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Di Vittoria Prisciandaro, foto di Marta Sarlo
La geografia di Roma ha geometrie variabili a seconda dei punti di vista. Dalla finestra del suo ufficio il cardinale Baldassare (per tutti Baldo) Reina ha una prospettiva che è tutto un programma: l’obelisco del Laterano, l’Altare della Patria e, subito dietro, la cupola di San Pietro. Ma la geografia esistenziale del nuovo vicario generale della diocesi di Papa, nato nel 1970 in provincia di Agrigento, ha le sue radici al Sud: la croce che porta al petto è quella di don Tonino Bello, in legno d’ulivo, i tratti sinuosi che ricordano l’onda del mare e l’ala del gabbiano. E le figure che lo accompagnano in questo nuovo cammino sono i martiri Pino Puglisi e Rosario Livatino.
Il passaggio della Porta Santa, tra selfie e folla, può essere un’occasione perduta. Con quale atteggiamento passare?
«La porta ha un valore simbolico molto forte, nel Vangelo Gesù ci dice che è Lui la porta. Diventa riduttivo se, oltre al gesto fisico dell’attraversamento della porta, non c’è il desiderio di aprire un’altra porta, che è quella del proprio cuore. Oggi vedo molte porte chiuse, quasi manca l’aria, per via dell’indifferenza, per via di una cultura della violenza che aumenta in maniera esagerata, per via di questa guerra che sta devastando il mondo, ed è alle nostre porte. Spero che chiunque attraverserà le Porte Sante possa decidere di aprire il proprio cuore al fratello. È il famoso appello di san Giovanni Paolo II: “Aprite le porte a Cristo”»
Continua…
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Questo articolo è una collaborazione con la rivista Credere
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