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Ansa
Il 13 ottobre 2026 è arrivata in Consiglio dei Ministri la prima bozza della riforma organica del Codice della strada. Che cosa cambia per gli automobilisti? Per adesso nulla. Continuano a valere le norme attuali entrate in vigore il 14 dicembre 2024. Tutte quelle che avete letto in queste ore sono novità di là da venire.
Quello che è approdato il 13 ottobre in Consiglio dei Ministri è, infatti, per ora solo un testo preliminare che comincia adesso l’iter di approvazione parlamentare. Tecnicamente è la bozza di un decreto legislativo che attua la delega della legge 177 del 2024, poi prorogata dalla legge 171 del 2026. Il decreto prima di diventare legge e di essere effettivo deve superare diversi passaggi. Il Consiglio di Stato e la Conferenza unificata hanno 30 giorni per esprimere il loro parere. Poi il testo passerà alle commissioni parlamentari, che hanno 90 giorni, anche nel caso per modificare il testo.
Solo dopo il Consiglio dei ministri potrà approvarlo in via definitiva. Considerati i tempi tecnici, l’approvazione definitiva non potrà avvenire prima del marzo 2027. L’entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2028.
Se la legge del dicembre 2024 modificava già direttamente varie norme del Codice, questa riforma che è una sua emanazione è chiamata al riordino del Codice intero.
Facile che a questo punto un lettore che non mastichi per lavoro iter legislativi si sia perso, ed è normale. Un cittadino comune avrebbe bisogno di distinguere con chiarezza una bozza, da un annuncio, e di vedersi spiegate con chiarezza le nuove norme quando è chiamato a rispettarlo. Mentre per questa strada si rischia di dare grande attenzione alle fasi iniziali, quando ancora nulla cambia nella vita del cittadino e di confondergli le idee, tra quello che è in vigore e quello che ancora non lo è.
È già molto difficile, per cittadini e operatori del diritto, misurarsi con un Paese che ritocca continuamente norme molto impattanti sulla vita quotidiana e orientarsi nel bailamme tra norme operative, leggi delega e loro proroghe (si pensi solo ai decreti per le targhe dei monopattini): ci si vive come in un eterno cantiere che non si stabilizza mai.
Se poi ogni volta che a qualcuno viene in mente di tirare su o giù una parete di carton gesso, fosse anche la più bella che si possa immaginare, prima la annuncia per vedere se piace, poi se la rimangia, poi la dà per cosa fatta quando ancora si stanno prendendo le misure, pur sapendo che la parete, se mai si muoverà, lo farà solo dopo molti mesi, il rischio è di provare la sensazione è di vivere uno sciame sismico istituzionale. E non è un bel vivere.
Anche perché si rischia di passarci sotto il giorno sbagliato e di trovarsi i calcinacci in testa. Fuor di metafora di prendersi una sanzione stradale per non aver capito più niente.




