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Il rinvenimento di ordigni al Passo del Mandriccio, nel Parco nazionale dello Stelvio (Fonte: Brigata Alpina Julia)
55 manufatti esplosivi, 18 proietti d'artiglieria calibro 75 mm e 37 proietti da bombarda Thevetot, bombe a mano ed altri manufatti, tutti impiegati nel Primo conflitto mondiale. Il bilancio della campagna di bonifica estiva sulle montagne dolomitiche del Trentino-Alto Adige parla chiaro: la Grande Guerra, conclusasi più di un secolo fa, ha lasciato sul territorio tracce profonde e durature.
Le campagne di bonifica non sono certo una novità, è da diversi lustri che il movimento dei ghiacciai e lo scioglimento della coltre nevosa fanno riaffiorare manufatti, baracche, gavette e tutto il materiale utilizzato nelle durissime campagne della Guerra Bianca. Quest’ultima operazione, però, ci ricorda ancora una volta in più una verità che forse tendiamo troppo spesso a dimenticare: la violenza semina violenza e gli effetti della guerra sulle popolazioni come un un territorio, necessitano di lunghi tempi di assorbimento e decantazione.


In questo caso, gli interventi si sono svolti nella zona di Primiero, nei comprensori del Carè Alto e la Vedretta di Lares, del gruppo Adamello-Brenta (Tn), della Val Martello e del Parco dello Stelvio (Bz), sulla Cima Tre Cannoni sia sulle pendici del ghiacciaio del Livrio, sia nei pressi del passo del Mandriccio, e al Passo del Tonale. A portare a compimento la missione lo scorso 16 ottobre, sono stati gli specialisti del 2° reggimento Genio guastatori, in sinergia con tecnici qualificati di diversi comparti dello Stato ed Enti Locali.
Il continuo rinvenimento di ordigni bellici pone alla nostra attenzione altre due questioni. Una prima, di sicurezza. Un proiettile da bombarda da 90 mm, come quello rinvenuto nella zona del Menador (Caldonazzo), o quelli da da 75 mm emersi tra Cima del Frate e Forcella Fierollo (Bieno), sono tutti ordigni a potenziale rischio esplosione: vanno individuati e neutralizzati, pena l’impraticabilità dell’area. Non a caso dagli specialisti dell’Esercito, i guastatori della brigata alpina Julia, arriva il monito a «non toccare assolutamente alcun tipo di ordigno rinvenuto casualmente, in qualsiasi posto esso si trovi, ma di segnalarlo prontamente alle Forze dell’ordine presenti in zona, indicando la zona presunta e descrivendo il manufatto, ove possibile anche con alcune foto».


In ultimo, il rinvenimento degli ordigni pone davanti agli occhi, se mai ce ne fosse ancora bisogno, i disastrosi effetti della crisi climatica: di tutti i corpi glaciali sotto i 3.500 metri di altitudine, entro il 20250 non resterà più nulla. In compenso, rinveniremo molte altre bombe a mano e proiettili: una magra, magrissima, consolazione.









