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“In qualità di comandante in capo, è per me un grande onore annunciare che ho approvato un piano che prevede l'avvio da parte della Marina Militare della costruzione di due nuovissime navi da guerra di grandi dimensioni, le più grandi mai costruite finora”. Così Donald Trump ieri, non alla Casa Bianca o in una base della Marina, ma nel suo golf club di Mar-a-Lago, novella Versailles di un presidente che ormai si crede un sovrano.
Ma la scelta del luogo è solo un dettaglio. La notizia è che la nuova classe di navi da guerra (“le più veloci, le più grandi e, di gran lunga, 100 volte più potenti di qualsiasi corazzata mai costruita”) prenderanno il nome del presidente americano. Saranno navi della “classe Trump” e il presidente ha assicurato che si prenderà cura direttamente dell’ “estetica” di queste micidiali macchine da guerra.
L’annuncio è arrivato poche ore dopo un’altra decisione di Trump che ha creato scalpore: la nomina di Jeff Landry, attuale governatore della Louisiana, come inviato speciale per la Groenlandia, con l'obiettivo di portare la regione sotto il controllo di Washington.
“Ci eravamo illusi che Trump si fosse dimenticato della Groenlandia, invece no”, ha commentato amaramente sul quotidiano danese Politiken (la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca da oltre 600 anni, ma ha ottenuto una sostanziale autonomia nel 1979). A Trump hanno risposto a muso duro anche esponenti delle istituzioni danesi e groenlandesi."La Groenlandia appartiene ai groenlandesi e gli Stati Uniti non se ne approprieranno”, hanno dichiarato in una nota congiunta la prima ministra danese, Mette Frederiksen, e il suo omologo groenlandese, Jens-Frederik Nielsen.
Parole che avranno lasciato Trump abbastanza indifferente, dal momento che egli ha ripetutamente invocato la sovranità degli Stati Uniti sulla Groenlandia, non escludendo l'uso della forza militare per prenderne il controllo.
In questa vicenda, poi, colpisce un dettaglio: l’inviato speciale per la Groenlandia nominato da Trump è il governatore di uno stato che gli Stati Uniti comprarono dalla Francia nel 1806. La Louisiana prende il nome dal Re di Francia Luigi XIV, al quale gli esploratori francesi dedicarono il territorio.
Queste decisioni di Trump e in generale la sua postura lo stanno imponendo come un sovrano che può decidere tutto in casa propria e nel resto del mondo. “Nel suo primo anno di mandato, Trump ha sfacciatamente adottato gli ornamenti della regalità, proprio come ha affermato il suo potere praticamente illimitato di trasformare il governo e la società americana a suo piacimento”, ha scritto due giorni fa sul New York Times il giornalista Peter Baker, il corrispondente capo dalla Casa Bianca che ha seguito gli ultimi sei mandati presidenziali. “A quasi 250 anni dalla rivolta dei coloni americani contro il loro re, questo è probabilmente il momento in cui il Paese si è avvicinato di più, in un periodo di pace generale, all’autorità centralizzata di un monarca”, aggiunge Baker.
Per Baker, “Trump non si trattiene più, né viene trattenuto, come nel primo mandato. Trump 2.0 è Trump 1.0 scatenato. Le rifiniture dorate nello Studio Ovale, la demolizione dell’ala est per sostituirla con un’enorme sala da ballo, l’affissione del suo nome e del suo volto sugli edifici governativi e ora anche sul John F. Kennedy Center for the Performing Arts, la designazione del suo compleanno come festa con ingresso gratuito nei parchi nazionali: tutto questo parla di un ingrandimento personale e di un accumulo di potere con una scarsa resistenza da parte del Congresso o della Corte Suprema”.
“Ora Trump sta usando il suo potere esecutivo in modo molto aggressivo”, ha riconosciuto in una intervista al Corriere della Sera il giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito.
E ancora non sappiamo che cosa avrà in programma Re Trump per le celebrazioni dei 250 anni della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti, previste per il 4 luglio del 2026. Trump ha già messo al lavoro una task force e c’è da stare certi che vorrà dire la sua parola su tutto.




