“La via maestra, la strada della Costituzione”. Con questo titolo, sabato 17 ottobre, la Cgil e oltre cento associazioni laiche e cattoliche hanno dato vita a Roma a una delle manifestazioni più imponenti dell’autunno politico italiano. Il corteo è partito da piazza della Repubblica nel primo pomeriggio per concludersi a piazza del Popolo, dove si sono alternati gli interventi dal palco, chiusi dal segretario generale Maurizio Landini .

Secondo gli organizzatori, la piazza capitolina ha superato le centomila presenze. I temi al centro della mobilitazione — lavoro, pace, ambiente, welfare e difesa della Carta costituzionale — sono stati declinati in una piattaforma articolata: aumento di stipendi e pensioni, contrasto al lavoro povero e precario, riduzione del divario retributivo di genere, sanità pubblica finanziata al 7,5 per cento del Pil e istruzione al 5 per cento, accesso alla casa e un fisco improntato alla progressività.

Landini, dal palco, ha annunciato che il 20 novembre la Cgil proclamerà lo sciopero generale, in coincidenza con lo sciopero europeo degli studenti, per chiedere risposte al governo in vista della manovra di Bilancio. Il leader sindacale aveva presentato l’iniziativa nei giorni precedenti come «non una protesta, ma un’idea per il nostro futuro».

La mobilitazione era stata illustrata anche a Milano, alla Camera del Lavoro, dove i rappresentanti delle organizzazioni promotrici avevano sottolineato la necessità di un’alternativa politica economica: dal costo dell’energia che penalizza l’industria manifatturiera alla difesa della libertà di informazione e del diritto di dissentire.

Nella stessa giornata, il capoluogo lombardo è stato teatro di una manifestazione distinta, promossa da “Italia in piazza”, che ha riunito oltre cinquemila partecipanti contro il carovita. Il corteo, tuttavia, è degenerato in via Broletto, in centro: secondo la ricostruzione dell’Ansa, una fitta sassaiola è stata lanciata contro gli agenti in tenuta antisommossa, che hanno risposto con cariche di alleggerimento.

Qualche momento di tensione in piazza San Carlo a Torino, dopo il corteo contro il caro vita organizzato da comitati di cittadini. (ANSA)

Nel corso degli scontri sono state danneggiate pensiline del trasporto pubblico e vetrate ai primi piani di alcuni palazzi storici; sono stati lanciati bombe carta e fuochi pirotecnici. Alcune persone sono rimaste contuse in modo lieve, tra cui una fotografa, e un agente in borghese è stato ferito alla testa. La polizia ha fermato e identificato alcuni giovani. Il corteo si è spezzato in due e la tensione è rimasta alta per l’intero pomeriggio.

Le due piazze, pur condividendo una matrice di malcontento sociale legata al costo della vita e alla precarietà, hanno seguito binari profondamente diversi: a Roma una manifestazione ordinata e politicamente strutturata, con una piattaforma dettagliata e un annuncio di mobilitazione futura; a Milano, ma anche a Bologna e Torino, proteste che hanno travalicato i limiti del corteo pacifico, riproponendo il nodo della gestione dell’ordine pubblico nelle manifestazioni non organizzate dai grandi soggetti sindacali.

La “via maestra” indicata dalla Cgil resta quella delle urne e della pressione dal basso: una strada lunga, che passerà per lo sciopero generale e per la stagione della manovra. Ma la giornata di sabato ha mostrato anche un’altra Italia, più frammentata e rabbiosa, che fatica a trovare canali di espressione e che rischia di trasformare la protesta in scontro.