«Il Papa ci ha fatto una sorpresa. Abbiamo avuto ancora una volta la conferma che Pietro protegge la sua Chiesa». Padre Toni Elias, parroco del villaggio cristiano di Rmeich, al confine con Israele, è ancora emozionato. «Non sapevamo nulla se non che il nunzio sarebbe stato ricevuto in udienza. Lui ha i nostri numeri di cellulare, ha fatto un gruppo whatsapp. A un certo punto ci ha chiamati e chi ha detto che era accanto al Papa. Gli ha passato la videochiamata e tutti noi, eravamo una decina, abbiamo avuto la sua benedizione».

Padre Toni Elias, parroco di Rmeich, uno dei dieci sacerdoti del Sud del Libano videochiamati da papa Leone

Cosa vi ha detto il Papa?

«Ci ha incoraggiati, ha detto che prega per noi e che ci benediceva assieme alle nostre comunità. Abbiamo pregato assieme ed è stata una gioia grande. Per noi davvero un sospiro di speranza e di fiducia».

Gli avete detto qualcosa?

«Abbiamo ascoltato. Per noi ha parlato il nunzio, monsignor Paolo Borgia. Lui sta facendo più di quello che si può fare in queste situazioni. Sta portando la nostra voce, le nostre sofferenze, quello che stiamo vivendo al Santo Padre. Ci conosce molto bene perché ci ha visitati e continua a farlo di continuo, cerca di portarci aiuti, di sostenerci».

Qualche giorno fa è stato distrutto un villaggio accanto a voi.

«Sì, il villaggio di Yarun. Era un villaggio misto di cristiani e musulmani ed è stato spazzato via. Anche a Debel una quindicina di case sono state danneggiate».

E a Rmeich qual è la situazione?

«Al momento non sentiamo più esplosioni, ma rimaniamo chiusi. Ci sono tante famiglie che sono rimaste separate, in parte qui in parte a Beirut o altrove. Non riescono a ricongiungersi perché non possiamo muoverci né dal Nord possono arrivare fino a noi. Sono riusciti ad arrivare dei convogli di aiuti dopo una chiusura totale di una quindicina di giorni. Cerchiamo di riprendere la vita, ma è difficile in questa situazione. Siamo rimasti isolati e tutto attorno a noi è stato distrutto».

Nonostante tutto riusciti a tenere viva la speranza?

«Certo. E la telefonata del Papa ci ha dato ancora più forza. Lo sapevamo, ma abbiamo toccato con mano che siamo veramente il Corpo mistico di Cristo. Il capo è Gesù, ma il suo servo sulla terra è il Papa. La sua telefonata dice che tutta la Chiesa ci sta pensando, ci sta portando nelle preghiere. Questo ci incoraggia. E non parlo solo di noi sacerdoti, ma di tutta la comunità. Appena la gente ha saputo della telefonata del Papa si è sparsa una gioia inimmaginabile. E io ero anche contento di aver risposto da una stanza dove avevo alle spalle il quadro dell’Immacolata. Non siamo soli. Lo sapevamo già, ma questa mattina abbiamo sperimentato concretamente di essere nel cuore della Chiesa».