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Mario Burlò, imprenditore torinese di 52 anni, è tornato libero dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela, segnando la conclusione di una vicenda che ha catturato l’attenzione di istituzioni italiane e media nazionali e internazionali. La sua liberazione è stata ufficializzata il 12 gennaio 2026 dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha annunciato come Burlò si trovi ora nella sede dell’ambasciata italiana a Caracas insieme al cooperante umanitario Alberto Trentini, anch’egli rilasciato dalle autorità venezuelane.
La sua vicenda inizia nell’autunno del 2024, quando l’imprenditore piemontese si era recato in Venezuela con l’intento dichiarato di esplorare opportunità di business. Secondo le ricostruzioni, Burlò aveva attraversato via terra il confine con la Colombia ed era stato fermato dalle autorità venezuelane poco dopo, lungo la strada verso l’interno del paese. Da quel momento la sua famiglia ha perso i contatti con lui, fino a quando una nota del consolato italiano depositata in un tribunale torinese ha rivelato la sua detenzione nella prigione di El Rodeo I, un carcere di Caracas noto per le dure condizioni e l’alto tasso di sovraffollamento.


Per più di quattordici mesi Burlò è rimasto recluso senza che fosse mai stata resa nota una formalizzazione di capi d’accusa chiari. Fonti di stampa indicano che le accuse iniziali provenivano da circostanze generiche attribuite dalle autorità venezuelane, tra cui accuse di terrorismo e cospirazione, ma tali contestazioni non si sono mai concretizzate in un processo vero e proprio. Familiari e legali hanno più volte denunciato come la detenzione fosse di fatto arbitraria, alimentando preoccupazioni sul rispetto dei diritti umani e sulla trasparenza delle procedure.
Il profilo pubblico di Burlò in Italia racconta di un imprenditore radicato nel settore dei servizi e dell’outsourcing, fondatore del gruppo OJ Solution con sede a Torino, e attivo nel mondo dello sport come sponsor di diverse società, tra cui la Auxilium Basket Torino. Nonostante i procedimenti giudiziari a suo carico in Italia, inclusi quelli legati a vicende fiscali o processi sulla gestione sportiva, la detenzione in Venezuela ha aperto un’altra dimensione di complessità per la sua immagine pubblica e la percezione istituzionale.
Durante la detenzione, la Farnesina ha seguito la situazione con costanza diplomatica e riservatezza, con visite dell’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito e contatti regolari con il governo venezuelano, anche tramite canali di intelligence e mediazione internazionale. Le autorità italiane hanno operato con discrezione, cercando di evitare strumentalizzazioni politiche e di garantire la sicurezza del connazionale.
La scarcerazione è avvenuta in un contesto di cambiamento politico in Venezuela, dopo il sequesto americano del dittatore Maduro e con la sua vice che a capo del governo di Caracas ha avviato il rilascio di alcuni detenuti stranieri e politici, in parte come gesto di buona volontà nei confronti della comunità internazionale e come risposta a pressioni diplomatiche e richieste avanzate da associazioni per i diritti umani. La liberazione di Burlò e di Trentini giunge pochi giorni dopo quelle di altri due cittadini italiani, il giornalista Biagio Pilieri e l’imprenditore Luigi Gasperin, rilasciati venerdì 9 gennaio 2026.
Al momento della liberazione, le autorità italiane hanno espresso soddisfazione per il ritorno alla libertà dei due connazionali, sottolineando il ruolo determinante della cooperazione diplomatica - in particolare il contributo dell’Italia, degli Stati Uniti e il nuovo corso delle relazioni bilaterali con il Venezuela. La premier italiana ha espresso ringraziamenti alle autorità venezuelane, definendo il passo come un segnale importante per il rispetto dei diritti umani e la tutela dei cittadini italiani all’estero.
La vicenda di Mario Burlò rappresenta un caso emblematico delle sfide che possono presentarsi quando cittadini e imprenditori si trovano coinvolti in contesti geopolitici complessi e quando la protezione consolare diventa centrale per la loro sorte. Con il ritorno imminente in Italia, la sua liberazione chiude un capitolo doloroso per la sua famiglia, ma apre anche interrogativi sul quadro di relazioni internazionali tra Stati e sul ruolo delle istituzioni nella difesa dei diritti dei connazionali detenuti all’estero. La sua liberazione è avvenuta insieme a quella del cooperante Alberto Trentini e all’indomani di quella di venerdì 9 gennaio di Luigi Gasperin e Biagio Pilieri.










