«A Gaza oggi c’è una “normalità anormale”. Le donna cercano di costruirsi una vita anche attorno alla maternità, ma la verità è che qui di normale non c’è niente». Raffaela Baiocchi è la responsabile dei progetti di salute della donna per Emergency a Gaza.

Rafaela Baiocchi, responsabile dei progetti di salute della donna per Emergency a Gaza

Lavora nella clinica di Al-Qarara, dove lo staff si prende cura di circa 60 donne in gravidanza e allattamento. Qui nel solo bimestre gennaio-febbraio 2026 sono state effettuate oltre 10 consultazioni. Racconta così il drammatico paradosso della vita nascente in un contesto di assoluta violenza, sopraffazione e distruzione: «L’ambulatorio è in una zona particolarmente povera e i figli sono un’assicurazione per il futuro, nella malattia e nella mancanza di lavoro. Eppure, molte donne non se la sentono di diventare madri in mezzo alla devastazione e ci chiedono una contraccezione». In questi anni di guerra sono, invece, aumentate le gravidanze in età avanzata, anche a 47,48, 49 anni. «Avendo perso diversi figli, uccisi dalle violenze di Israele, alcune donne cercano un’ulteriore maternità in età avanzata», spiega la ginecologa. E allo stesso modo fanno quante sono rimaste vedove: «Come da tradizione culturale, si cercano figli anche in seconde nozze».
Nei contesti di guerra la gravidanza diventa un fattore di alto rischio. La distruzione dei sistemi sanitari, lo sfollamento forzato, la malnutrizione, la mancanza di acqua potabile e l’instabilità continua, aumentano il rischio di complicanze e rendono spesso impossibile accedere a cure prenatali e post‑natali essenziali. In questi contesti, patologie curabili diventano potenzialmente letali. Secondo l’Onu, a Gaza una gravidanza su tre è ad alto rischio a causa della carenza di medicinali essenziali, malnutrizione e accesso ridotto alle cure. Circa il 33% dei neonati sono prematuri, sottopeso o necessitano di cure intensive. «Molte donne arrivano alla prima visita quando la gravidanza è già ad alto rischio: non per scelta, ma perché prima era semplicemente impossibile muoversi o trovare una struttura aperta», dice ancora Baiocchi.

epa13243380 The mother of Amal al-Mughayyir, who was killed in an Israeli strike, mourns beside her body during her funeral in Khan Younis, southern Gaza Strip, 16 September 2026. According to the Palestinian news agency Wafa, 8-year-old Amal was killed in an Israeli strike in the Al-Mawasi area of Khan Younis, in the southern Gaza Strip, on 15 September. EPA/HAITHAM IMAD
epa13243380 The mother of Amal al-Mughayyir, who was killed in an Israeli strike, mourns beside her body during her funeral in Khan Younis, southern Gaza Strip, 16 September 2026. According to the Palestinian news agency Wafa, 8-year-old Amal was killed in an Israeli strike in the Al-Mawasi area of Khan Younis, in the southern Gaza Strip, on 15 September. EPA/HAITHAM IMAD
La disperazione per la morte di un piccolo (EPA)

Affrontare la gravidanza in un territorio dove il tessuto sociale è devastato, così come il sistema sanitario, non è per nulla scontato. All’ambulatorio di Emergency le donne trovano un luogo sicuro e di supporto per le visite in gravidanza e post gravidanza, e un servizio di consultorio. «La fame impedisce a donne che hanno appena partorito di produrre latte. Allattare richiede un notevole apporto calorico e un grande dispendio di energie, ma senza un’alimentazione adeguata molte di loro non ce la fanno – denuncia ancora la ginecologa – Anche l’approvvigionamento di farmaci è a singhiozzo. Per due mesi non abbiamo potuto offrire ferro e acido folico alle donne in attesa. Il multivitaminico è un sogno. Perfino l’Unicef fa fatica a far entrare presidi alimentari».
A Gaza oggi – ribadisce la ginecologa – non c’è nulla di normale. «Oggi ho visitato una mamma, le ho detto che aspettava una bambina. Era contenta ma è scoppiata a piangere: avrebbe preferito un maschio, perché – mi ha detto – forse avrebbe sofferto meno. Per le donne la vita qui è difficile il doppio, sono sottoposte a situazioni di disagio e vulnerabilità indicibile. Dal ciclo mestruale alla gravidanza, perfino le situazioni fisiologiche sono un’impresa. E in un contesto sociale di estrema disperazione anche l’insicurezza aumenta a dismisura: non ci sono situazioni e spazi di tranquillità».

Baiocchi a colloquio con una donna

Nell’ultima settimana sono poi aumentati i bombardamenti e gli attacchi mirati dei droni. «L’altro ieri un drone ha colpito un “caffè” sul lungomare di Gaza, oggi un infinito campo di sfollati, a 300 metri dalla nostra clinica, uccidendo due palestinesi. Nonostante il cessate il fuoco in vigore da quasi un anno, gli attacchi continuano». Donne, uomini, anziani e bambini, i civili vivono in condizioni drammatiche: «Pochi giorni fa è crollato un palazzo bombardato, uccidendo 100 persone. Gli edifici che resistono ai bombardamenti pur sventrati sono considerati “abitabili”. Potrebbero crollare da un momento all’altro, anche solo per un’onda d’urto, ma la popolazione non ha altra scelta. La Striscia era già l’area più popolata del mondo prima del 2023. Figuriamoci ora che a disposizione c’è solo il 30% della Striscia e i palazzoni sono stati abbattuti. Dopo quasi tre anni le tende a disposizione degli sfollati sono ormai logore, anche quelle della Protezione civile italiana. La gente si ammassa dove può per ripararsi dagli agenti atmosferici. Dopo il caldo estremo di questa estate arriveranno le piogge torrenziali».

Un milione 200 mila persone oggi nella Striscia non arriva ai tre pasti al giorno. «Mi sento tristemente privilegiata a essere qui: i media parlano pochissimo di quel che subiscono i palestinesi. Io vedo la realtà con i miei occhi e nessuno potrà mai convincermi che quel che vedo non è vero». La speranza – chiude Baiocchi – si riaccende quando nasce un bambino: «Allora nelle donne sentiamo eccitazione, contentezza: un figlio è il segno tangibile, esplicito e naturale che la vita in qualche modo continua».


Dal 2 al 4 ottobre Emergency sarà in quasi 500 piazze italiane con la vendita dei "Cantucci di Pace”. Grazie al lavoro di oltre 2.200 volontari i tipici biscotti toscani saranno il cuore di una raccolta fondi a sostegno della salute materno-infantile a Gaza, in Sudan e in Afghanistan.