa rigidità ben poco umana ci fa venire il mente un altro particolare: il fatto che alcuni ragazzi svizzeri rimasti feriti nell’incendio, costretti quindi a lunghe assenze da scuola per le necessarie cure, siano stati bocciati alla fine dell’anno scolastico. Ogni commento ci appare davvero superfluo.

EPA