In Italia sono oltre 600 mila le persone che convivono con la malattia di Alzheimer e più di tre milioni tra familiari e caregiver sono coinvolti quotidianamente nell’assistenza. Sono numeri destinati a crescere e la gestione d questa condizione non è soltanto una sfida sanitaria, ma una questione di dignità della persona, responsabilità collettiva ed equità sociale. Se ne è parlato a Roma, in occasione dell’incontro “Alzheimer: bisogno sociale, responsabilità collettiva”, ospitato nella Sala del Palazzo della Cancelleria Vaticana, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle società scientifiche, delle associazioni dei pazienti e del mondo ecclesiale per fare il punto sulle prospettive della presa in carico delle persone con demenza.

A fare da filo conduttore ai lavori è stato il richiamo di Papa Leone XIV, che nei mesi scorsi aveva ricordato come la salute “non possa essere considerata un lusso per pochi, ma un diritto essenziale da garantire soprattutto alle persone più fragili”. “L’innovazione scientifica acquista il suo significato più profondo quando riesce a raggiungere le persone più fragili”, ha affermato mons. Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere emerito della Pontificia Accademia delle Scienze. "L'Alzheimer è una sfida che riguarda non solo la medicina, ma anche il modo in cui la società si prende cura delle persone più vulnerabili. Interpella il senso più profondo della cura, intesa non solo come trattamento, ma anche come vicinanza, responsabilità e scelta di civiltà, umanità e fede. Significa rispetto e dignità soprattutto per chi soffre, e fare del principio di solidarietà un fatto concreto. E' una opportunità privilegiata per realizzare quella fraternità e amicizia che ci rendono canali della grazia di Cristo, sviluppando reti di fede, speranza e carità”, ha aggiunto Sorondo.

Monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia Teologica e arcivescovo emerito di Noto ha espresso l’auspicio che ogni malato “sia una persona da incontrare, non solo un paziente da gestire”.

Intanto, dopo oltre trent’anni di studi, l’arrivo delle terapie anti-beta amiloide ha aperto nuove prospettive per modificare il decorso biologico della malattia nelle fasi iniziali. Il professor Vincenzo Di Lazzaro, Preside della Facoltà Dipartimentale di Medicina e Chirurgia Università Campus Bio Medico, .ha spiegato che a volte si arriva alla diagnosi di Alzheimer dopo un’odissea di mesi, tuttavia i biomarcatori plasmatici dal 2024 consentono una diagnosi precisa.

“Le famiglie fanno proprie le parole del Papa, ‘Nessuno sia lasciato solo, la cura è segno di speranza e prossimità’, per rivendicare il sospirato accesso all’innovazione, la diagnosi precoce e tempestiva, una presa in carico adeguata per tutte le fasi di malattia, senza differenze geografiche o economiche”, ha chiesto Patrizia Spadin, presidente Associazione italiana malattia di Alzheimer (Aima).

Anche la politica è chiamata a dare risposte. “L'Alzheimer è una sfida che richiede una visione di lungo periodo e una collaborazione stabile tra istituzioni, ricerca, professionisti sanitari e associazioni dei pazienti” ha dichiarato l’onorevole Annarita Patriarca, segretaria di presidenza della Camera dei deputati e co-presidente Intergruppo Alzheimer. “Occorre trasformare questa consapevolezza in scelte concrete, a partire dal rafforzamento del Piano nazionale per le demenze e dalla stabilizzazione del Fondo per l’Alzheimer, affinché pazienti e famiglie possano contare su risorse certe, servizi omogenei sul territorio e percorsi di presa in carico tempestivi e continuativi. L’Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer - ha proseguito - rinnova il proprio impegno a sostenere con determinazione queste priorità, promuovendo iniziative legislative e di indirizzo che mettano al centro la dignità delle persone e il supporto alle famiglie, e lavorando per rafforzare il coordinamento tra livello nazionale ed europeo”.