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Un attacco aereo israeliano colpisce il quartiere di Dahiyeh, nella zona sud di Beirut, Libano, 9 marzo 2026. L'esercito israeliano ha dichiarato di star conducendo attacchi in tutto il Paese, prendendo di mira le infrastrutture e il personale di Hezbollah. Secondo il Ministero della Salute Pubblica libanese, almeno 394 persone sono state uccise e altre 1.160 ferite in attacchi aerei nei sobborghi meridionali di Beirut e nei villaggi del Libano meridionale dall'inizio delle nuove ostilità.
Don Carlo Giorgi, sacerdote milanese da oltre dieci anni in Libano, racconta i giorni in cui il conflitto è tornato a colpire Beirut dopo i razzi lanciati da Hezbollah e la risposta militare israeliana.
In poche ore la sua parrocchia di San Giuseppe si è trasformata in un luogo di accoglienza per oltre 150 profughi, molti dei quali lavoratori immigrati fuggiti nella notte lasciando tutto.
Forte dell’esperienza della guerra del 2024, la comunità cristiana ha riattivato rapidamente una rete di solidarietà che coinvolge persone di diverse religioni e confessioni.
Nel racconto di don Giorgi emergono la convivenza quotidiana tra cristiani e musulmani, il messaggio di pace lanciato da Papa Leone XIV durante la sua recente visita in Libano e la convinzione che la pace si costruisca prima di tutto nelle relazioni.
Anche in mezzo alla guerra, dice il sacerdote, è possibile far nascere amicizie, fraternità e speranza. «Fanno la guerra», conclude, «ma noi possiamo costruire la pace»





