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«Se si cura una malattia si può vincere o perdere. Se si cura una persona, si vince sempre».
La frase più celebre di Patch Adams racconta il confine sottile tra la medicina che cura e l’umanità che accompagna. Ed è proprio da questa idea che prende forma ancora una volta Besta On Stage, la compagnia composta da medici, infermieri, ricercatori, dipendenti e familiari dell’Istituto Neurologico Carlo Besta, pronta a tornare in scena nel capoluogo meneghino con il musical Dream, viaggio nel cuore dell’Africa, in programma il 9 e 10 maggio al Teatro Silvestrianum e il 4 giugno al Teatro Lirico Giorgio Gaber, dove ad accompagnarli ci sarà la Fanfara della 1ª Regione Aerea dell’Aeronautica Militare.
Lo spettacolo nasce con una finalità precisa: raccogliere fondi per il progetto Dream, che il Besta porta avanti in Malawi e Mozambico insieme alla Comunità di Sant’Egidio e alla Fondazione Mariani ETS (rivolta alla neurologia infantile) per garantire cure e formazione medica a bambini e adulti affetti da epilessia. Il ricavato di questa nuova produzione servirà in particolare a sostenere per un anno il trattamento di 150 donne in gravidanza colpite dalla malattia.
Da alcuni anni Besta On Stage ha scelto di trasformare il teatro in una forma diversa di vicinanza. Non sono soltanto spettacoli benefici. Sono serate che riescono a lasciare qualcosa anche a chi siede in platea: interrogativi profondi, emozioni vere e la sensazione che fare del bene agli altri finisca per fare bene anche a noi stessi.
Quest’anno con il progetto Dream e con il sostegno di CBDIN onlus, associazione nata proprio tra le mura della neurologia infantile dell’istituto milanese, la compagnia spera di replicare il successo del musical Mary Poppins, messo in scena nel 2024.
A firmare regia e copione è la dottoressa Veronica Redaelli, neuro-oncologa da ventun anni al Besta, che ha scritto una storia inedita ambientata in Africa, dove sette ragazzi tra i 5 e i 15 anni, figli degli stessi professionisti sul palco, intraprendono un viaggio per ritrovare ciò che è stato loro sottratto, attraversando paure, trasformazioni e crescita interiore.
«Dream nasce da una richiesta del dottor Leone. Nei centri Dream manca un po’ tutto, soprattutto i farmaci: questo spettacolo è dedicato a loro», racconta Redaelli.


Veronica Redaelli.
Il dottor Massimo Leone, neurologo dell’istituto milanese, da anni segue il progetto sul campo. Nei centri africani l’epilessia non è solo una patologia neurologica, ma spesso una condizione che porta isolamento sociale, esclusione e stigma. Il lavoro dei medici italiani consiste nel formare professionisti locali e costruire una rete di assistenza stabile.
«Noi medici, i dipendenti e i nostri familiari ci aiutiamo come se fossimo una grande famiglia allargata. È un rapporto straordinario che continua dopo il lavoro, durante le prove e non si esaurisce nel debutto», spiega ancora la neuro-oncologa.
Le musiche saranno guidate dal professor Fabio Moda, ricercatore del Besta e direttore del coro «Ida Milanesi». Un percorso che rende questo progetto qualcosa di più di una semplice iniziativa benefica: un modo per trasformare la professione in testimonianza.
Non è la prima volta che la compagnia ottiene risultati concreti. Il precedente spettacolo aveva permesso di finanziare un bioreattore oggi utilizzato per le terapie personalizzate nei tumori cerebrali infantili. Ma questa volta il viaggio guarda ancora più lontano.
«Il nostro lavoro è una questione di umanità. Forse è anche per questo, oltre alla ricerca e alla professionalità, che siamo il sesto istituto neurologico al mondo», conclude Redaelli. «Durante la preparazione dello spettacolo ci serviva un vulcano scenico e, tra i tanti selezionati, siamo finiti in un laboratorio a Brescia dove un tecnico era stato curato da noi anni fa. Solo in un secondo momento, quando ci ha offerto gratuitamente una parte del lavoro, abbiamo scoperto la sua storia e in quel gesto abbiamo letto qualcosa che andava oltre la semplice coincidenza. Anche così Dream ci ha ricordato che il bene, prima o poi, trova sempre il modo di tornare, trova sempre la sua strada».




