Giovanni Malagò, a 67 anni nuovo presidente, eletto con il 68,5% dei voti, della Federazione italiana giuoco calcio istituzione rétro fin nel nome con quel dittongo “uo” retaggio antico nel giuoco , non è il nuovo che avanza, come non lo sarebbe stato Giancarlo Abete: nella migliore tradizione della politica sportiva italiana, i cambiamenti sono all’insegna degli spostamenti sullo scacchiere, più che delle rivoluzioni.

Malagò esce, sul campo sportivo, vincitore dall’Olimpiade di Milano Cortina 2026: successi sportivi anche oltre le attese e nessun significativo problema organizzativo oltre le attese, a dispetto delle incognite legate alla prima Olimpiade spalmata della storia. Altra questione, i costi, i debiti, la lagacy, le ricadute positive o negative, le eventuali inchieste che dovessero comparire: tutte questioni che si misureranno, casomai, alla distanza. Le indagini sui Mondiali di nuoto di Roma 2009, a tempo debito molto contestati per i costi e per gli impatti edilizi, sono finite in assoluzioni nei giudizi ordinari e in un provvedimento di archiviazione, nel 2018, da parte della Corte dei conti, che sapeva di rampogna.

Giovanni Malagò ha vissuto l’Olimpiade invernale da presidente di Fondazione Milano Cortina, non avendo ottenuto il nullaosta – contrarissimo il ministro Abodi - al terzo mandato come presidente del Coni e neanche la proroga che avrebbe desiderato per completare i Giochi, che non ha mai nascosto di sentire molto suoi, dopo che già si era speso per candidare Roma nel 2024. Quella candidatura era poi stata stoppata dal Comune di Roma, al momento di decidere, guidato da Virginia Raggi. Da Milano Cortina esce legittimamente soddisfatto.

Ora Malagò ha tra le mani la patatona bollente della rinascita del calcio italiano: alla terza mancata qualificazione al Mondiale, durante un Mondiale in corso in cui la ferita è aperta, la patatona lievita e scotta moltissimo. All’uomo si sa non dispiace essere al centro dell’attenzione, “sa stare”, come si suol dire, il suo circolo sportivo l’Aniene, bellissimo, sul Tevere, è tra i più prestigiosi di Roma, ed è noto luogo di incontro della gente che conta, tra la quale Malagò sta da sempre a suo agio: non fa mistero di essere diventato, quando il padre conduceva a Roma una concessionaria di gran lusso, a 24 anni amico di Gianni Agnelli, a costo di sottostare alle chiamate all’alba con le quali l’Avvocato condivideva, infliggendola anche ad altri, l’insonnia di cui soffriva. Sarebbe stata Susanna Agnelli, sorella dell’Avvocato, ad affibbiargli la storpiatura del nome “Megalò” che ancora lo perseguita.

Un matrimonio, due figlie avute da Lucrezia Lante della Rovere, supervilla a Sabaudia, in cui a quanto pare ama coccolare gli ospiti. C’è chi dice Malagò che sembri uscito da un film di Vanzina, ma è vero il contrario: per sua stessa ammissione tante battute dei film sono nate nelle chiacchiere con i fratelli Vanzina di cui è da sempre amico. A proposito della scena ispirata a lui in Yuppies, con l’imprenditore che per fare lo splendido con una donna getta le chiavi dell’auto di lusso al parcheggiatore che gliela ruba divergono le interpretazioni: i maligni dicono che gli sia andata davvero come racconta il film, Malagò racconta di averle lanciate a un vero parcheggiatore che le avrebbe nascoste nell’auto da cui sarebbero state sottratte poi.

Malagò ha fama di "piacione”, di abilità a non urtarsi, di una collocazione politica in grado di relazionarsi con affabilità con avversari tra loro, anche in virtù di una educazione da buona borghesia romana, e in nome di una lezione che per sua stessa ammissione ha avuto dal padre: «Richiamare chiunque abbia chiamato, a rischio di avere a che fare con uno scocciatore, per educazione ma anche perché potrebbe essere un cliente».

Eppure capace di abbandonare la diplomazia quando ritiene importante la posta in gioco: da presidente Coni ha ingaggiato una lunga battaglia in nome dell’autonomia dello sport, ma con sotto un tema di titolarità nella gestione e distribuzione dei fondi pubblici alle Federazioni, contro la riforma che ha creato Sport e salute Spa, la società dello Stato italiano, controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, creata nel 2018 per gestire lo sviluppo dello sport e la promozione dell'attività fisica e nata dalla trasformazione dell'ex Coni Servizi. x

LA POSTA IN GIOCO

Oggi la posta in gioco seria è rimettere in piedi il calcio, riportare la Nazionale ai Mondiali, riportare i ragazzi al pallone adesso che rischia di essere scavalcato in passione dal tennis, nei risultati lo è già. Dal tennis e dalla pallavolo femminile possono venire idee e lezioni importanti.

Ma occorre metterle sul piatto, dentro un mondo che ha peccato per troppo tempo di immobilismo: dal 2010 ci si ripete la stessa storia più o meno, ma non ci stati significativi cambiamenti. Il 2010 è l’anno in cui il tennis ha iniziato la sua rivoluzione silenziosa fino all’esplosione recente, altrettanto ha fatto la pallavolo. Né l’uno né l’altro sono sport di squadra professionistici, come ebbe a dire l’uscente Gravina: non li vincola la sentenza Bosman, cui sottostanno però le altre Nazionali europee, anche quelle che ai Mondiali ci sono e che evidentemente qualche idea per non scomparire l’hanno avuta.

Bisogna correre perché si entra in corsa, e serve d’urgenza un Ct alla ricerca della qualificazione europea. È il primo tema in agenda e si dice che, con Malagò presidente, sia Roberto Mancini in pole position. La capacità non è in discussione, ha da farsi perdonare quell’addio precipitoso per l’Arabia Saudita che ha lasciato il cerino a Spalletti e, poi, a Gattuso. Ma questa è la contingenza, quello che conta è il lungo periodo. Pallavolo e tennis insegnano che bisogna seminare (idee) oggi per raccogliere domani, domani l’altro, negli anni a venire. E per quello bisogna scegliersi i collaboratori giusti: possibilmente con più futuro davanti che dietro le spalle. Entrambi i candidati avevano i settori giovanili nel programma, inevitabilmente, ma sul tavolo del presidente neoeletto e favorito, attende anche la riforma dei campionati. Mentre guardiamo Yamal segnare per la Spagna e ragioniamo di come crescerne anche noi.