PHOTO
Ci sono studenti, lavoratori, famiglie con bambini piccoli, educatrici e universitari. Il corteo che questa mattina attraversa Milano è un mosaico di generazioni e rivendicazioni, accomunate dalla volontà di prendere parola e occupare lo spazio pubblico. La testa dei due cortei ha come primo obiettivo piazzale Loreto. Un primo blocco si è ritrovato in piazzale Leonardo, davanti al Politecnico: è il “corteo generazionale”, che ha radunato ragazzi di età diverse, dai giovanissimi ai liceali, fino agli universitari. Slogan, bandiere della Palestina, cartelloni critici contro i ministri del governo. In piazzale Duca d'Aosta si è invece concentrato il corteo sindacale, composto da volti e generazioni diverse.


Numerose anche le famiglie, con i figli sulle spalle o nei passeggini. «Ci sembra giusto insegnare alle nostre bambine fin da ora che, se c’è qualcosa che non va, hanno il diritto di manifestare» racconta Emanuele, papà di due bimbe, una in braccio a lui e l’altra sulle spalle della mamma: «Manca il più piccolino, di 3 anni, che è rimasto a casa ma speriamo di portarlo presto». Il clima è disteso. Un gruppo di manifestanti accompagna con i tamburi alcuni passi di danza preparati per l'occasione. Poco più avanti incontriamo alcune educatrici di Anffas Milano, l'associazione locale di famiglie e persone con disabilità. Sul petto hanno tutte un cartello con scritto: “Niente educatori = niente servizi!”. Ci raccontano che «la nostra professione ormai sta per scomparire e, quando succederà, le famiglie rimarranno sole con un carico emotivo enorme. I ragazzi non vogliono fare più il nostro lavoro, e hanno ragione, perché non ci sono soldi. È gravissimo».
Arrivati in piazzale Loreto, i due cortei convergono e imboccano via Andrea Costa, in direzione della Tangenziale Est. Sono numerosissimi i ragazzi presenti: chi in gruppo, chi con i compagni di classe, altri in rappresentanza della propria scuola. Quando chiediamo loro perché siano scesi in piazza, le risposte si fanno concitate. «La nostra scuola cade a pezzi: nel bagno delle ragazze, ad esempio, non ci sono chiavi. Siamo costrette ad andare sempre in due, interrompendo la lezione. Non ci sono coperture ai soffitti. I ragazzi non hanno neppure le porte. La metà dei computer che ci sono non funziona» racconta Martina, 16 anni, del Liceo Scientifico e Istituto Tecnico Marconi di Gorgonzola. «Avevamo già fatto un primo picchetto a scuola, in particolar modo per il PCTO [il percorso di Formazione Scuola-Lavoro, ndr.]: al momento ci danno crediti anche per fare gli animatori. La nostra scuola, però, è un liceo scientifico e un istituto tecnico, per cui fare l’animatore non ha nulla a che fare con la nostra futura carriera lavorativa», prosegue insieme ai compagni di classe.
«Fare il percorso in un’azienda è pressoché impossibile: bisogna compilare tantissimi moduli e non è detto che alla fine si riesca. Gli stipendi dei nostri professori sono bassissimi, ci sono anche loro con noi. Oggi ci siamo organizzati, siamo qui anche in rappresentanza di chi non è potuto venire». Tanti anche gli universitari: «Sono una studentessa lavoratrice, attualmente tirocinante» spiega Emma, 24 anni, della Statale di Milano. «Il tirocinio non pagato ormai per gli studenti già laureati è la norma, "la gavetta". Lavorare nella cultura, per quanta passione possa esserci, ormai fa paura. Mi chiedo se riusciró a mangiare lavorando in un teatro. Per quanto sia necessario continuare ad abitare i teatri, a vedere le condizioni in cui versano i lavoratori passa la voglia di provarci».
E conclude: «Manifesto perché questo governo non mi rappresenta, perché non si può continuare a dover scegliere se fare più spesa o benzina (per andare a lavorare). Manifesto perché non è possibile che per il sistema sanitario nazionale quando stai male la prima visita sia in un anno e mezzo, probabilmente sperano che tu muoia prima. Manifesto perché non voglio morire sotto il peso in un paese che mi dimezza uno stipendio giá da fame, e continua a foraggiare con i miei soldi guerre che non voglio combattere».
Secondo le stime dell'USB (Unione Sindacale di Base), sono oltre 100mila le persone che hanno preso parte al corteo milanese, riversandosi sulla Tangenziale Est da Cascina Gobba. Il corteo dovrebbe uscire a Lambrate per poi concludersi in piazza Leonardo da Vinci.








