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Le tracce dei temi proposti alla maturità di quest’anno corrispondono a pensieri universali e sempre vivi nella nostra coscienza sui quali gli studenti sono invitati a riflettere in modo critico. Le idee di Frank Furedi, sul crocevia problematico fra identità e confini, giovinezza e maturità, limiti da rispettare e libertà da conquistare, sembrano fatte apposta per sollecitare gli adolescenti a prendere posizione dimostrando le proprie convinzioni.
Sarò curioso di sapere cosa avranno scritto, a tale proposito, alcuni studenti che alla Penny Wirton hanno fatto esperienza come insegnanti di lingua italiana agli immigrati. Alcuni di questi allievi li conosco bene e credo abbiano molto da dire avendo incontrato, nei mesi scorsi, coetanei provenienti da ogni parte del mondo.
La fatale unilateralità di certi grandi amori che filtra negli ultimi versi di Cesare Pavese, spesso citati a scapito delle sue raccolte più importanti, possono far scattare qualche scintilla nei giovani. Il risvolto positivo della fatica quale dedizione, pazienza e tenacia, presente nel brano di Mario Calabresi, ricorda la necessità della concentrazione e della lentezza, specialmente oggi nell’epoca informatica.
Anche il valore della memoria come intensificazione dell’esistenza, sottolineato da Vitaliano Brancati, ha la possibilità di essere indagato con profitto.


I candidati avranno di che sbizzarrirsi fra la matrice creativa del ragionamento scientifico, illustrata con esempi concreti da Piero Biancucci e il senso di stupore e meraviglia di fronte alla natura sentenziato da Wenke Husmann.
Chissà se qualcuno di loro ripartirà dalla speranza umanistica e relazionale che Giuseppe Saragat il 26 giugno 1946 esprimeva all’alba della Repubblica italiana. Tutti gli argomenti a me sembrano significativi, poi dipenderà dal modo in cui i ragazzi li affronteranno, non solo oggi, nella prima prova scritta, anche nei giorni successivi, durante i colloqui orali, quando magari le commissioni li chiameranno a discuterli.








