Il tardo pomeriggio di domenica 20 settembre, appena quindi minuti dopo l’uscita delle prime proiezioni sul voto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha deciso di metterci la faccia. Una faccia cupa, con la quale davanti alle telecamere, ha dovuto prendere atto del tracollo del suo partito, la CDU. La forza politica che in passato ha avuto leader come Konrad Adenauer, Helmut Kohl e Angela Merkel.

I conservatori di Merz hanno ottenuto solo il 4,9% dei voti nello stato nord-orientale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Sotto la soglia del 5% la CDU non entrerà nel parlamento regionale. Si tratta del peggior risultato mai registrato dal partito in qualsiasi elezione regionale nella storia postbellica della Germania. Il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), già trionfatore due settimane fa in Sassonia-Anhalt, ha raddoppiato la propria quota di voti ed è diventato il primo partito nell'ex Land della Germania dell’Est.

La CDU esce sconfitta anche nelle elezioni della città-stato di Berlino, dove il primo partito diventa l’estrema sinistra Die Linke, mentre AfD, pur guadagnando voti, nella capitale non riesce a sfondare e raccoglie consensi soprattuto nei quartieri orientali della metropoli.“L’Est sta diventando una terra di nessuno per la CDU”, osserva in un editoriale il quotidiano berlinese Tagesspiegel.

L'estrema destra di Alternativa per la Germania (AfD) ha vinto le elezioni regionali nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore con il 38,2% dei voti, Al secondo posto la SPD con il 35,5%, seguita dalla sinistra radicale di Die Linke (6,5%) e dai Verdi (5,7%). CDU e l’alleanza BSW restano sotto il 5% e non entrano nel parlamento regionale. La tenuta della SPD si deve soprattutto alla popolarità della leader locale del partito,Manuela Schwesig, la quale in campagna elettorale ha usato lo slogan “Frau statt Blau”, una donna invece del blu (il colore di AfD).

Nonostante il primo posto l'AfD resta isolata da tutte le altre forze politiche e appare destinata a rimanere all’opposizione. Sembra scontata la formazione di una maggioranza rosso-rosso-verde, con SPD, Linke e Verdi. Tuttavia uno dei leader dell'AfD, Tino Chrupalla, si è detto disponibile al dialogo nonostante la mancanza di partner di coalizione disposti a collaborare.

A Berlino quella di Die Linke era una vittoria ampiamente prevista dai sondaggi. Il Partito della Sinistra è nettamente in vantaggio sul partito di governo CDU con il 25,7%, che ha raggiunto solo il 18,8%. Per Elif Eralp, la candidata di punta di Die Linke, questo si traduce in un chiaro mandato di governo e così Berlino presto potrebbe avere una sindaca nata in Germania (a Monaco di Baviera), ma con genitori turchi (fuggiti dal loro paese natale nel 1980). "Care berlinesi e berlinesi, da oggi cambiamo la nostra città. Abbiamo scritto una pagina di storia. E il segnale dell'amore e della giustizia hanno vinto sull’odio”, ha detto la leader nel discorso della vittoria.

Eralp, 45 anni, avvocata, ha messo al centro della sua campagna elettorale la crisi abitativa della capitale. Ha chiesto una regolamentazione più rigida degli affitti, più edilizia sociale e ulteriori passi verso la trasformazione dei grandi portafogli immobiliari in proprietà pubblica. Ora a Berlino la maggioranza più probabile sarà quella fra Sinistra-SPD e Verdi, ma anche una eventuale alleanza CDU-SPD e Verdi avrebbe i numeri per governare. Questa seconda ipotesi potrebbe diventare praticabile nel caso la SPD dovesse ritenere troppo radicale il programma di Die Linke.

Nel suo discorso di domenica sera, Merz ha parlato apertamente di “disastro”, ma non sembra disposto a farsi da parte. "Mi assumo la responsabilità, vorrei portare avanti il Paese”, ha detto Merz.

“Le riforme devono essere attuate”, ha affermato Merz, aggiungendo: “Ciò che occorre fare richiede determinazione, costanza e pazienza. Lo dimostrerò in qualità di leader della CDU e, soprattutto, come cancelliere del nostro Paese”.

Ma Merz al momento è il cancelliere tedesco più impopolare dell’era moderna e nella CDU cresce l’insofferenza per un leader ormai considerato perdente. Come scrive oggi il Financial Times: “L'insegnamento che ci viene dal resto d'Europa è che, nella politica odierna, una volta che si diventa profondamente impopolari — come il presidente francese Emmanuel Macron o l'ex primo ministro britannico Sir Keir Starmer — è quasi impossibile risalire la china”.