«Un risultato storico, importantissimo, che va a squarciare il velo del pensiero unico bellicista. Il riarmo non è ineluttabile come dice di ministro Crosetto, la difesa non armata è una alternativa concreta». Così Francesco Vignarca, portavoce della Rete italiana pace e disarmo, commenta il superamento della soglia delle 50 mila firme necessarie per portare all’esame del Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare sulla difesa non armata.

La campagna “Un’altra difesa è possibile”, promossa appunto da Rete italiana pace e disarmo, Cnesc (Consulta nazionale enti servizio civile), Movimento nonviolento e “Sbilanciamoci!”, prevede l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’obiettivo di coordinare, sotto un’unica strategia orientata alla prevenzione dei conflitti, strumenti già presenti nell’ordinamento italiano: Servizio civile universale, Protezione civile e Corpi civili di pace. Un modello di difesa alternativo a quello militare, fondato su mezzi civili e coerente con la costruzione della pace, come sancito dagli articoli 11 e 52 della Costituzione. «Grazie al lavoro congiunto delle nostre reti abbiamo intercettato un’idea diffusa: al di là del pensiero unico bellicista, una parte consistente dell’opinione pubblica è favorevole a un’alternativa alle armi».

«Chi propugna il riarmo non sa poi dire come l’intervento militare possa risolvere i problemi, nella comunicazione main stream si dice solo che il riarmo è l’unica via. Ma non è così, la difesa non armata è un’alternativa da testare».
La legge si compone di cinque articoli. Con l’articolo 1 si riconosce la difesa civile, non armata e nonviolenta quale componente del sistema nazionale di difesa e sicurezza della Repubblica e si istituisce il Dipartimento competente, chiamato a svolgere funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche pubbliche nel settore, avvalendosi dei Corpi civili di pace e di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Gli articoli 2 e 3 disciplinano il profilo finanziario. Viene istituito il Fondo nazionale per la difesa civile, destinato a finanziare le attività del Dipartimento con stabilità e prevedibilità. La dotazione è determinata annualmente dalla legge di bilancio e può essere integrata dalla facoltà dei contribuenti di destinare una quota pari al sei per mille dell’IRPEF – senza maggiori oneri per il contribuente. Sono previste garanzie di trasparenza, separazione tra spese di funzionamento e interventi, e una relazione annuale al Parlamento. L’articolo 4, invece, reca le disposizioni sulla copertura finanziaria, ricondotta alla programmazione ordinaria della finanza pubblica. L’obiettivo non è sostituire la difesa militare, bensì affiancarla e integrarla, offrendo allo Stato ulteriori strumenti per affrontare minacce e rischi che sempre più richiedono risposte civili, partecipate e orientate alla protezione dei diritti fondamentali. Infine l’articolo 5 disciplina l’entrata in vigore.

La campagna procede fino al 18 settembre, le firme saranno poi depositate al Senato. «Una legge di iniziativa popolare deve passare per il Parlamento e deve avere le forze politiche che la discutono e la mettono nelle condizioni di essere approvata. Noi abbiamo costruito la precondizione affinché il Parlamento possa discuterne – prosegue il portavoce, da più di 20 anni impegnato in campagne pacifiste – intanto continueremo a promuovere incontri e occasioni perché se ne parli».
L’iniziativa affonda le radici nell’obiezione di coscienza. Spiega e chiude Vignarca: «L’Articolo non parla di difesa armata, militare, quanto di difesa. Ogni cittadino può quindi scegliere come esercitare questo diritto. La difesa non armata non è un'idealità quanto un'alternativa concreta. E, si sa, le alternative concrete spaventano sempre chi vuole mantenere lo status quo».