A sei mesi dall’accordo di cessate il fuoco a Gaza, la situazione per bambini e bambine nella Striscia resta drammatica: almeno due minori vengono uccisi o feriti ogni giorno. È quanto emerge dal monitoraggio condotto da Save the Children con altre quattro organizzazioni, Consiglio Danese per i Rifugiati, Consiglio Norvegese per i Rifugiati, Oxfam e Refugees International.
I dati raccolti raccontano una realtà ben diversa da quella promessa. Le misure previste per garantire la protezione dei civili, l’accesso agli aiuti umanitari, la libertà di movimento, la ricostruzione e lo sviluppo economico, sono rimaste in gran parte disattese. Nel mentre la popolazione palestinese continua a vivere in condizioni di estrema difficoltà, tra insicurezza alimentare, accesso limitato ai servizi essenziali e continui attacchi. Le restrizioni alla libertà di movimento e gli ostacoli all’ingresso degli aiuti aggravano ulteriormente una crisi già devastante, colpendo in modo particolare bambini e bambine. «Questa non è pace per i bambini di Gaza. L'accordo di cessate il fuoco non si è tradotto in una reale protezione per i minori né ha creato le condizioni per la ripresa», denuncia Inger Ashing, CEO di Save the Children International.

Secondo l’organizzazione, che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, il piano promosso dall'amministrazione Trump e approvato dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è fallito: non ha infatti garantito protezione ai civili né accesso adeguato agli aiuti.
Per i bambini e le bambine di Gaza, la vita quotidiana resta segnata da privazioni e paura. La carenza di cibo, l’accesso limitato all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari e l’impatto continuo della violenza rendono impossibile una crescita sicura. A questo si aggiungono le conseguenze sulla salute mentale: traumi, stress e insicurezza stanno compromettendo profondamente il benessere psicologico di un’intera generazione. E, nonostante i bisogni crescenti, l’accesso umanitario continua a essere fortemente limitato. «Persino le sue disposizioni umanitarie – le più semplici da attuare – come l’ingresso degli aiuti, continuano a essere ostacolate. Siamo pronti ad ampliare il nostro intervento e a sostenere la popolazione di Gaza, ma dobbiamo poter svolgere il nostro lavoro», ha detto ancora Ashing.