“Guarda, quelli sono i marocchini”, sussurrò il combattente del Fronte Polisario mentre, dopo avermi fatto accucciare, mi passò un binocolo per scrutare l’orizzonte. I marocchini, i nemici, erano un paio di militari di guardia a una muraglia gialla che si confondeva con la sabbia del deserto. Era l’alba di un giorno di inverno e mi trovavo di fronte al Berm, la barriera militare di sabbia e pietra lunga oltre 2.720 chilometri costruita dal Marocco negli anni ’80 per dividere il territorio conteso del Sahara Occidentale. Il muro è ancora lì e marocchini e saharawi continuano a fronteggiarsi in uno dei tanti conflitti dimenticati del nostro tempo.

La guerra fra l’esercito del Marocco e il Fronte Polisario è dimenticata dai media e da buona parte dell’opinione pubblica, ma per il Marocco è probabilmente la questione di politica estera più importante, una sorta di "linea rossa" della diplomazia marocchina. Le relazioni con altri Stati possono migliorare o deteriorarsi in base alla loro posizione su questo tema. E lo si è visto anche nella recente emergenza che ha riguardato l’afflusso travolgente di 60 mila migranti a Ceuta.

Con i paesi che sostengono la posizione marocchina, Rabat tende a rafforzare cooperazione politica, economica e militare; con quelli che appoggiano il Polisario o insistono su un referendum di autodeterminazione, i rapporti possono diventare più freddi o conflittuali; la rivalità con l'Algeria, alimentata dalla questione del Sahara Occidentale, resta uno dei principali fattori di instabilità geopolitica nel Maghreb. E chi si mostra troppo amico dell’Algeria rischia di gelo diplomatico con Rabat. Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha pagato la sua visita ad Algeri del 20 luglio scorso?

Il Sahara Occidentale ha un'estensione di circa 266.000 chilometri quadrati Si affaccia a ovest sull'Oceano Atlantico per circa 1.000 chilometri. È un territorio desertico, ma ricco di fosfati e le acque dell’Atlantico che lo bagnano sono molto pescose.

Il Sahara occidentale, è stato amministrato come colonia spagnola fino al 1976. Nel contesto della decolonizzazione, sia il Marocco che la Mauritania hanno avanzato rivendicazioni sul territorio, rivendicazioni alle quali si è opposto il Frente Popular para la Liberación de Saguia el-Hamra y de Río de Oro (Frente POLISARIO), un movimento di liberazione del popolo saharawi, nato dalla fusione fra arabi e berberi. Quando gli Accordi di Madrid del 1975 divisero il territorio tra il Marocco e la Mauritania, trasferendo le responsabilità amministrative della Spagna ai due paesi, scoppiò un conflitto armato tra il Fronte POLISARIO da un lato e il Marocco e la Mauritania dall’altro. Nel novembre del 1975 una grande mobilitazione pacifica di massa, denominata Marcia Verde, organizzata dal re del Marocco Hassan II portò 350.000 cittadini marocchini disarmati ad attraversare il confine per entrare nel Sahara occidentale, con l'obiettivo di costringere la Spagna a lasciare il territorio e ribadire la sovranità marocchina sulla regione. La Mauritania ritirò le proprie rivendicazioni sulla propria porzione di territorio nel 1979, firmando un accordo con il Fronte POLISARIO. Il Marocco ha successivamente assunto l’amministrazione delle parti del territorio lasciate libere dalla Mauritania.

Le Nazioni Unite cercano una soluzione per il Sahara occidentale sin dal ritiro della Spagna nel 1976. Nel 1979 anche l’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA) si è attivata nella ricerca di una soluzione pacifica del conflitto.

Il 29 aprile 1991, il Consiglio di Sicurezza, con la risoluzione 690 (1991), ha deciso di istituire la Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale (MINURSO). Il referendum avrebbe dovuto tenersi nel gennaio 1992. Tuttavia, alla luce delle profonde divergenze tra le parti, non è stato possibile procedere secondo il calendario originario e il referendum non si è mai tenuto.

A partire dal dispiegamento della MINURSO nel settembre 1991, il cessate il fuoco è stato generalmente rispettato fino al novembre 2020, quando il Fronte POLISARIO ha annunciato il proprio ritiro dall’accordo e ha dichiarato di voler riprendere la lotta armata per raggiungere i propri obiettivi, oltre a proseguire l’impegno diplomatico e giuridico a sostegno della propria causa.

Nei mesi di gennaio e febbraio 2021, il gruppo ha condotto incursioni in stile commando contro il Berm, Non ha effettuato ulteriori incursioni, ma la sua artiglieria continua a sparare contro le forze marocchine trincerate lungo il Berm. Il Marocco ha risposto anche con l’uso di droni grazie a una cooperazione militare con Israele che si è fatta più intensa dopo l’adesione di Rabat agli Accordi di Abramo nel 2020.

Forte anche del sostegno di Donald Trump, il Marocco prevede per il Sahara Occidentale la concessione di un’autonomia sotto la propria sovranità. Per il popolo saharawi,da decenni ospitato a Tindouf, in Algeria, il sogno dell’indipendenza sembra ormai tramontato.