Come reazione ai disordini di Milano del 17 e 18 ottobre il Governo si appresta a mettere in campo l’ennesimo decreto sicurezza (sarebbe il settimo). Tra i provvedimenti annunciati e di più rapida esecuzione c’è il potenziamento dei militari dell’Esercito nelle strade. In particolare per Milano l'esecutivo si appresterebbe a rafforzare lo schieramento con altri 500 militari.

Su X il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scritto: «Abbiamo necessità che il Cdm approvi delle norme che consentano loro di poter agire come le forze di polizia, solo nel tempo necessario per dare supporto a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza (cioè 3 mesi), di fronte a fenomeni come quelli cui abbiamo assistito».

QUANTI SONO I MILITARI NELLE STRADE ITALIANE

I militari nelle strade italiane ci sono già, attualmente sono 6.800, ma ai primi di ottobre la IV Commissione Difesa della Camera ha approvato una risoluzione che impegna il Governo a portare l’operazione a 10.000 militari, con un incremento di almeno 3.200 unità.

COME E QUANDO È NATA L’OPERAZIONE “STRADE SICURE”

Tutto questo può avvenire perché con la legge del 24 luglio 2008 n.125 (Governo Berlusconi poi successivamente sempre proprogata, variando e aggiornando il numero e la durata dell’operazione) una quota di militari addestrati ad hoc è stata destinata all’operazione “Strade sicure” e messa a disposizione dei Prefetti.

CHE COSA POSSONO FARE I MILITARI

La legge istitutiva della missione, stabilisce, al comma 3, che: «Nell'esecuzione dei servizi di cui al comma 1 il personale delle Forze armate non appartenente all'Arma dei carabinieri agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza e può procedere alla identificazione e alla immediata perquisizione sul posto di persone e mezzi di trasporto a norma dell'articolo 4 della legge 22 maggio 1975, n. 152, (nota anche come Legge Reale) anche al fine di prevenire o impedire comportamenti che possono mettere in pericolo l’incolumità di persone o la sicurezza dei luoghi vigilati, con esclusione delle funzioni di polizia giudiziaria».

Questo significa che I soldati dell'Esercito Italiano che partecipano a "Strade Sicure" operano con la qualifica di Agenti di Pubblica Sicurezza, ma non di Polizia Giudiziaria. Questo vuol dire che possono procedere all’identificazione preventiva: possono fermare una persona per chiederne le generalità o per prevenire reati e garantire l’incolumità pubblica nei luoghi vigilati. Possono anche bloccare e trattenere, in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine, una persona (in flagranza) ossia colta sul fatto di commettere un reato perseguibile d’ufficio per cui è previsto l’arresto obbligatorio. Se però la persona rifiuta di identificarsi, non ha documenti o ci sono dubbi sulla sua identità, i militari non possono trattenerla portarla nei loro uffici né fare operazioni di polizia giudiziaria come indagare sull’identità o fare fotosegnalazioni, né procedere a interrogatori. Hanno invece l'obbligo di accompagnare la persona fermata ai più vicini uffici della Polizia di Stato o dell'Arma dei Carabinieri, dove la la procedura passa formalmente in mano a chi ha funzioni di Polizia Giudiziaria (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia penitenziaria...), con l’obbligo di applicare le garanzie previste dall'art. 349 Codice di Procedura penale (come il fermo identificativo e la notifica al Pubblico Ministero).

Il ministro Tajani ha però annunciato l’intenzione di estendere ai militari poteri di Polizia giudiziaria.

PRESIDIO LUOGHI SENSIBILI

Nell’ambito di "Strade sicure” vediamo spesso nelle nostre città militari a presidio di obiettivi sensibili: siti istituzionali, luoghi d’arte, siti diplomatici, porti, aeroporti, stazioni ferroviarie e della metropolitana, valichi di frontiera, ma anche chiese e luoghi di culto (diversi siti protetti da questo tipo di vigilanza sono dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco). In situazioni particolari è stato affidato loro il controllo delle zone della “Terra dei Fuochi” in Campania, interessate dai roghi; dei siti Tav in Valsusa, e delle zone evacuate dopo calamità naturali o eventi emergenziali: zone rosse dopo frane e terremoti o in tempo di Covid, per esempio. Oppure la sicurezza dei siti del Giubileo della misericordia, dell’expo 2015, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina hanno visto l’impiego di 1.928 militari.

