«La partecipazione alla vita pubblica, incluso il voto, è al tempo stesso un diritto e una responsabilità». È il messaggio che l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb), ha rivolto ai cattolici in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Un appuntamento che rinnova il confronto politico nel Paese e mette in gioco tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti, 35 seggi (su 100) del Senato e numerose cariche statali e locali.

Nel suo messaggio del 14 ottobre, Coakley invita a non cedere allo scoraggiamento provocato dalla profonda divisione politica che attraversa gli Stati Uniti: «Lo scoraggiamento non è una virtù cristiana». Il presidente dei vescovi chiede inoltre che siano garantite elezioni libere e corrette e che i cittadini non incontrino ostacoli o complicazioni inutili nell’iscriversi alle liste elettorali e nell’esercitare il proprio diritto di voto.

Ma il passaggio più significativo riguarda il rapporto tra fede e appartenenza politica: «Chiedo a tutti i cattolici di anteporre la fede alla politica», scrive Coakley. Il contributo della Chiesa alla vita pubblica, precisa, non consiste nel proporre un programma politico o di parte, ma nasce dall’impegno per la dignità di ogni persona, creata a immagine e somiglianza di Dio, e per il bene comune. Il messaggio è un invito a esercitare il discernimento, non un’indicazione su quale candidato scegliere. Una coscienza ben formata, sottolinea il presule, non dovrebbe considerare ogni critica al proprio partito come un aiuto agli avversari. I cattolici sono chiamati a giudicare i candidati dalle loro azioni, non soltanto dalle promesse, e a respingere una retorica che alimenta paura, risentimento e divisione.

Elettori al voto presso l’ufficio elettorale della città di Detroit, in Michigan, durante l’ultimo giorno di voto anticipato per le elezioni di metà mandato del 2 novembre
Elettori al voto presso l’ufficio elettorale della città di Detroit, in Michigan, durante l’ultimo giorno di voto anticipato per le elezioni di metà mandato del 2 novembre

Elettori al voto presso l’ufficio elettorale della città di Detroit, in Michigan, durante l’ultimo giorno di voto anticipato per le elezioni di metà mandato del 2 novembre 

(EPA)

I vescovi: «Nessun partito rappresenta tutta la Dottrina sociale della Chiesa»

La stessa impostazione ricorre nei messaggi diffusi da diversi vescovi attraverso video e interventi rivolti alle rispettive diocesi. L’arcivescovo di Portland (Oregon) Alexander Sample ha ricordato che la fede deve venire prima dell’appartenenza politica e che nessun partito rappresenta pienamente l’insegnamento sociale della Chiesa. L’arcivescovo William Lori di Baltimora ha richiamato l’importanza di formare la coscienza e di scegliere attraverso un discernimento alla luce della dottrina cattolica. Il vescovo Shelton Fabre di Louisville ha posto al centro la dignità di ogni persona e il bene comune. Il filo che unisce questi interventi è chiaro: la Chiesa incoraggia la partecipazione democratica, ma non intende trasformarsi in un soggetto elettorale né indicare ai fedeli una preferenza di partito. La responsabilità del voto resta personale e richiede una valutazione che tenga conto dell’insieme dei principi della Dottrina sociale cattolica.

L’arcivescovo di Detroit (Michigan) Edward Joseph Weisenburger insieme ad altri rappresentanti religiosi durante la veglia interreligiosa per il voto del 21 ottobre nella chiesa del Gesù, a Detroit. L’incontro, promosso dal Forum dei leader religiosi dell’area metropolitana, è stato dedicato alla benedizione degli scrutatori e degli elettori e alla preghiera per la loro sicurezza in vista delle elezioni del 3 novembre
L’arcivescovo di Detroit (Michigan) Edward Joseph Weisenburger insieme ad altri rappresentanti religiosi durante la veglia interreligiosa per il voto del 21 ottobre nella chiesa del Gesù, a Detroit. L’incontro, promosso dal Forum dei leader religiosi dell’area metropolitana, è stato dedicato alla benedizione degli scrutatori e degli elettori e alla preghiera per la loro sicurezza in vista delle elezioni del 3 novembre

