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La madre di Alberto Trentini, Armanda Colusso, abbraccia il figlio all'arrivo all'aeroporto di Ciampino dopo la liberazione
L’aveva promesso e lo ha fatto. Don Renato Mazzuia, parroco della chiesa di Sant’Antonio di Padova del Lido di Venezia, lunedì mattina ha suonato le campane per annunciare la liberazione di Alberto Trentini, veneziano del Lido, uscito dal carcere il 12 gennaio dopo una prigionia di oltre 420 giorni in Venezuela senza alcuna accusa e martedì mattina tornato finalmente in Italia con un volo di stato partito da Caracas e atterrato a Ciampino dove ad attenderlo c’erano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, oltre alla madre di Trentini, Armanda Colusso, la sua avvocata Alessandra Ballerini, la figlia di Burlò e il suo avvocato, Maurizio Basile.


«Ho sentito ora mamma Armanda via messaggio, mi sono felicitato con lei e con il marito Ezio e con l’avvocata che li ha seguiti in questi lunghi giorni. Oggi è per loro il giorno della felicità. Del godere in famiglia della fine di questo incubo. Staranno tranquilli a casa, hanno bisogno di vivere questo momento, di ritrovare la tranquillità dopo la grande paura per questo figlio, unico loro tesoro», racconta il sacerdote dopo l’annuncio della liberazione di Alberto.
La scarcerazione è arrivata dopo quasi una settimana dall’arresto del premier venezuelano Nicolás Maduro, quando nel Paese la situazione si fa sempre più confusa. In Venezuela c’è molta incertezza, il Governo sembra non riuscire a trovare un nuovo equilibrio e le fazioni sembrano riorganizzarsi. Oltre a Trentini è stato liberato un altro italiano, l’imprenditore torinese Mario Burlò, anche lui detenuto dal 2024, e anche lui rientrato martedì mattina in Italia.
Per don Mazzuia e per tutta la comunità parrocchiale è una grande gioia. «Ho il cellulare colmo di messaggi che mi arrivano da ogni parte per gioire con noi. Stamattina sono stati proprio alcuni parrocchiani a riportarmi il primo lancio di agenzia che annunciava la liberazione di Trentini. Ho rilanciato la notizia nella chat della comunità». La Messa delle 9 è il momento del ringraziamento. «Per più di un anno abbiamo accompagnato i momenti liturgici al ricordo e alla preghiera per Trentini. Anche tutto il tempo di questo Natale ci ha visti pregare per Alberto. Sono veramente contento di dedicare la consueta veglia eucaristica di 24 ore, che si svolge venerdì prossimo, non più alla richiesta ma al ringraziamento al Signore per questa liberazione».


Alberto Trentini, 46 anni, cooperante impegnato in attività di sostegno ai disabili con l’associazione Humanity & Inclusion, era stato arrestato dalle autorità venezuelane il 15 novembre 2024 mentre si stava recando a Guasdualito. I motivi della detenzione non sono mai stati chiariti e la prigione in cui si trovava è tristemente famosa per il sovraffollamento e le terribili condizioni di vita. Si chiama El Rodeo I, nello Stato di Miranda, alla periferia di Caracas, a circa 30 chilometri dalla capitale, in una località chiamata Guatire.
Trentini, laureato in Storia e con una lunga esperienza nella cooperazione in Etiopia, Nepal, Grecia, Colombia, Libano, era arrivato a Caracas il 17 ottobre del 2024. Per lui la mobilitazione in Italia è stata altissima: il Comitato Trentini libero, l’attrice Ottavia Piccolo, Beppe Giulietti dell’associazione Articolo 21, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, ma non si contano le persone che hanno firmato la petizione in suo favore e partecipato alle manifestazioni per la liberazione. Il presidente della Repubblica ha telefonato, dando la sua solidarietà, a mamma Armanda e tanti sono stati gli sforzi del Governo italiano per liberarlo.
«Siamo sempre stati fiduciosi, alimentati dalla speranza cristiana. Oggi siamo contentissimi. Mi sembra che Alberto stia bene, ho visto una foto. Siamo contenti per Ezio e Armanda che da sempre sono presenti alla Messa e alla preghiera della nostra comunità», prosegue don Renato, «piuttosto, è stato difficile seguire le notizie: prima molto scarse, poi sempre molto altalenanti. In certi momenti sembrava tutto fosse fatto e poi invece non succedeva nulla, le cose non cambiavano. Abbiamo sempre cercato di rincuorare i genitori che venivano a pregare con noi durante le veglie che abbiamo organizzato, durante le fiaccolate, insomma abbiamo cercato di essere vicini. Non è stato facile. Abbiamo collaborato anche con il comitato costituito per la liberazione di Trentini».
Di recente mamma Armanda è stata indicata da Famiglia Cristiana tra le Donne dell’anno 2025 per avere trasformato un dolore privato in una responsabilità pubblica. «Le gioie e i dolori sempre rafforzano una comunità. Questa vicenda ha messo alla prova la nostra forza d’animo, la nostra unione. Ha assunto una dimensione che è andata ben al di là del locale. Abbiamo avuto un coinvolgimento nazionale, siamo stati molto esposti, abbiamo saputo stare vicini e trovare forza nella preghiera e nella vicinanza quotidiana. Adesso sinceramente ho fiducia che tutto rientri nell’ordinario, nella dimensione della vita di tutti i giorni di una comunità che prega e che coltiva la solidarietà».





