CHI FINANZIA L’OPERAZIONE

La legge di bilancio del 2025 ha rifinanziato l’operazione strade sicure e per il concorso delle Forze armate in Stazioni sicure, per il triennio 2025-27 con 231,5 milioni di euro l’anno.

PERCHÉ QUESTO IMPIEGO FA DISCUTERE

Questo impiego emergenziale dell’Esercito ha fatto discutere negli anni, anche la maggioranza di Governo (storicamente sempre favorevole la Lega, meno Fratelli d’Italia, più propensa al ritorno dei militari nei ruoli propri della Difesa). Una delle ragioni per cui si discute è la presa d’atto del fatto che i militari italiani nelle città italiane sono ormai poco meno di quelli impegnati nelle missioni all’estero: «Sono attualmente in corso 39 missioni e operazioni internazionali, per una consistenza media di 7.750 unità, un contingente massimo autorizzato pari a 12.100 unità, e un onere finanziario complessivo che ammonta a 1,48 miliardi, divisi tra 980 milioni per il 2025 e 500 milioni per il 2026». I numeri li ha dati il capo di Stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, nel corso dell’audizione davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato il 25 marzo scorso.

ESERCITO E POLIZIA PARI SONO?

In emergenza ci sono stati precedenti significativi, dal 1992 al 1998, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio l’operazione Vespri siciliani, portò per le strade siciliane e non solo 150mila militari. Quello che fa discutere da tempo è, invece, l’opportunità di rendere di fatto «strutturale» con proroghe automatiche di provvedimenti emergenziali, l’impiego di militari dell’Esercito, il cui compito sarebbe la difesa da minacce esterne, in operazioni che sarebbero di competenza di Polizia, Carabinieri, forze dell’ordine. Il tema di fondo è: se vale o l’adagio milanese ofelé fa el to mesté, che vale a ognuno il suo mestiere, non sarebbe il caso di agire in modo più strutturale destinando quelle risorse a chi è deputato all’ordine pubblico?

«Esprimiamo apprezzamento per l’attenzione del Governo al rafforzamento della sicurezza e al contrasto delle violenze di piazza», si legge per esempio, in un comunicato appena uscito dell’Associazione nazionale forze di Polizia, «ma sottolineiamo la necessità di distinguere nettamente il potenziamento dei dispositivi di presidio del territorio dall’ipotesi di attribuire ai militari funzioni e poteri propri delle Forze di polizia. Il contributo delle Forze armate nell’ambito dell’operazione Strade Sicure rappresenta un importante supporto alla sicurezza dei cittadini, che nessuno intende mettere in discussione. Ben diversa sarebbe, tuttavia, la scelta di estendere ai militari, sia pure temporaneamente, le attribuzioni delle Forze di polizia. Una soluzione che rischierebbe di introdurre sovrapposizioni di competenze, incertezze nelle responsabilità operative e criticità in un sistema che richiede, soprattutto nelle situazioni più complesse, chiarezza della catena di comando e specifiche professionalità».

Il riferimento è alla legge 121 del 1981, che ha smilitarizzato e riformato la Polizia di Stato in Italia, istituendo il Dipartimento della Pubblica Sicurezza all'interno del Ministero dell'Interno, ponendo l'autorità civile (il Ministro e i Prefetti) al vertice della gestione dell'ordine pubblico.

NUOVI POTERI, UN PUNTO CONTROVERSO

L’estensione dei poteri di Polizia giudiziaria è un punto controverso, annunciato nelle intenzioni del Governo: un’idea che fa discutere perché presenta profili delicati. C’è un tema di competenze specifiche mancanti che rischia di incidere negativamente sulle garanzie dei cittadini, ma potrebbe anche sorgere un problema di sovrapposizione di competenze istituzionali e di catene di comando poco chiare, che quando si verificano generalmente non contribuiscono all’efficacia e alla trasparenza di un sistema di controllo.