Da una parte la Nato, riunita ad Ankara, dove i 32 Paesi alleati discutono di un ulteriore rafforzamento delle capacità militari e di nuovi investimenti nell'industria della difesa. Dall'altra, a Roma, il mondo del pacifismo e del Terzo settore che rilancia una proposta di segno opposto: costruire la sicurezza attraverso strumenti civili, non armati e nonviolenti. Due immagini che raccontano visioni profondamente diverse della sicurezza internazionale.

Nel vertice dell'Alleanza Atlantica in Turchia sono attesi accordi miliardari con l'industria bellica: oltre un miliardo di dollari per 200 missili Patriot destinati alla Polonia, più di un miliardo per nuovi proiettili di artiglieria guidati e altri contratti per sistemi satellitari, sorveglianza e difesa per oltre 12 miliardi di dollari. Il segretario generale Mark Rutte punta a consolidare l'impegno degli alleati ad aumentare la spesa per la difesa, in un contesto segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni con Russia, Cina e Iran e dall'obiettivo, già condiviso, di destinare entro il 2035 il 5% del Pil alla sicurezza.

Il ministro della Difesa belga Theo Francken e il segretario generale della NATO Mark Rutte sul palco durante gli annunci degli investimenti nel settore della difesa, al NATO Summit Defence Industry Forum, a margine del vertice dei leader della NATO ad Ankara
Il ministro della Difesa belga Theo Francken e il segretario generale della NATO Mark Rutte sul palco durante gli annunci degli investimenti nel settore della difesa, al NATO Summit Defence Industry Forum, a margine del vertice dei leader della NATO ad Ankara

Il ministro della Difesa belga Theo Francken e il segretario generale della NATO Mark Rutte sul palco durante gli annunci degli investimenti nel settore della difesa, al NATO Summit Defence Industry Forum, a margine del vertice dei leader della NATO ad Ankara

(REUTERS)

Altri contratti per 12,8 miliardi di dollari includono sistemi di comunicazione satellitare artica insieme a quelli GlobalEye, Airbus e Triton, che saranno anch’essi annunciati. Nel frattempo, Rutte sottolineerà l’aumento di 139 miliardi di dollari nella spesa core per la difesa da parte di Europa e Canada solo nell’ultimo anno, il che significa un incremento del 20%.

La proposta presentata al Senato

È in questo scenario che lunedì 6 luglio nella Sala "Caduti di Nassirya" del Senato della Repubblica, è stata presentata la campagna "Un'altra difesa è possibile", promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, Conferenza nazionale degli Enti di Servizio Civile (CNESC) e Sbilanciamoci!, su iniziativa della senatrice Aurora Floridia.

L'iniziativa accompagna la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare che propone l'istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta. Le sottoscrizioni hanno già superato quota 14 mila, oltre un quarto delle 50 mila necessarie per consentire alla proposta di approdare in Parlamento entro la scadenza del 15 settembre.

Il segretario generale della NATO Mark Rutte interviene al NATO Summit Defence Industry Forum, a margine del vertice dei leader della NATO in corso ad Ankara
Il segretario generale della NATO Mark Rutte interviene al NATO Summit Defence Industry Forum, a margine del vertice dei leader della NATO in corso ad Ankara

Il segretario generale della NATO Mark Rutte interviene al NATO Summit Defence Industry Forum, a margine del vertice dei leader della NATO in corso ad Ankara

(REUTERS)

Quattro pilastri per una difesa senza armi

La proposta di legge immagina un diverso modo di intendere la difesa della Repubblica, fondato sull'attuazione degli articoli 11 e 52 della Costituzione.

I punti qualificanti sono quattro: il rafforzamento del Servizio civile universale come strumento di difesa civile della Patria; l'istituzione dei Corpi civili di pace, preparati a intervenire nelle aree di crisi prima dell'escalation militare; il potenziamento della Protezione civile nella risposta alle emergenze ambientali e climatiche; la nascita di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo.

