Don Carlo Giorgi, sacerdote a Beirut, videointervista: «Fanno la guerra, noi costruiamo la pace. Tutti possiamo farlo»

Don Carlo Giorgi racconta il ritorno della guerra a Beirut e l’accoglienza di 150 profughi nella sua parrocchia. Un testimone di fede sul terreno più difficile nel cuore del mosaico delle religioni. Cristiani e musulmani insieme nell'ora più buia: anche nel conflitto è possibile costruire pace e fraternità.

Don Carlo Giorgi, sacerdote milanese da oltre dieci anni in Libano, racconta i giorni in cui il conflitto è tornato a colpire Beirut dopo i razzi lanciati da Hezbollah e la risposta militare israeliana.

In poche ore la sua parrocchia di San Giuseppe si è trasformata in un luogo di accoglienza per oltre 150 profughi, molti dei quali lavoratori immigrati fuggiti nella notte lasciando tutto.

Forte dell’esperienza della guerra del 2024, la comunità cristiana ha riattivato rapidamente una rete di solidarietà che coinvolge persone di diverse religioni e confessioni.

Nel racconto di don Giorgi emergono la convivenza quotidiana tra cristiani e musulmani, il messaggio di pace lanciato da Papa Leone XIV durante la sua recente visita in Libano e la convinzione che la pace si costruisca prima di tutto nelle relazioni.

Anche in mezzo alla guerra, dice il sacerdote, è possibile far nascere amicizie, fraternità e speranza. «Fanno la guerra», conclude, «ma noi possiamo costruire la pace»