L’arcivescovo di Detroit (Michigan) Edward Joseph Weisenburger insieme ad altri rappresentanti religiosi durante la veglia interreligiosa per il voto del 21 ottobre nella chiesa del Gesù, a Detroit. L’incontro, promosso dal Forum dei leader religiosi dell’area metropolitana, è stato dedicato alla benedizione degli scrutatori e degli elettori e alla preghiera per la loro sicurezza in vista delle elezioni del 3 novembre

(Daniel Meloy/Detroit Catholic)

Aborto, i vescovi prendono posizione nei referendum statali

Il quadro cambia quando si passa dalle indicazioni generali della Conferenza episcopale alle singole consultazioni locali. In diversi Stati, infatti, i vescovi e le conferenze cattoliche hanno assunto posizioni esplicite sui referendum, soprattutto quelli che riguardano l’aborto.

In Virginia, i vescovi Michael Burbidge di Arlington e Barry Knestout di Richmond hanno invitato i fedeli a votare «no» alla proposta di inserire nella Costituzione statale il diritto alla libertà riproduttiva, compreso l’aborto. In una lettera congiunta ai fedeli, i due presuli hanno richiamato la responsabilità dei cattolici di formare la propria coscienza e di difendere la vita. Una posizione contraria alla modifica costituzionale sull’aborto è stata espressa anche dall’arcivescovo George Leo Thomas di Las Vegas e dal vescovo Daniel Mueggenborg di Reno, in Nevada, e dal vescovo Peter Christensen di Boise, in Idaho. In Missouri, invece, la Conferenza cattolica statale e i quattro vescovi hanno sostenuto l’Amendment 3, che punta a cancellare le disposizioni introdotte nel 2024 nella Costituzione dello Stato a tutela dell’accesso all’aborto e a consentire l’introduzione di maggiori restrizioni. La pagina informativa della Missouri Catholic Conference raccoglie le ragioni del sostegno dei vescovi e i loro interventi sulla consultazione.

Il voto del Papa

In questo quadro si inserisce anche il gesto di papa Leone XIV, che ha votato per posta alle elezioni di metà mandato in Illinois, dall’Italia. Il Vaticano ha confermato il 30 ottobre che il Pontefice, cittadino statunitense nato a Chicago, ha esercitato il proprio diritto di voto attraverso una scheda elettorale inviata per corrispondenza. «Il Santo Padre esprime la sua convinzione nel diritto e nel dovere dei cittadini di partecipare ai processi democratici», ha spiegato la Sala stampa della Santa Sede. Leone XIV ha votato ogni volta che ne ha avuto la possibilità anche durante gli anni trascorsi in Perù. Non è stato reso noto per quali candidati o quesiti abbia espresso la propria preferenza. Il suo voto, il primo di un Papa in un’elezione generale statunitense di cui si abbia notizia, è un gesto di partecipazione civica e non certo un’indicazione politica richiamando, in modo concreto, proprio l’invito dei vescovi americani a non disertare le urne.

Dalla veglia per il voto alla preghiera alla Casa Bianca

Accanto agli appelli ufficiali, in diverse diocesi sono nate iniziative per incoraggiare la partecipazione democratica e tutelare il clima in cui si svolgono le elezioni. A Detroit, l’arcivescovo Edward J. Weisenburger ha preso parte il 21 ottobre scorso a una “Vigil for Voting” nella parrocchia del Gesù, promossa insieme ad altre comunità religiose, come raccontato da Detroit Catholic e da America Magazine. L’incontro, organizzato dal Religious Leaders Forum e dall’Interfaith Leadership Council, ha richiamato l’attenzione sulla sicurezza degli elettori e degli addetti ai seggi, contro intimidazioni, disinformazione e tentativi di ostacolare il voto.

«Questi cappellani ai seggi possono votare per candidati diversi, ma sono uniti contro le intimidazioni e a favore della democrazia», ha detto Weisenburger. L’arcivescovo ha definito la soppressione del voto e le intimidazioni nei pressi dei seggi «un affronto a Dio».