Il progetto prevede inoltre un fondo pluriennale stabile e la possibilità per i contribuenti di destinare il 6 per mille dell'Irpef alle attività di difesa civile.

«Difendersi preparando la pace»

«La Campagna "Un'altra difesa è possibile" è il programma politico unificante delle molte associazioni nonviolente, pacifiste, culturali, per il disarmo, la solidarietà e la cooperazione», ha spiegato Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento.

Valpiana ha richiamato il percorso avviato da Aldo Capitini e Pietro Pinna con l'obiezione di coscienza e la figura di don Lorenzo Milani, ricordando la sua celebre affermazione secondo cui «le uniche armi che io approvo sono nobili e incruente».

«L'obiettivo comune – ha sottolineato – è la piena attuazione dell'articolo 52 della Costituzione alla luce dell'articolo 11 che ripudia la guerra: difendersi preparando la pace».

Secondo Valpiana, l'attuale situazione internazionale rende ancora più urgente dotarsi di strumenti capaci di prevenire i conflitti prima che degenerino. «Più firme raccogliamo e più la nostra proposta acquisterà forza. I partiti dovranno prendere una posizione, la società civile dovrà esprimersi e gli italiani dovranno decidere se preferiscono pagare per la guerra o per la pace».

Prevenire, mediare, ricostruire

Anche Giulio Marcon, per Sbilanciamoci!, e Rossano Salvatore, della CNESC, hanno insistito sul cambio di paradigma proposto dalla legge.

L'idea di difesa civile, hanno spiegato, supera una concezione della sicurezza fondata esclusivamente sul possesso delle armi e si sviluppa lungo tre direttrici: prevenire i conflitti intervenendo sulle cause profonde delle tensioni – come disuguaglianze, violazioni dei diritti e competizione per le risorse – gestirli attraverso la mediazione, la diplomazia dal basso e i Corpi civili di pace, e infine favorire la ricostruzione delle relazioni nelle comunità colpite.

Il richiamo di Papa Leone

Durante la conferenza stampa è stato richiamato anche il recente intervento di Leone XIV, che ha espresso forte preoccupazione per la crescita della spesa militare nel mondo. Secondo il Pontefice, «non si può spacciare il riarmo per difesa della patria», perché destinare risorse sempre maggiori agli armamenti significa sottrarle alla sanità, ai servizi sociali, all'istruzione e al bene comune. Un richiamo che si inserisce pienamente nella filosofia della campagna, secondo cui la sicurezza non nasce soltanto dalla deterrenza militare ma anche dalla coesione sociale, dalla prevenzione delle crisi e dalla costruzione della pace.

Le adesioni del mondo della cultura

Alla proposta hanno già aderito numerose personalità del mondo della cultura, dell'informazione, dello spettacolo e dell'impegno civile.

Alla conferenza erano presenti la filosofa Donatella Di Cesare e l'attore Ascanio Celestini. Tra i firmatari figurano anche i giornalisti Gad Lerner, Marco Damilano, Giulia Innocenzi, Nico Piro e Vittoria Iacovella; il fisico Carlo Rovelli; gli artisti Alessandro Bergonzoni, Giulio Cavalli, Vinicio Capossela, Maria Pia De Vito, Franco Bassi e il vignettista Mauro Biani; insieme a Cecilia Strada e don Luigi Ciotti.

La raccolta firme continua fino al 15 settembre

La raccolta firme proseguirà fino al 15 settembre attraverso la piattaforma del Ministero della Giustizia, utilizzando SPID o Carta d'identità elettronica.

Se verranno raggiunte almeno 50 mila sottoscrizioni, la proposta sarà assegnata al Senato e avvierà il proprio iter parlamentare presso le Commissioni Affari costituzionali e Affari esteri e Difesa.

L'obiettivo dichiarato dai promotori non è soltanto arrivare all'esame della legge, ma aprire nel Paese una riflessione sul significato stesso della difesa nazionale, proponendo un modello che affianchi agli strumenti militari una più robusta architettura di prevenzione, mediazione e costruzione della pace.