Le vittime colpevoli, chi avrebbe dovuto controllare – come i gestori del locale – giustificato o, addirittura, messo sullo stesso piano delle vittime vere. È la narrazione al contrario dei coniugi Moretti interrogati nei giorni scorsi in procura a Sion sulla strage di Capodanno nel loro locale di Crans-Montana.

È difficile trovare parole davanti a tanta leggerezza e apparente indifferenza verso le vittime: «È stata una iniziativa dei ragazzi», ha detto Jessica Moretti riferendosi ai camerieri, una delle quali è pure morta, «anzi, io gliel’avevo detto: mi raccomando tenetele così, oblique», ha risposto riferendosi alle bottiglie di champagne con le candele scintillanti che quella notte hanno innescato l’incendio nel Constellation, dove 40 giovani hanno perso la vita e 116 sono rimasti gravemente ustionati.

Intendiamoci: qui non è in discussione il diritto dei Moretti di difendersi da accuse pesantissime che probabilmente li porteranno a processo ma c’è modo e modo di farlo.

Il commissario europeo Hadja Lahbib depone una rosa bianca in omaggio alle vittime dopo la cerimonia commemorativa ufficiale delle vittime della strage di Capodanno di Crans-Montana che si è svolta a Martigny il 9 gennaio scorso
Il commissario europeo Hadja Lahbib depone una rosa bianca in omaggio alle vittime dopo la cerimonia commemorativa ufficiale delle vittime della strage di Capodanno di Crans-Montana che si è svolta a Martigny il 9 gennaio scorso
Il commissario europeo Hadja Lahbib depone una rosa bianca in omaggio alle vittime dopo la cerimonia commemorativa ufficiale delle vittime della strage di Capodanno di Crans-Montana che si è svolta a Martigny il 9 gennaio scorso (REUTERS)

Alla domanda su quale motivo suggeriva di tenere inclinate le candele scintillanti se non era consapevole che il soffitto potesse prendere fuoco facilmente, la Moretti ha risposto: «Perché sono molto prudente. Ricordo bene quando mio marito comprò quei pannelli e mi disse che erano a norma» rifacendosi alla posizione del marito Jacques con il quale, evidentemente, ha concordato le dichiarazioni da fare davanti agli inquirenti. Così, ancora una volta, la responsabilità viene spostata su qualcun altro: sugli addetti alla sicurezza del locale (uno dei quali è morto) che avrebbero dovuto controllare l’ingresso dei minorenni: «Se ne occupavano i due addetti alla sicurezza… avevo dato ai ragazzi la disposizione di non servire superalcolici a chi non aveva 18 anni». Anche sulla fuga dal locale la Moretti ha negato tutto: «Sono corsa fuori, è vero, ma solo per chiamare i vigili del fuoco».

In ogni passaggio delle sue dichiarazioni si nota un filo conduttore: lo scaricabarile. Per Jessica Moretti le colpe sono sempre degli altri. Non dei proprietari, non dei gestori, non di chi ha organizzato una serata senza rispettare le più elementari norme di sicurezza. Ma anche verso il Comune, il riferimento è chiaro: «Non è nostra responsabilità se i controlli del Comune non hanno mai prescritto le correzioni necessarie».

Piangere per Cyane, la giovane cameriera morta tra le fiamme, non basta a cancellare la distanza emotiva e morale che emerge dalle sue parole dove non c’è traccia di una, anche minima, presa di coscienza di ciò che è accaduto, a cominciare del dolore che ha travolto decine di famiglie e cambiato la vita di tanti giovani.

Se a questo aggiungiamo il fatto che il marito Jacques Moretti – che potrebbe uscire dal carcere tra pochi giorni dopo che una persona che ha chiesto di restare anonima ha raccolto i 200 mila franchi, pari a circa 215 mila euro, necessari per il pagamento della cauzione – ha detto nell’interrogatorio: «Anche noi siamo vittime di quel che è successo. Certo», ha puntualizzato subito, «non vittime sullo stesso piano dei morti e feriti ma soffriamo profondamente anche noi», il quadro che emerge è inquietante.

Le vite spezzate e le ferite indelebili richiedono più attenzione, prudenza, responsabilità. Invece, dalle dichiarazioni dei coniugi Moretti emerge un unico filo: la volontà di liberarsi da qualsiasi responsabilità, un’indifferenza che rasenta l’oltraggio qual è quella di definirsi «vittime» e che serve solo ad aumentare il dolore e la sofferenza delle famiglie che piangono i propri figli morti e dei sopravvissuti.