È un Nando Dalla Chiesa amaro, quello che commenta gli ultimi atti di intimidazione ad Alessandra Cerreti, con il collega Francesco Ferracane, Pubblico ministero del processo Hydra, che mira a verificare l’ipotesi di un consorzio criminale tra le tre mafie a Milani, la cui auto blindata è stata danneggiata durante la notte tra lunedì e martedì, mentre era parcheggiata nei sotterranei del Tribunale di Milano, il sospetto forte è che si tratti dell’ennesimo tentativo di intimidazione, in un luogo molto simbolico: «La notizia a questo punto non è che Milano non vuole vedere, è domandarsi perché non vuole vedere», si chiede con una domanda retorica, il professore punto di riferimento per la Sociologia della criminalità organizzata a Milano e per la storia criminale della città.

«Il problema è che il tema della mafia fa sempre meno notizia, anche di questo processo all’opinione pubblica arriva poco».

Per anni ci siamo detti che a inabissare il fenomeno mafioso era l’assenza di atti intimidatori in grado di catalizzare l’attenzione e l’assenza di fatti "appariscenti” come i riti tradizionali. Eppure adesso dal processo Hydra emergono segnali per così dire «vecchia maniera», che non si liquidano facilmente con la mimetizzazione nella criminalità economica: «Gli atti intimidatori ai magistrati, non sono i primi, di questo processo, non solo, nell’ultima udienza il collaboratore di giustizia Francesco Bellusci ha parlato in aula di rituali di affiliazione, descritti con dettagli, che si sarebbero tenuti nel 2019 nel Varesotto, cose che non passano facilmente inosservate».

Gli chiediamo che cosa ci sia di diverso rispetto al 2010 quando notizie simili con Crimine-Infinito fecero enormente più clamore: «In parte ha inciso la sinergia tra la Dda retta da Ilda Boccassini a a Milano e quella di Reggio Calabria con Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino a Reggio Calabria, in parte il fatto che i tempi erano maturi, per recepire quelle notizie, ma anche là ci sono voluti prima trent’anni di indagini e di sottovalutazioni. Se oggi non li si osserva, se non li si nota è perché la città è sorda, non vuole sentire: parlo della politica, dell’economia, non solo della società civile che almeno a volte i suoi segnali di impegno li dà, ma parlo soprattutto del mondo delle professioni. Stiamo sottovalutando Hydra, come abbiamo sottovalutato le curve di San Siro, come abbiamo sottovalutato Rogoredo. La Procura di Milano si sta impegnando molto, ma se nessuno vede, se nessuno sente, se non se ne parla poi si resta isolati e la storia ci insegna che è una situazione che genera pericolo».

Un librone recente e molto leggibile, Mafia a Milano e in Lombardia. Ottant’anni di affari e delitti di Mario Portanova , Giampiero Rossi, Franco Stefanoni, Zolfo, a dispetto delle sue quasu 900 pagine è lì a testimoniare un filo che si legge quasi come un romanzo, ma dove tutto è realtà in cui tutto si tiene: «Se ne dovrebbe parlare, intanto perché è un processo che rimette insieme un pezzo di storia criminale della città e non solo, e poi perché dispiega davanti a tutti il livello dell'offensiva criminale: quando si sente dire: “Altro che Calabria, Campania, Sicilia, le cose grandi si fanno qua”, che cosa aspettiamo ad aprire gli occhi? Ci ripetiamo: Milano è una città dinamica. Lo è, però è anche sorda alla sua stessa storia: sta diventando un fenomeno di antropologia culturale questa distrazione. E poi c’è la sottovalutazione a livello centrale: il Csm ha dato segnale molto preoccupante, non è solo un problema burocratico se il vicepresidente in diverse occasioni ha ripetuto che la mafia c’è da Roma in giù. Il mio auspicio è che il processo Hydra vada avanti, che se ne sappia il più possibile».

Intanto, dopo che un nubifragio ha fatto crollare il soffitto dell’aula bunker di piazza Filangieri mercoledì 23 settembre 2026 e mercoledì 30 settembre 2026 le udienze si terranno in Corte d’Appello a Milano e se l’inagibilità prosegue è previsto che le successive siano nell’aula bunker del carcere di Opera.