Che il mondo del calcio italiano sia in subbuglio da quando la nazionale ha mancato l'accesso ai Mondiali che si stanno disputando tra Stati Uniti, Canada e Messico, purtroppo è un fatto assodato. Ma i problemi del movimento non si fermano alla sfera della Figc, ma comprendono anche un caso che ha fatto scalpore a fine aprile: quello legato all'apertura di un fascicolo per frode sportiva che coinvolge il mondo arbitrale. Gianluca Rocchi, all'epoca designatore arbitrale, decide di autosospendersi dopo essere finito nel registro degli indagati.

All'origine dell'inchiesta c'è un esposto presentato nell'autunno del 2024 da Michele Croce, avvocato veronese e tifoso dell'Hellas Verona, dopo la partita tra gli scaligeri e l'Inter disputata nel gennaio 2024. Per chi non ricordasse quella partita, il fischio finale che sancì la vittoria della squadra di Milano per 2-1, con gol all'ultimo di Davide Frattesi, fu seguito da polemiche legate alle scelte arbitrali.

Inter Milan’s Davide Frattesi jubilates after scores goal of 2 to 1 during the Italian serie A soccer match between Fc Inter and Verona at Giuseppe Meazza stadium in Milan, 6 January 2024. ANSA / MATTEO BAZZI
Inter Milan’s Davide Frattesi jubilates after scores goal of 2 to 1 during the Italian serie A soccer match between Fc Inter and Verona at Giuseppe Meazza stadium in Milan, 6 January 2024. ANSA / MATTEO BAZZI
Davide Frattesi esulta per il gol che decise Inter- Hellas Verona. ANSA / MATTEO BAZZI (ANSA)

Dall'esposto di Croce nasce un fascicolo per frode sportiva che nel tempo si allarga fino a comprendere due filoni distinti. Il primo riguarda le cosiddette "bussate": colpi battuti al vetro della sala Var di Lissone durante Udinese-Parma, per condizionare in diretta le decisioni del Var Daniele Paterna su un episodio da rigore. Il secondo, più corposo, riguarda invece presunte designazioni arbitrali pilotate a favore dell'Inter in tre partite della stagione 2024-2025: Inter-Verona del 3 maggio 2025, Bologna-Inter del 20 aprile 2025 e Inter-Milan di Coppa Italia del 23 aprile 2025.

Il 25 aprile, Rocchi finisce nel registro degli indagati e cinque giorni dopo si avvale della facoltà di non rispondere davanti al pm. A distanza di qualche mese l'ex designatore decide di farsi interrogare dai magistrati, assistito dall'avvocato Antonio D'Avirro e da Antonio Bana. Davanti al pubblico ministero Maurizio Ascione e al procuratore aggiunto Paolo Ielo, Rocchi respinge fermamente tutte le accuse.

Se le tre partite incriminate risalgono alla stagione precedente quella appena conclusasi, l'ultima aggiunta al fascicolo è proprio della Serie A 2025-2026: Torino-Inter del 26 aprile 2026, terminata sul punteggio di 2-2.

Ma cosa contesta la Procura? Rocchi avrebbe designato come arbitro Maurizio Mariani per la sfida all'Olimpico Grande Torino, nonostante i malumori della società nerazzurra. I pm indicano come possibile data di fine del reato ipotizzato il 21 aprile 2026, cioè proprio nei giorni tra l'autosospensione di Rocchi e la nomina del suo successore. In quei giorni sarebbe stato intercettato il colloquio tra un dirigente Aia e Rocchi stesso, in cui l'ex arbitro veniva informato dei malumori della società di viale della Liberazione per la scelta di Mariani.

Rocchi stesso racconta ai pm la bontà di quella scelta, rivendicando quella designazione nonostante le contestazioni provenienti dal mondo Inter. Quindi lo stesso episodio che finisce nel fascicolo come nuova accusa, nel racconto della difesa diventa il momento in cui Rocchi non avrebbe ceduto.

A cambiare non sono soltanto le partite finite sotto la lente, ma anche il modo in cui i pm descrivono il reato contestato a Rocchi. Nella prima versione, l'ex designatore era accusato di aver «fraudolentemente accettato interferenze al fine di alterare il corretto svolgimento della competizione». Ora l'ipotesi si fa più pesante: Rocchi avrebbe agito «in concorso con esponenti della società sportiva Inter e previo concerto con costoro», i quali a loro volta avrebbero agito «per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina», all'epoca presidente della Figc (poi dimessosi dopo la mancata qualificazione dell'Italia al Mondiale, sostituito da Giovanni Malagò). Un chiarimento è però d'obbligo: né Gravina né alcun dirigente dell'Inter risultano al momento iscritti nel registro degli indagati. Il loro nome compare solo nella ricostruzione dei rapporti fatta dalla Procura, non in un'accusa formale a loro carico.

Nel frattempo, il fascicolo si svuota del capitolo legato alle "bussate" di Udinese-Parma, precedentemente contestato come reato a Rocchi, uscito fiducioso dall'interrogatorio, confidando in un'archiviazione della propria posizione.