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La violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania non risparmia più nessuno, nemmeno le delegazioni diplomatiche. Sabato 17 ottobre, nel villaggio a maggioranza cristiana di Taybeh, vicino a Ramallah, un gruppo di coloni mascherati ha attaccato un convoglio composto da diplomatici belgi, francesi e polacchi, oltre a rappresentanti della Chiesa cattolica, impegnati in una missione per valutare la situazione dei contadini palestinesi durante la raccolta delle olive. L'episodio ha provocato la reazione indignata delle cancellerie europee e ha riportato l'attenzione su una stagione di violenza che, secondo l’Onu, ha già superato per numero di attacchi tutti i rapporti degli scorsi anni.
Secondo le ricostruzioni, i coloni hanno circondato i veicoli, infranto il finestrino di un’auto del consolato belga e aggredito fisicamente Bernard Baudoux, sindaco della città francese di Aulnoye-Aymeries, colpito con barre di ferro e gettato a terra. Il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot ha condannato «con la massima fermezza» l’accaduto, chiedendo che Israele, in quanto potenza occupante, protegga i diplomatici e i civili palestinesi e ponga fine all’impunità dei coloni.
Dura anche la posizione di Parigi, che ha invocato l’arresto dei responsabili. Le autorità israeliane hanno aperto un’indagine, ma l’ufficio del premier Netanyahu ha invitato alla «prudenza» sulle ricostruzioni, sostenendo che la visita non era stata coordinata con l’esercito. La delegazione, invece, smentisce ribadendo che più volte aveva contattato le forze israeliane e che queste si erano palesate solo molto dopo l’aggressione.
Intanto, mentre la comunità internazionale discute di sanzioni e condanne, è in corso una iniziativa italiana trasversale. Si tratta di un pellegrinaggio in Terra Santa promosso dai parlamentari del gruppo per la sussidiarietà, che da anni riunisce esponenti di schieramenti diversi attorno al principio cardine della dottrina sociale della Chiesa. Un viaggio che, in un contesto segnato dal conflitto e dall'instabilità, assume il valore di una presenza concreta accanto alle comunità cristiane locali.
L’Intergruppo per la sussidiarietà, nato nel 2003 per iniziativa di parlamentari di centro-destra e centro-sinistra, ha sempre cercato di sottrarre alcuni temi – dall’educazione al welfare, dalla famiglia al federalismo – alla logica dello scontro frontale, promuovendo un metodo di dialogo e di ascolto dei corpi intermedi. La scelta di compiere un pellegrinaggio nei luoghi della fede, in un momento in cui la presenza di visitatori stranieri in Cisgiordania e a Gerusalemme è fortemente ridotta, si inserisce in questa prospettiva: non un gesto politico dimostrativo, ma un atto di vicinanza e di testimonianza.
Il pellegrinaggio dei parlamentari italiani si svolge mentre la violenza dei coloni continua a mietere vittime tra i civili palestinesi e a colpire giornalisti e operatori umanitari. La coincidenza temporale non è irrilevante. Da un lato, l’Europa condanna gli attacchi e chiede giustizia; dall’altro, una delegazione italiana sceglie di esserci, di percorrere le strade della Terra Santa, di incontrare le comunità. Due approcci che non si escludono, ma che, invece, vanno nella stesa direzione, quella di rafforzare la presenza internazionale in una terra dove la politica, la fede e la violenza si intrecciano in modo indissolubile. L’Intergruppo ha incontrato anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa e ha invitato i cristiani a riprendere i pellegrinaggi come gesto di solidarietà. In un tempo di muri e di scontri, camminare insieme sui Luoghi Santi resta una forma discreta ma tenace di resistenza.