A San Diego, padre Scott Santarosa, gesuita e parroco della comunità di Our Lady of Guadalupe, ha promosso con altri leader religiosi la presenza di volontari e rappresentanti delle comunità di fede nei pressi dei seggi per rassicurare gli elettori e “vigilare” sulla regolarità del voto in un clima che è sempre più infuocato e al quale lo stesso presidente Trump in passato ha contribuito evocando brogli. Il 25 ottobre ha guidato una processione eucaristica nel quartiere, fino a una cassetta per la consegna delle schede elettorali. Un modo per incoraggiare la partecipazione attraverso la preghiera e la vicinanza, anche in un clima segnato dalla paura dei controlli dell’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione voluta da Trump. «C’è sicurezza nel numero», ha spiegato Santarosa, riferendosi alla possibilità di sentirsi meno soli e vulnerabili quando si è insieme.

«C’è molta ansia in vista delle elezioni e il timore che la regolarità e la trasparenza del nostro sistema elettorale possano essere compromesse», ha dichiarato a OSV News Robert Christian, direttore del Franciscan Action Network (FAN). L’organizzazione non profit, con sede a Washington, lavora per promuovere la pace, i diritti umani, la tutela del creato e la giustizia economica nelle politiche pubbliche degli Stati Uniti. Per queste elezioni coordina un programma di assistenza spirituale ai seggi elettorali (poll chaplain), che quest’anno coinvolgerà circa 375 persone in diverse decine di Stati. Il loro compito sarà quello di portare «una presenza pacifica ai seggi, capace di disinnescare le tensioni e di far sentire le persone a proprio agio mentre esercitano il diritto di voto nel giorno delle elezioni», ha spiegato Christian. Un episodio diverso, ma significativo per il rapporto tra Chiesa e politica, è avvenuto il 22 ottobre alla Casa Bianca. Dodici vescovi cattolici hanno incontrato Donald Trump nello Studio Ovale. La diffusione di un video e di immagini dell’incontro, a pochi giorni dal voto, ha suscitato polemiche perché poteva essere interpretata come un endorsement politico.

Elettori compilano le schede presso l’ufficio elettorale della città di Detroit, in Michigan (Stati Uniti), nell’ultimo giorno di voto anticipato per le elezioni di metà mandato, il 2 novembre 2026
Elettori compilano le schede presso l’ufficio elettorale della città di Detroit, in Michigan (Stati Uniti), nell’ultimo giorno di voto anticipato per le elezioni di metà mandato, il 2 novembre 2026

Elettori compilano le schede presso l’ufficio elettorale della città di Detroit, in Michigan (Stati Uniti), nell’ultimo giorno di voto anticipato per le elezioni di metà mandato, il 2 novembre 2026

(EPA)

L’arcivescovo di Milwaukee Jeffrey Grob si è scusato per l’accaduto, chiarendo che l’incontro era stato pensato come un confronto privato su temi quali l’applicazione delle norme sull’immigrazione, i visti per i religiosi e la dignità umana. Ha inoltre spiegato che i partecipanti non avevano dato il proprio consenso alla diffusione del video e delle fotografie. Anche il vescovo di Des Moines (Iowa), William Joensen, ha espresso rammarico per non aver previsto il rischio di strumentalizzazione politica. L’arcivescovo di Denver, James Golka, ha precisato che la presenza dei vescovi non voleva essere un’approvazione del presidente o delle sue politiche.

La Conferenza episcopale ha dichiarato di non aver avuto alcun ruolo nell’organizzazione dell’incontro.

La pluralità di queste iniziative restituisce un quadro articolato della presenza cattolica nella campagna elettorale americana: da una parte, l’invito nazionale a partecipare senza identificarsi con un partito, dall’altra gli interventi dei vescovi sui singoli temi e le esperienze locali di accompagnamento degli elettori. Il punto fermo, almeno nelle indicazioni della Usccb, resta la responsabilità di ciascun cittadino: votare, informarsi e scegliere senza rinunciare a un giudizio libero, guidato dalla propria coscienza.